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Papa Francesco e Medjugorje

Brano tratto dalla newsletter dell’associazione di Suor Emmanuel “Enfants de Medjugorje” ( www.enfantsdemedjugorje.fre-mail gospa.fr@gmail.com ), in cui vengono riassunti alcuni punti riguardanti la posizione del nostro attuale papa nei riguardi di Medjugorje, basati su esperienze di quand’era Cardinale:

– Da anni, l’arcivescovo di Buenos Aires seguiva da vicino gli avvenimenti di Medjugorje. Ci aggiungeva la fede e non si esimeva dall’esprimersi. L’arcivescovo Emilio Ognenovich dichiarò, nel 2006, il Cardinal Bergoglio è stato molto contento quando gli ho detto che partivo per Medjugorje.

 – E’ lui che ha accolto il Padre Jozo Zovko quando è andato in missione in Argentina.

 – E’ lui che ha accolto il Padre Danko l’anno scorso in Argentina. (Il Padre Danko è un francescano della parrocchia di Medjugorje, ben conosciuto dai pellegrini)

 – E’ lui che ha permesso ad Ivan di continuare i suoi incontri di preghiera a Buenos Aires

 – Una delle sue prime iniziative, il giorno dopo la sua elezione, è stata di consacrare a Maria Santissima il suo pontificato. Si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore alle 8.00 di mattina, portando una corona di fiori alla Vergine e pregando silenziosamente davanti alla icona di Maria “Salvezza del popolo romano”. La Gospa non ci ha forse chiesto a Medjugorje di iniziare sempre il nostro lavoro con la preghiera e terminandolo con il ringraziamento?

 – Da tre anni il suo confessore era un francescano bosniaco, il Padre Ostojic!. Prima di ciò, per 30 anni aveva come confessore il Padre Nikola Mihaljevic, un gesuita croato (recentemente scomparso)

 – Tutti i miei amici di Buenos Aires che hanno avuto a che fare con lui, sono esultanti per questa elezione, perché ha sempre preso decisioni giuste a favore di Cristo , con coraggio, senza temere di farsi attaccare per tutta risposta! Ha sofferto Per Cristo.

 – Infine, è lui che prenderà visione delle conclusioni alle quali è giunta la Commissione vaticana su Medjugorje, quando il papa emerito Benedetto XVI gli passerà la pratica. Preghiamo perché il contenuto delle conclusioni sia pubblicato al più presto.

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Papa Francesco: incontro con i giornalisti

CITTA’ DEL VATICANO – «Un ringraziamento speciale rivolgo a voi per il qualificato servizio dei giorni scorsi»: così Papa ha aperto l’incontro di oggi – la sua prima udienza pubblica – con i giornalisti, che lo hanno accolto nell’Aula Paolo VI con un’ovazione. Poi ha esclamato con un sorriso: «In questi giorni avete lavorato, eh? Avete lavorato!» strappando ai presenti una risata collettiva. I giornalisti presenti erano circa seimila, molti accompagnati dai familiari. L’incontro, sottolineato da grandi applausi al Papa, ha avuto vari momenti di informalità. Al momento del “baciamano” con una rappresentanza di giornalisti, con alcuni di loro Bergoglio ha scambiato anche calorosi abbracci, battute, pacche sulle spalle.

«Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!» ha detto Papa Francesco parlando della scelta del suo nome, ispirato al santo di Assisi.

Ecco perché ha scelto il nome Francesco. «Molti mi hanno detto ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore – ha detto Il Papa – oppure Clemente per vendicarsi di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù». Bergoglio ha però ribadito di essersi ispirato a Francesco d’Assisi per volere una «Chiesa povera tra i poveri».

«Appena eletto Hummes mi disse: non dimenticare i poveri». Papa Francesco ha rivelato alcuni momenti del momento dell’elezione durante il Conclave. «Avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo – ha raccontato – e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, Claudio Hummes, un grande amico. Quando la cosa è divenuta un po’ pericolosa lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l’applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: “non ti dimenticare dei poveri”. Quella parola è entrata qui – ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo – i poveri, i poveri. Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d’Assisi».

«La Chiesa esiste per comunicare verità, bontà, bellezza».
«La Chiesa esiste per comunicare questo: la verità, la bontà e la bellezza in persona. Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale».

«La Chiesa non ha una natura politica, ma spirituale».
 «La Chiesa – ha detto il Papa – pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio. Il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa cattolica opera».

La benedizione ai giornalisti: «Vi voglio tanto bene». «Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto – ha detto il Papa concludendo il suo discorso ai giornalisti – E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutti, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuno delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione».

«Tra voi molti atei, vi benedico con rispetto e in silenzio».«Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione – ha detto il Papa in lingua spagnola – Molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti. Di cuore imparto questa benedizione, nel silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica». Lo ha detto il Papa in spagnolo al termine dell’udienza ai giornalisti.

La carezza al cane labrador. Il Papa, ricevendo una rappresentanza di giornalisti, ha accarezzato il cane labrador che accompagnava un operatore dell’informazione non vedente, Alessandro Forlani del giornale radio. A differenza del feroce lupo di Assisi, che San Francesco riuscì ad ammansire, il labrador è stato esemplare per il comportamento, paziente e disciplinato lungo tutta la fila.

Tratto da: Il Messaggero

Il discorso integrale del papa ai giornalisti

Il papa racconta simpaticamente ai giornalisti come ha scelto il suo nome, Francesco


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