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Segreti, profezie e fine del mondo?

Sempre di più, ultimamente, si sente parlare di profezie, apparizioni, segreti, inerenti -secondo la maggioranza- ad alcune ormai imminenti catastrofi e alla successiva fine del mondo, con il ritorno del Signore e il Giudizio. Ma è davvero così o ci troviamo davanti all’ennesima “voce” fasulla, sulla scia della profezia dei Maya, tanto temuta dai profani.

Anche il mondo cattolico non è estraneo a queste profezie: pensiamo ai segreti di Fatima, ai 10 segreti di Medjugorje, alle visioni della Beata Katharina Emmerick e via dicendo. Ma proviamo ad analizzarle più da vicino, per cercare di capire meglio i tempi che stiamo vivendo e quelli che ci accingiamo a vivere.

A Fatima la Vergine Maria lasciò tre segreti ai pastorelli: il primo mostrava l’Inferno, il secondo preannunciava il secondo conflitto mondiale e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria; il terzo invece preannuncia un tempo difficile per la Chiesa ed è quello che ancora deve concludersi (la Madonna stessa in un’apparizione a Medjugorje ha rivelato che i 10 segreti di Medjugorje  porteranno a termine ciò che ha iniziato a Fatima), il testo è il seguente:

«Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.»

Persecuzioni della Chiesa e al Santo Padre quindi, il quale addirittura soccombe nelle mani dei nemici della Chiesa. Vi è però anche una lieve luce di speranza finale: gli angeli che irrigano le anime con il sangue purificatore dei martiri.

A Medjugorje la Madonna ha rivelato ai Veggenti 10 segreti: i primi tre sarebbero ammonimenti per l’umanità,inviti alla conversione, il terzo in particolare sarà un segno meraviglioso che la Madonna lascerà sulla collina delle apparizioni, un segno visibile da tutti e per sempre, che si vede che è opera di Dio. I successivi segreti riguardano avvenimenti negativi che si sussegueranno sulla Terra. Saranno avvenimenti terribili, gli stessi veggenti non hanno saputo trattenere le lacrime nel momento in cui la Madonna li ha rivelati. Ma la Madonna ha specificato che dopo questi tempi di prova per la Chiesa e per l’umanità verrà una nuova primavera.

Non parla dunque di fine del mondo, ma di un periodo di prova, seguito da un periodo di pace, da una nuova primavera per la fede. 

Sempre a Medjugorje la Madonna ha affermato che i tempi in cui viviamo sono i tempi di Satana, ma che il periodo del suo dominio e della sua persecuzione alla Chiesa si sta per concludere.

“Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si e’ presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: Non la distruggerai! Questo secolo in cui vivete e’ sotto il potere di Satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta!” (Messaggio del 14 aprile 1982)

Su questo evento, ovvero la concessione da parte di Dio a Satana di “regnare” per cento anni (ma anche la promessa che egli non distruggerà la Chiesa), vi sono altre testimonianze:

Nel 1884 Papa Leone XIII, mentre celebrava la Messa, ebbe una visione che riguardava il futuro della Chiesa. Si trattava di un dialogo tra Nostro Signore e Satana nel quale quest’ultimo affermava con orgoglio di poter distruggere la Chiesa e chiedeva 75 o 100 anni e un maggior potere su coloro che si mettevano al suo servizio. Gesù acconsentì alle richieste di Satana e gli concesse circa un secolo durante il quale avrebbe avuto libertà di esercitare pienamente il potere che chiedeva. (13 Ottobre 1884, Visione di Papa Leone XIII)

“Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene…Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina.” (XIX secolo, profezia della Beata Anna Caterina Emmerick)

Io vidi intorno alla Chiesa di Pietro una enorme quantità di persone, alcune occupate a distruggerla e molte altre, invece, a ripristinarla.Vidi il Papa in preghiera circondato da falsi amici, i quali spesso agivano in contrasto alle sue disposizioni.[…] vidi come tanti religiosi avevano contribuito all’opera di distruzione, senza che ciò apparisse pubblicamente […] Fui resa consapevole che i cristiani intesi nel senso vero della parola non esistono più. Restai molto addolorata nell’apprendere questa realtà. […] Io vidi nuovi martiri, non di adesso, bensì del futuro […] Sentii che Lucifero sarà liberato e gli verranno tolte le catene, cinquanta o sessant’anni prima degli anni 2000 dopo Cristo, per un certo tempo. […] Quando la Chiesa fu quasi del tutto caduta in rovina, e ormai restavano solo il coro e l’altare, i demolitori entrarono con la bestia nella Chiesa ma Si trovaror di fronte ad una donna grande e maestosa. Essa si muoveva come un corpo benedetto, camminava molto lentamente, i nemici ne ebbero molto timore, la bestia si fermò e tese la sua gola verso la donna, come se volesse inghiottirla. Ma appena la donna la guardò, e fece per andarle incontro, la bestia fuggì nel mare e i nemici scapparono confusi. […] Allora i nemici della Chiesa, per sfuggire, presero a muoversi nelle più diverse direzioni senza che ne avessero la coscienza, ed erano molto confusi. Non sapevano cosa facevano, e neppure cosa avrebbero dovuto fare, e perciò correvano l’uno contro l’altro, cozzandosi a vicenda nel parapiglia. Quando poi, finalmente, furono serrati tutti insieme dai “gruppi della Fede”, li vidi rinunciare al loro lavoro distruttivo della Chiesa e sparpagliarsi. La Chiesa aveva ripreso il suo magnifico splendore. Fin dai confini del mondo la gente di buona voloflt, di tutte le condizioni e della terra intera, aveva formato un’immane catena umana per passarsi ad una ad una le pietre per ricostruirla. Vidi ancora tanti uomini cattivi e altri che sarebbero divenuti martiri per Gesù. La Chiesa fu del tutto ricostruita in breve tempo. (Visioni della Beata Emmerick)

Insomma, ciò che accomuna tantissime visioni e rivelazioni è la corruzione della Chiesa -corruzione che verrà non solo da persecuzioni esterne ma anche dal di dentro tramite religiosi tiepidi e freddi- e un tempo di prova per l’umanità (segnata da persecuzioni, guerre, carestie, catastrofi naturali), segni della furia del demonio che, liberato dalle catene, tenta di distruggere la Chiesa di Dio; il papa in particolare sarà colpito dai suoi nemici e martirizzato, ma dopo tutto questo si aprirà una nuova epoca di pace e di risveglio della fede, in la Chiesa sarà pura e più bella di prima.

Vi sono ancora tantissime altre testimonianze che però non riporterò qui (non finirei più!), mi sono limitata a riportare alcune tra le apparizioni riconosciute dalla Chiesa. Se siete interessati vi invito a visitare i seguenti siti, dai quali ho tratto alcune delle informazioni:

– http://profezie3m.altervista.org/ptm_c2-1.htm

– http://profezie3m.altervista.org/ptm_c31d.htm#Medjugorje, Jugoslavia

Vi sono molti altri siti in cui potersi informare, ma vorrei invitarvi alla prudenza. Non tutti coloro che dicono di avere apparizioni o messaggi dal Cielo  sono attendibili, sappiamo bene che il maligno è sempre pronto a mascherarsi da Dio o da Madonna e indurre in inganno gli uomini, senza che essi se ne accorgano, usando astuzie sottilissimi e apparentemente innocenti!

Concludo sottolineando che, ora come ora, per noi è impossibile capire nei dettagli cosa avverrà in futuro, ogni messaggio dal Cielo non ci dirà ogni cosa nei dettagli, ed è inutile tentare di farsi teorie precise sul futuro. Ogni persona che pensa di aver raggiunto una sua qualche verità con una teoria da lui inventata, è a prescindere in errore. Ciò che spetta a noi è essere grati di quanto il Cielo ci concede di sapere, al fine di prepararci a questi tempi difficili e soprattutto impegnarci nella nostra conversione personale e nella preghiera, come da anni ci chiede di fare la Madonna a Medjugorje. Non dobbiamo avere paura del futuro e di quanto sta per accadere, in quanto, come ha detto Maria a Medjugorje, Dio proteggerà chi lo ama e si prenderà cura dei suoi figli. Dopo il periodo di grande prova e purificazione della Chiesa, il Cuore Immacolato di Maria trionferà e l’umanità collaborerà insieme per costruire una Chiesa ancora più bella di prima.

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Maria Ausiliatrice

Il 24 Maggio si celebra la ricorrenza di “Maria aiuto dei cristiani” istituita da San Pio V dopo la battaglia di Lepanto e il cui culto è stato diffuso da S. Giovanni Bosco col titolo di “Maria Ausiliatrice”.
Secondo il sogno delle due colonne di S. Giovanni Bosco, saranno la Madonna e il Papa a guidare la Chiesa alla vittoria nell’attuale battaglia contro il secolarismo.

“Figuratevi – disse – di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.
A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.
In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: “AUXILIUM CHRISTIANORUM; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: “SALUS CREDENTIUM”.
Il comandante supremo della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tenere consiglio [Concilio Vatic.I?] e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.
Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa.
Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.
Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano.
Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie.
A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio.
Senonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio.
Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra ancora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.
Allora succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne. Nel mare ora regna una grande calma “.

Sono questi i tempi in cui siamo chiamati in modo speciale a testimoniare, a difendere e a diffondere la fede, con i due condottieri celesti: La Madonna e il Papa.

Fonte: www.radiomaria.it


Banneux

BANNEUX: LA VERGINE DEI POVERI

 

Banneux
Banneux è un piccolo villaggio delle Ardenne, distante una ventina di chilometri da Liegi, in Belgio, il cui nome significa "luogo banale" per via di un privilegio – detto appunto di banalità – goduto dagli abitanti di quella zona così povera, ai quali era concesso l’uso gratuito del bosco per la raccolta della legna e i prati per il pascolo delle mandrie. Non a caso, un luogo "banale" è stato scelto dalla Provvidenza per concedere doni straordinari, ben più duraturi dei privilegi materiali. Al nome Banneux, dopo la prima guerra mondiale, venne aggiunto anche Notre-Dame, in segno di gratitudine e di riconoscenza alla Vergine, non per le apparizioni (che allora non erano ancora avvenute) ma per la materna protezione con la quale aveva preservato il paese dai bombardamenti, a differenza di quanto era toccato ai comuni vicini.


Domenica 15 gennaio 1933
È sera e nel piccolo villaggio di Banneux tutto è tranquillo: la notte sta per scendere e avvolgere nel silenzio quell’angolo di mondo; tra poco, anche gli ultimi doveri della giornata troveranno una sosta nel sonno, prima di ricominciare una nuova settimana di lavoro. A La Fange, il buio è reso ancora più cupo e intenso dal sibilo del vento che fa eco tra le fronde degli abeti carichi di neve; nessuno può immaginare che proprio lì, alla periferia del paese, stanno per accadere fatti straordinari. In casa Beco, la lucerna è ancora accesa: in cucina, mamma Louise sta cullando l’ultima nata, Marie-Louise, mentre papà Julien nella camera accanto si è addormentato vestito, vicino alla piccola Simone; Alphonse e André sono già coricati in una camera al piano superiore, invece Mariette, la maggiore di sette fratelli è a pian terreno con la mamma e, mentre aspetta che rientri Julien di dieci anni, accudisce il fratellino René che è malato. Mariette è seduta su una panca, vicino alla finestra e di tanto in tanto scosta la tendina nella speranza di intravedere Julien: forse è un po’ preoccupata, dal momento che il ragazzo è uscito in mattinata per andare a pranzo dal parroco, sono quasi le 19 e non è ancora rientrato. Mentre per un’altra volta punta gli occhi nell’oscurità, Mariette vede un bagliore e guardando bene, riconosce nel giardino una figura luminosa: una Bella Signora vestita di un abito lungo bianco, con una cintura celeste ai fianchi che ferma, in piedi, la guarda e le sorride. Meravigliata e sbalordita, non sapendo cosa pensare, immagina sia il riflesso, nel vetro della finestra, della lampada a petrolio appoggiata sul tavolo; allora la prende, la porta immediatamente nella stanza accanto e si affaccia di nuovo. La visione è sempre lì, più nitida che mai, col capo leggermente curvato a sinistra e le mani giunte, inclinate verso il basso. Con l’emozione che cresce, Mariette racconta alla mamma ciò che vede in giardino e, nonostante si senta rispondere che sono sciocchezze quelle che va dicendo, insiste per essere creduta. La mamma è stanca dopo una giornata faticosa, ma non riuscendo a calmare la bambina nemmeno deridendola e dicendole con tono ironico che potrebbe aver visto la Madonna in persona, cede alle sue richieste e finalmente guarda dal vetro, mettendosi nella stessa posizione in cui si trovava sua figlia: strabiliata, anche lei vede una sagoma umana bianca; ma, dopo qualche istante, intimorita e credendola una visione malefica, lascia cadere il lembo della tenda e torna alla culla di Marie-Louise. Intanto Mariette continua a fissare l’apparizione, senza paura. Prende una corona di rosario che aveva trovato qualche tempo prima sulla strada per Tancrémont e comincia a pregarla. Dopo qualche decina di Ave, nota che la Bella Signora muove le labbra, come se stesse pregando con lei, ma non ne ode la voce. Vede invece che con l’indice della mano destra le fa cenno di avvicinarsi, di seguirla e la bambina, subito, lascia la finestra per chiedere alla mamma il permesso di uscire. Sono le 19, è buio, fa freddo e col terrore che siano stregonerie, mamma Louise non solo vieta alla figlia di andare in giardino, ma con decisione che non ammette repliche chiude la porta d’ingresso a chiave. A Mariette non resta che ritornare alla finestra, però nel frattempo la Bella Signora è sparita lasciandole nel cuore un grande desiderio di rivederla. Come fare? Per un po’ continua a pregare, poi, vedendo disattesa la sua speranza, si rassegna in silenzio. Al ritorno di Julien i commenti sull’apparizione sono terminati e sebbene il ragazzo si giustifichi spiegando che è stato in gita con altri amici e con il cappellano all’oratorio di Polleur riceve ugualmente una sgridata. La giornata è conclusa e solamente l’indomani la bambina racconterà al babbo l’accaduto. Papà Julien, operaio onesto e lavoratore, di poche parole, dedito alla sua numerosa famiglia, le risponde secco che sono tutte fantasticherie, anzi, con decisione le domanda se forse non stia rincretinendo, sebbene dentro di sé debba riconoscere che Mariette non ha mai mentito. Nonostante siano accadute cose insolite, è lunedì, quindi Mariette e altri due fratelli si preparano per andare a scuola. Durante l’intervallo, giocando con l’amica Joséphine, le confida di aver visto la Vergine nel suo giardino; alla derisione da parte della compagna, risponde mettendosi a piangere. Conoscendo il forte carattere di Mariette, capace persino di battersi con i ragazzi più grandi (i quali, dopo aver ricevuto da lei una lezione adeguata, la temevano e non osavano più contraddirla), Joséphine rimane molto colpita da questo comportamento e subito si ricrede, assumendo un atteggiamento rispettoso, chiedendole di descriverle la Bella Signora e suggerendole di parlarne al cappellano. Al ritorno da scuola le bambine si fermano da don Jamin: Joséphine doveva restituire un libro della biblioteca e ne approfitta per confidare al sacerdote la grande novità, ma alla notizia il cappellano si mostra scettico. Proseguendo la strada verso casa, l’amica lo riferisce a Mariette che, per la seconda volta nella giornata ricomincia a piangere a dirotto, picchiando i piedi per terra, gridando addolorata che sa bene lei cosa ha visto e che ne è proprio sicura. Mariette non ha dubbi: è certa di aver visto la Vergine e, ansiosa di rivederla, comincia a domandarsi cosa fare per migliorarsi; si prefigge di diventare "più degna" impegnandosi in alcuni propositi: ritorna a frequentare il catechismo, partecipa alla santa Messa e si riavvicina al sacerdote col quale i rapporti sono da tempo pessimi. Nella sua semplicità, questa ragazzina schietta intuisce che per piacere alla Madonna deve riavvicinarsi alla Chiesa e non aspetta oltre: stabilisce un programma e da subito si impegna. Così impara la lezione di catechismo e l’indomani mattina, terminata la santa Messa delle 7.30, lo dimostra rispondendo bene alle domande. Don Jamin rimane stupito nel rivederla dopo tre mesi di assenza e quando tutti i compagni sono usciti dalla chiesa, la trattiene per incoraggiarla a continuare e per sapere direttamente da lei cosa ha visto la domenica sera. Mariette si limita a rispondere brevemente alle domande che le vengono poste, come se aver visto la Madonna fosse la cosa più naturale del mondo. La sua voce sicura e l’atteggiamento innocente fanno intuire al sacerdote che la bambina non mente, tuttavia lui non lascia trapelare un suo giudizio, limitandosi a suggerirle di amare la Vergine e di parlare di quanto lei ha visto solo con i suoi genitori. Nel frattempo papà Julien non smette di pensare al racconto della figlia: lui non ha visto nulla, è vero, ma la sua rettitudine non gli permette di sottovalutare l’accaduto, così decide di fare degli esperimenti in giardino prima con la lampada accesa, poi con dell’acqua versata sul punto dell’apparizione (e rapidamente congelatasi per il freddo intenso), al fine di capire se Mariette non abbia avuto un abbaglio. Ogni ipotesi viene esclusa; rimane solo da credere alla bambina, stando a vedere come evolveranno i fatti, che in questo momento lo potrebbero mettere in ridicolo agli occhi dei suoi compagni di lavoro e dei compaesani.

Mercoledì 18 gennaio 1933
La giornata volge al termine, la cena è consumata e come sempre Mariette riordina la cucina. Sono circa le 19 quando, senza dire nulla, esce. E’ incredibile questo! Dove ha trovato il coraggio per vincere la sua paura a tutti conosciuta? Il babbo, stupito nel non vederla rientrare subito, la segue e la trova inginocchiata sul bordo del sentiero che dall’ingresso di casa porta al confine del giardino, davanti al punto in cui la domenica sera si era fermata l’apparizione. Con la determinazione di chi vuole scoprire la "causa" delle improvvise stranezze della propria figlia, papà Julien cerca in ogni angolo, fa il giro della casa, fruga tra i cespugli della siepe, rientra dal cancello, urta e rovescia un secchio, sbatte la porta d’ingresso facendola cigolare e, non trovando niente di strano, preoccupato grida alla bambina che se continua così, certo diventerà stupida. Mariette è ancora nella stessa posizione e prega a voce bassa il rosario come non si fosse accorta di nulla, incurante del freddo intenso (-12°) e del buio. Disarmato dal comportamento della bambina, l’uomo inforca la bicicletta e si reca ad avvisare il cappellano, perché trattandosi di un fenomeno religioso ritiene sia materia di sua competenza. Don Jamin non è ancora rientrato e l’incredulità scettica della perpetua non frena il signor Beco che decide di interpellare un suo vicino di casa, Michel Charlesèche, stimato da tutti per la sua saggezza; questi, insieme al figlio Henrie di undici anni, si incammina verso La Fange. Nel frattempo è accaduto qualcosa: mentre Mariette recitava le Ave, improvvisamente ha teso le braccia verso l’alto, guardando estasiata in cielo; fra le cime di due grandi abeti c’è una piccola figura luminosa che man mano le si avvicina diventa sempre più nitida fino a fermarsi a qualche passo da lei. È la stessa visione di domenica, in grandezza naturale, posata su una specie di nuvola di fumo grigiastra, elevata da terra una trentina di centimetri; ha il viso sorridente e dolce che le comunica bontà e tenerezza. Tiene le mani rivolte in alto ed è luminosa, bella e splendente come il sole; sul capo, sopra il velo bianco e lungo, ha un’ aureola di luce dalla quale si staccano raggi più lunghi intercalati da raggi un po’ più corti e il suo abito è ancora uguale. Questa sera Marinette nota che ha il piede destro scoperto, ornato da una rosa d’oro, mentre dall’avambraccio destro le pende una corona di rosario bianca. La santa Vergine muove lentamente le labbra, come se pregasse, ma senza far udire la sua voce; poi, con un cenno dell’indice (lo stesso della volta precedente), invita la bambina a seguirla, indietreggiando posata sulla nuvoletta. Manette la segue varcando la stecconata e mentre si incammina sulla strada che porta verso Tancrémont, giunge suo padre con i Charlesèche che le chiede dove stia andando; Mariette non si ferma e senza nemmeno voltarsi risponde che "Lei la chiama" e prosegue, seguita e sorvegliata a distanza. La Vergine, dopo qualche metro, si ferma e la bimba si lascia cadere in ginocchio così pesantemente sul terreno gelato che se ne ode il tonfo, ma trascorso un istante, al cenno della Madonna, si rialza, riprende a camminare, senza rispondere ai ripetuti richiami e senza curarsi di dove mette i piedi. La Madonna continua a scivolare all’indietro senza distogliere lo sguardo dalla bambina che, a una seconda sosta, cade ancora sulle ginocchia per rialzarsi nuovamente all’invito e riprendere a camminare. A un tratto, piega bruscamente verso destra e si inginocchia al bordo di un fosso davanti a una misera sorgentella d’acqua, mentre la Bella Signora è ferma davanti a lei, al di là del rigagnolo, sopra la scarpata e le dice: «Immergi le tue mani nell’acqua». Mariette, senza esitare, obbedisce e la corona del rosario le scivola dalle dita che bagna e muove nell’acqua. I tre testimoni attratti dallo sciacquio si avvicinano e odono la bambina ripetere: «Questa sorgente è riservata per me». Allora Michel Charlesèche, sorpreso, cerca nell’oscurità verso la scarpata senza scorgere nessuno e sente ancora Mariette ripetere le parole della Vergine: «Buona sera, arrivederci». Dopo il saluto, la Bella Signora si eleva sugli abeti vicini alla fonte e si allontana guardando la piccola che la fissa fino a quando, rimpicciolita e troppo distante, scompare. Come se si risvegliasse da un sogno, la bambina stropiccia gli occhi e finalmente si incammina verso casa col babbo e i due vicini. Sono quasi le 20, l’apparizione è durata più di trentacinque minuti e alle domande, che non si fanno attendere, Mariette risponde senza farsi supplicare. Il cappellano, di ritorno da Liegi verso le 21, dopo essere stato informato da Michel Charlesèche degli avvenimenti, decide di consigliarsi con un sacerdote suo conoscente e di recarsi con lui di persona dai Beco, dai quali, dopo aver udito personalmente il racconto dei fatti, può verificare che Mariette è coricata nel suo letto al piano superiore e dorme tranquillamente. Sono passate le 22 e congedati tutti, finalmente la notte concede riposo.

mariette

Giovedì 19 gennaio 1933
La giornata scolastica si è svolta all’insegna di un saggio ginnico e Mariette ha potuto confidare a Joséphine, che ormai le crede, quanto è accaduto la sera prima. In fermento, invece, è don Jamin che apprendendo suo malgrado il ripetersi dell’apparizione, decide di seguirne l’andamento, inviando a La Fange dei testimoni di sua fiducia e avvisando il vescovo di Liegi, monsignor Louis-Joseph Kerkhofs. Verso le 19, nonostante il tempo pessimo e il freddo pungente, Mariette si copre le spalle con un vecchio cappotto ed esce accompagnata dal babbo. Come la sera precedente, allo stesso posto, si inginocchia sulla neve e comincia a recitare delle Ave a voce bassa. Dopo un paio di decine, tende le braccia ed esclama: «Oh! Eccola!». Un attimo di silenzio e le domanda: «Chi siete, mia Bella Signora?», ripetendo ad alta voce la risposta che riceve: «Io sono la Vergine dei Poveri». Come la sera prima, la Vergine è giunta dall’alto del cielo e più si avvicina, più la figura si ingrandisce, fino a raggiungere la statura naturale e fermandosi nel solito punto. Appena la Madonna comincia a muoversi in direzione della sorgente, Mariette la segue scortata da un buon numero di persone che la curiosità ha radunato a dispetto delle intemperie. Con lo sguardo fisso, puntato leggermente in alto, la bambina ripercorre il sentiero sostando inginocchiata alle stesse stazioni della sera precedente, senza accorgersi del seguito di testimoni. Alla sorgente nuovamente si inginocchia volgendo lo sguardo fisso sopra la scarpata. Tutti possono udire chiaramente una seconda domanda che Manette rivolge alla Vergine: «Bella Signora, ieri avete detto: "Questa sorgente è riservata per me". Perché per me?» e mentre termina la frase si porta una mano al petto indicando se stessa. Cogliendo l’ingenuità della bambina, il sorriso della Vergine si fa ancora più marcato e ilare, quindi le risponde: «Questa sorgente è riservata per tutte le nazioni», aggiungendo dopo una piccola pausa: «Per i malati, per dar loro sollievo». A queste parole segue il ringraziamento entusiasta di Mariette che con grande espressività dice: «Grazie, grazie». La dolce Mamma non ha ancora terminato il suo messaggio e con voce soave le confida: «Io pregherò per te» e poco dopo conclude con un «Arrivederci». A questo punto la Madonna si eleva sopra gli abeti e divenendo sempre più piccola e lontana, scompare. Tutti hanno potuto udire la voce di Mariette, sia quando ha posto le domande alla Vergine, sia quando ha ripetuto le risposte ricevute, sebbene non si sia accorta di aver parlato. Terminato il dolce incontro, continuando a stropicciarsi gli occhi, la bimba si alza e scorgendo il babbo poco lontano, gli si getta tra le braccia; intanto le persone presenti, commosse, continuano a pregare mentre si dirigono verso la casa dei Beco dove subito comincerà l’interrogatorio. Questa visione è durata circa sette minuti e da quanto afferma Mariette si possono subito notare due cose: la prima è che la bambina ripete le medesime parole che senza rendersi conto aveva pronunciato durante l’incontro con la Madonna; la seconda è che quanto dichiara è autentico, poiché di alcuni termini quali «nazioni» e «sollevare gli ammalati» lei non conosce proprio il significato; eppure questa fanciulla semplice ha risposto alla Vergine con un ringraziamento entusiasta nonostante avesse solo intuito che si trattava di qualcosa di bello dal fatto che mentre Maria le parlava non smetteva di sorriderle. Fra i presenti c’era anche il medico di famiglia, il dottor Heuse, che dopo averla attentamente esaminata ne ha confermato il perfetto stato di salute.

Venerdì 20 gennaio 1933
Mariette trascorre a letto la giornata perché durante la notte – forse per il freddo della sera prima, forse per l’emozione dello straordinario incontro – non è stata bene. In mattinata il cappellano si è recato a trovarla e volendo metterla alla prova, prima di andarsene, ha convinto i suoi genitori a vietare alla loro figlia di recarsi all’appuntamento serale con l’apparizione. Alle 18.30 Mariette è ancora coricata e dorme profondamente, ma verso le 18.45, senza che nessuno la chiami, si sveglia e si prepara per uscire. Naturalmente i suoi genitori si oppongono, spiegandole che la temperatura è rigidissima e lei è indisposta. A nulla servono le suppliche, i ragionamenti o i tentativi di convincerla, che la irritano rendendola ancora più risoluta, sostenuta anche dalla testardaggine che emerge quale componente fondamentale del suo carattere; in famiglia la conoscono bene, non c’è che arrendersi e lasciarla fare di testa sua. Seguita dal papà si inginocchia al suo solito posto e comincia a recitare sottovoce il rosario. Attorno a lei, una ventina di testimoni, partecipano alla preghiera e dopo un paio di minuti la vedono aprire le braccia e la sentono esclamare: «Oh! Eccola!»; un brevissimo silenzio e a questa espressione soggiunge: «Cosa desiderate, mia Bella Signora?». A una piccola pausa segue la risposta: «
Oh! Una piccola cappella», pronunciata con un leggero tono interrogativo. Trascorso qualche istante, Mariette si piega in avanti e cade a terra come svenuta. Subito il babbo le solleva la testa chiamandola più volte, ma la bambina non risponde. Aiutato da un vicino, papà Julien prende in braccio la figlia e la porta in casa dove, appena sdraiata su un letto, riprende immediatamente conoscenza. La mamma si è spaventata e inquieta rimprovera il marito ritenendolo responsabile di aver ceduto ai capricci di Mariette. Fortunatamente c’è il dottor Chaumont tra i presenti, la visita e trovando tutto nella norma, consiglia di lasciar tranquilla la bambina che poco dopo si addormenta. Cos’è successo? Come mai Mariette è svenuta? I fatti sono i seguenti. Mariette ha visto apparire la Vergine da lontano, come le altre volte e avvicinarsi a lei passando fra le cime dei due grandi abeti. Quando le ha chiesto cosa desiderasse, la Madonna ha risposto: «Desidererei una piccola cappella»; poi, disgiungendo le mani, girandole con le palme verso il basso, le ha imposte su di lei pur tenendole sempre vicine al petto e con la destra le ha tracciato il seguo della Croce, benedicendola. Questa volta la Vergine è rimasta in giardino, forse perché Mariette era indisposta? E’ probabile, dal momento che la visitatrice è la Mamma per eccellenza. Poi, mentre la Madonna si allontava per ritornare fra gli angeli, Mariette ha perso conoscenza. La richiesta di una cappellina è così banale e comune ad altre apparizioni, da vanificare le aspettative dei testimoni che si allontanano profondamente delusi. Fra loro c’è anche il padre di don Jamin, il cui compito è quello di riportare al figlio la cronaca dei fatti, e proprio per la pessima impressione che ne riceve, lo esorta alla massima prudenza. Viene così a mancare quel fervore che inizialmente aveva entusiasmato i curiosi, lasciando spazio all’apatia e al disinteresse che nei giorni seguenti vedranno presenti pochissime persone.

 

 

Lunga pausa di attesa
Sabato 21 gennaio Mariette non va a scuola e nel pomeriggio, spontaneamente, si reca dal cappellano; questa decisione forse è dettata dall’urgenza di fargli conoscere il desiderio della Vergine circa la cappellina. Don Jamin la interroga e prima di congedarla le dice che a suo parere, poiché la Vergine l’ha benedetta, non le riapparirà più. Interpretando che il sacerdote le parla così per diffidenza e incredulità riguardo le visite della Madonna, Mariette inizia a protestare e piangendo gli ripete che non solo lei ha visto la Vergine, ma ne ha pure udita la voce. Giunge la sera e alle 19 in punto la bambina esce; i suoi genitori, ormai persuasi della realtà delle apparizioni, nonostante il "malore" del giorno prima, non intervengono più, lasciandola libera di fare quello che si sente. Sempre inginocchiata allo stesso posto, inizia la recita del rosario; notando Mariette ancora immobile, Michel Charlesèche le chiede se non vede nulla e triste (ricordando le parole del cappellano) la piccola risponde che tutto è finito, perché la Vergine la sera prima l’ha benedetta e non verrà più. Così, mesta e addolorata, rientra in casa dove alcuni testimoni si cimentano a convincerla che invece la Madonna tornerà ancora; a nulla valgono le parole: Mariette è in preda allo sconforto e non vuole ascoltare nessuno. Questa situazione di attesa senza segni durerà fino all’11 febbraio, ma ogni sera puntuale alle 19 Mariette starà inginocchiata in giardino su un pezzo di sacco, col vecchio cappotto del papà sulle spalle e gli stivali ai piedi, lo sguardo rivolto alle cime dei due grandi abeti, al freddo gelido di quell’inverno oltremodo rigido, sotto la pioggia battente a dirotto o sferzata dal vento pungente, nel buio della sera, sempre più sola. Il quadro si ripete: dopo il primo rosario ne segue un secondo, poi un terzo, un quarto, alle volte un quinto, un sesto e anche un settimo. Poi, arrendendosi all’evidenza, rientra a casa in lacrime ripetendo ogni volta che per quella sera la Bella Signora non era ritornata. I pochi presenti che si alternano a qualche visitatore di passaggio, vedendola piangere sconsolata e incapaci di calmarla, si amareggiano e ne provano pietà. L’indomani, attraversando il paese per recarsi a scuola, immancabilmente incontra chi la deride appellandola "Bernadette" o prendendosi gioco di lei e inchinandosi con sarcasmo al suo passare. A niente serviranno gli stessi rimproveri della nonna materna e delle zie che la ritengono demente, criticando anche i suoi genitori per l’assurda libertà che le accordano. Ogni sera, giunta l’ora, sente un desiderio irresistibile ed esce nella speranza del dolce incontro.

Sabato 11 febbraio 1933
Sono le 19, Mariette è al suo solito posto in ginocchio e sta pregando il rosario, al termine del quale, con voce implorante, chiede di cominciarne un altro. È all’inizio della quinta decina, quando all’improvviso si incammina con passo sicuro sulla strada che porta alla sorgente. Con lo sguardo leggermente rivolto verso l’alto, passa davanti alle poche persone presenti senza accorgersi di loro e senza rispondere alle loro domande. Ai soliti due punti si ferma, cade inginocchiata poi si rialza. Giunta alla fonte di nuovo si inginocchia, recita una decina di Ave, immerge le mani nell’acqua e col crocifisso della corona si segna lentamente. Per qualche istante tace, poi la si sente esclamare: «Grazie! Grazie!». Dopo un breve silenzio, scoppia a piangere rifugiandosi nelle braccia del papà e camminando veloce con lui si dirige verso casa. La bambina alle prime domande non risponde: è seduta al tavolo in cucina, ha la testa appoggiata sul braccio destro ripiegato e continua a singhiozzare. Trascorrono diversi minuti, ma quando comprende che le persone ritengono opportuno lasciarla sola, chiede loro di attendere e pazientare ancora un poco. Finalmente si tranquillizza e vuole parlare col babbo, solo con lui; allora si alza per andare nella camera accanto e dirgli tutto. La porta rimane socchiusa e uno dei presenti può udire il racconto che poi Manette ripeterà. La Vergine questa sera le ha detto: «Io vengo ad alleviare la sofferenza», parole alle quali segue il doppio ringraziamento della fanciulla. Prima di andarsene la Madonna l’ha salutata così: «Arrivederci», poi si è allontanata come al solito. Il tutto è durato una decina di minuti. Anche stavolta la bambina non comprende il significato dell’espressione «soulager la souffrance» ed è il papà che glielo spiega; così rasserenata ritorna in cucina per narrare dell’apparizione e per rispondere alle domande. Al termine i testimoni propongono di recarsi con Mariette dal cappellano che, dopo aver ascoltato gli adulti, vuole fare alcune domande alla bambina. È tale la sicurezza nel cuore di Mariette che prima di congedarsi, comunica a don Jamin una decisione straordinaria: l’indomani riceverà la prima Comunione. Nel sentire questa novità, il sacerdote sbalordito si informa se sia un desiderio della Madonna e tranquillamente Mariette risponde che la Vergine non le ha suggerito proprio niente, ma che è sicura, con questa scelta, di farle molto piacere. Con fermezza don Jamin tenta di dissuaderla poiché non solo non conosce il sacramento della Riconciliazione, ma non è nemmeno ben preparata al grande incontro con Gesù, che semmai avverrà a maggio. Impassibile e fermamente decisa, Mariette semplifica tutto rispondendo che a prepararla ci penserà lui: avrà il tempo per farlo la mattina prima della santa Messa.

Mercoledì 15 febbraio 1933
Il tempo è sempre più inclemente e il freddo così rigido, che i testimoni sono ogni volta di meno. Mariette, invece, col cappotto del babbo sulle spalle è inginocchiata al solito posto in giardino e prega assorta e tranquilla un’Ave dopo l’altra. Dopo sette decine tace, alza la testa e la si sente dire chiaramente: «Santa Vergine, il cappellano mi ha detto di domandarvi un segno». Per tre minuti circa rimane immobile e silenziosa, poi riprende a pregare, senza però spettare la sequenza di Ave e Pater; la sua voce è sempre più commossa e tremula fino a quando si tramuta in pianto. A un tratto, eccola prostrarsi a terra, continuando a piangere, senza parlare. È in questo istante che interviene mamma Louise, che per la prima volta partecipa alla preghiera con la figlia, per tentare, senza riuscirci, di rialzare la bambina. Mariette non risponde. A forza, una signora la raddrizza, chiedendole perché piange e Mariette desolata replica che la Vergine è già ripartita. Vento e gelo sono così pungenti che è meglio rientrare e la piccola, seduta al tavolo, con la testa appoggiata sulle braccia incrociate, continua a singhiozzare. Nel frattempo papà Julien scende dalla camera e vedendo la sua Mariette così disperata, ne prova un immensa pena. Appena la bambina si tranquillizza, racconta che la Vergine alla richiesta di un segno risponde: «
Credete in me, io crederò in voi». Trascorso qualche istante in silenzio, la Madonna rivela a Mariette un segreto e aggiunge: «Pregate molto»; infine, mentre la bambina prosegue il secondo rosario, come al solito, la saluta con un «Arrivederci», elevandosi al di sopra degli abeti, rimpicciolendo e allontanandosi nella direzione dalla quale era arrivata. L’apparizione è durata una decina di minuti.

 

Lunedì 20 febbraio 1933
Puntualmente, da più di un mese, alle 19 Mariette esce e attende la Madonna inginocchiata al solito posto in giardino: la neve è durissima e fa corpo unico col terreno gelato; un vento implacabile e sferzante fischia nel buio silenzioso e deserto della campagna, ma la bambina immobile, prega con fervore il rosario. All’inizio della seconda corona si alza in piedi e così rimane sino al termine della quinta decina quando, improvvisamente, cade in ginocchio e sollevando leggermente le braccia, porta le mani in avanti, mentre il tono della sua voce si fa più alto ed espressivo. Trascorrono pochi istanti e Mariette si rialza, incamminandosi sul sentiero che porta alla fonte. Ai soliti punti sosta un po’, prega inginocchiata e riprende di nuovo a camminare. Giunta alla sorgente, si inginocchia al bordo del fosso e tenendo lo sguardo fisso rivolto verso l’alto prega ancora una decina di Ave, poi tace. Con la testa bassa, nascosta tra le mani, piange; la Vergine le ha detto: «
Mia cara bambina, prega molto» e prima di allontanarsi verso la cima degli abeti, l’ha salutata con un «Arrivederci». Verso le 22.30, papà Julien sale per coricarsi e trova Mariette ferma sulle ginocchia, ai piedi del letto, con la corona tra le mani, raccolta in preghiera.

 

Giovedì 2 marzo 1933
Questa sera una pioggia scrosciante imperversa su La Fange, ma, incurante, Mariette verso le 19 si prepara per uscire: ha uno scialle in testa e un sacco vuoto da mettere sotto le ginocchia. Sistemata al solito posto, inizia la preghiera, mentre una signora presente, con un ombrello, la ripara dall’acqua battente che cade a dirotto. Al piccolo gruppo di testimoni si uniscono mamma Louise con uno dei fratellini. Concluso il secondo rosario, la pioggia improvvisamente cessa, il cielo si schiarisce fino a mostrare le stelle luminose. Mariette, inamovibile, inizia la terza corona quando, alla fine della seconda decina, la sua voce cambia tono diventando più elevata ed espressiva. La bambina tende le braccia, si alza velocemente, fa un passo avanti e poi ricade in ginocchio. Un’altra rapida decina di Ave e poi silenzio, interrotto da due «Sì… sì» ai quali seguono attimi strazianti: Mariette si prostra fino a toccare per terra con la testa e così rimane pregando e singhiozzando contemporaneamente. Un uomo corre ad avvertire il babbo che si precipita fuori seguito dalla mamma. Commosso e rattristato nel vedere la sua bambina in quelle condizioni, la prende fra le braccia e la riporta in casa, adagiandola su un letto nella camera a pian terreno. Alcune signore convincono Mariette a ritornare in cucina e tenendola sulle ginocchia cercano di coccolarla, ma questa volta ci vuole molto tempo per calmarla. Intanto anche papà Julien, per l’emozione è quasi svenuto e occorre rianimarlo. Quando è possibile cominciano le domande e Mariette, riprendendo a piangere, racconta che la Madonna ha detto: «
Io sono la Madre del Salvatore Madre di Dio. Pregate molto. Addio». Dicendo «Addio» le aveva imposto le mani e benedicendola col segno della croce, come di consueto, si è allontanata. La Vergine, giunta come sempre dall’alto, questa volta non sorrideva mentre le parlava; quando poi le ha detto «Addio» il suo volto si è fatto serio e triste. Mariette è talmente sconsolata che mentre piange ripete mesta che non la rivedrà più, che la Madonna non tornerà più dal momento che le ha detto «Addio». L’apparizione è durata circa cinque minuti e appena Mariette è stata riportata in casa, una pioggia torrenziale ha ricominciato a cadere.

Banneux oggi: il santuario
Oggi Banneux è un luogo benedetto in un abetaia che palpita santità, dove la banalità è ancora di casa. Non sono certo né l’architettura e neppure il pregio delle opere d’arte a impreziosire Banneux, quanto piuttosto quell’impalpabile presenza di soprannaturale, inafferrabile con le mani, eppure tanto concreta, reale, sperimentabile. Nella povertà, nell’essenzialità, c’è una ricchezza sovrabbondante di particolari, poiché il povero pensa con amore e fa fruttare proprio con il particolare, con l’attenzione, col nulla materiale quanto il ricco compra col denaro e senza fatica dal povero. Di fianco alla modesta cappellina desiderata dalla santa Vergine c’è ancora la casa di Mariette. Tutto attorno, col passare degli anni, immerse nel verde, sono sorte delle costruzioni che fin nei dettagli comunicano semplicità e sobrietà. Nulla è lasciato al caso ed è proprio la povertà a trasformarsi in eleganza. Una caratteristica che colpisce immediatamente il pellegrino è la quantità di piccoli ambienti a disposizione per la preghiera: cappelline sparse nel bosco o piccoli locali attigui alle cappelle e alle chiese, fanno si che ci si possa isolare nel silenzio, col cuore aperto e disponibile all’ascolto. Un’atmosfera di calorosa, fraterna, sincera accoglienza incoraggia all’apertura verso i fratelli e alla disponibilità, e dopo qualche ora già si ha l’impressione di "abitare" da tanto quest’oasi spirituale. L’orologio serve a poco, perché il tempo si misura con lo stupore per la bellezza della natura, con la riflessione che lascia parlare l’anima, con l’estasi per la gratuità, con il desiderio di conversione. Tutto è aperto nel santuario, che non ha mura e cancelli; una bassa stecconata lo delimita e chiunque può entrare e uscire a suo piacimento. Gli abeti, sempre più alti, sono le sole "guardie del corpo", testimoni delle innumerevoli guarigioni del fisico e dello spirito, che da anni la bontà divina accorda a chi chiede con fede. Anche le centinaia di formelle ex-voto che rivestono le pareti di tanti luoghi sacri e testimoniano il ringraziamento di altrettanti miracolati, sono tutte della stessa fattura e hanno il medesimo formato, a sottolineare che veramente fra noi non ci sono differenze. Nel santuario c’è posto proprio per tutti e le diverse nazionalità diventano motivo di scambio vicendevole; nella celebrazione della santa Messa come nella preghiera del Rosario la sera, c’è un avvicendamento dei rappresentanti dei vari paesi, ognuno che si esprime nella sua lingua.

La cappellina delle Apparizioni

È la cappellina chiesta dalla Madonna a Mariette quando le ha domandato cosa desiderasse. Costruita in pietra locale, col tetto in ardesia per resistere alle intemperie de La Fange, è in muratura solo su tre lati e un cancello a inferriata sull’ingresso viene chiuso la sera. All’interno un piccolo altare è sovrastato dal trittico dipinto dallo zio del cappellano su indicazione di Mariette che, non trovando il disegno conforme a quanto lei aveva visto dal vero, ha costretto il pittore a rifarlo ben cinque volte. Nel tabernacolo c’è sempre presente Gesù Eucaristia, che accanto alla sua mamma attende, consola, sostiene ogni pellegrino che vi si reca. Al centro del pavimento, una lastra di marmo bianco ricorda il punto dove la fanciulla ha visto sostare la Vergine e porta inciso il cronogramma: «E’ qui che Ella venne ad aprire il suo cuore di Mamma». Inaugurata il 15 agosto 1933 alla presenza di circa 60.000 persone, nel maggio 1985 ha accolto papa Giovanni Paolo Il che vi ha sostato in preghiera.


L’edicola san Giuseppe

A poca distanza dalla cappellina delle Apparizioni eretta in onore della Madonna, si è creato uno spazio all’aperto dedicato al suo sposo; si trova dietro la casa dei Beco, dove – a ridosso del muro posteriore – è stato costruito un riparo in muratura per proteggere un altare. San Giuseppe, che sulla terra ha custodito Maria e il Bambino, continua oggi a vegliare e proteggere la Chiesa.


La cappella del santissimo Sacramento

È situata sotto il porticato che dal lato destro della cappella delle Apparizioni porta alla casa del clero, intitolata al santo Curato d’Ars. Realizzata per offrire la possibilità di esprimere la preghiera personale a Gesù Eucaristia, è il punto di ritrovo per la recita del santo rosario la sera, terminata la stagione dei pellegrinaggi. Da questo luogo si può accedere alla cappella della Croce, costituita sostanzialmente da un locale attiguo più ristretto, molto raccolto, dove troneggia una grande croce; l’esiguità dell’ambiente ne diventa il pregio, poiché favorisce la preghiera di gruppi di pochissime persone.

 

L’altare e il chiostro alla sorgente

L’acqua della sorgente oggi si versa in una vasca rotonda di cemento al centro della quale, appoggiata su un disco di pietra, c’è una stella in bronzo a cinque punte – a indicare i cinque continenti – intersecata alla base da una croce. Sul davanti, attorno alla vasca, in lettere di bronzo c’è l’invito della Vergine a Mariette: «Immergi le tue mani nell’acqua». Dietro, un muretto che porta infisse due lastre di marmo: quella a sinistra con la scritta: «Questa sorgente è riservata per me»; quella a destra con: «Per tutte le nazioni, per alleviare la sofferenza degli ammalati». In mezzo, al di sopra dello zampillo, c’è una bella statua della Madonna dei Poveri a indicare che era quello il posto che occupava, quando si fermava sulla piccola scarpata, come ha raccontato Mariette. Forse con quella posa – il busto leggermente ricurvo in avanti e le mani giunte – voleva sottintendere che il suo atteggiamento è di "veglia" sulla sua proprietà regalata a tutte le nazioni. Vicino alla sorgente, poco distante dal punto in cui si è fermata la Vergine, si vede un altare che nella bella stagione raccoglie intorno i devoti per la celebrazione della santa Messa. Il significato delle apparizioni diventa così pienamente vissuto, poiché proprio davanti alla sorgente destinata a tutte le nazioni, si rinnova il sacrificio offerto per ogni uomo venuto al mondo. Un cronogramma inciso al di sopra dell’apertura a volta dell’altare, traduce il simbolismo della fonte: «Non c’è che una sorgente: Cristo Gesù. Maria ci apre il cammino». Di fronte all’altare si trova un chiostro con la statua di san Luigi Maria Grignon de Monfort; essendo riparato, i pellegrini possono attingere l’acqua miracolosa da un rubinetto collegato alla sorgente anche in caso di cattivo tempo.


La cappella del Messaggio

Se una piccola cappella indica il luogo delle Apparizioni, una cappella molto più grande ne ricorda i messaggi affidati a Mariette. Le parole della Vergine sono riportate in francese sul muro dietro l’altare, mentre in inglese, tedesco, olandese, italiano, spagnolo e ucraino si trovano sulle lapidi che adornano le sei colonne portanti. Perfettamente in sintonia col Magnificat – il cui testo riprodotto su ceramica è collocato sulla parete a sinistra – e con le Beatitudini – incise sul basamento della statua del Cristo, detto appunto il Cristo delle Beatitudini, che si trova sul lato opposto – le parole della Madonna a Banneux continuano la lode che ha portato la sua anima piena di Spirito a proclamarsi esultante in colui che è suo Salvatore e rivelano ai beati elencati da Gesù sulla Montagna la certezza di gustare la gioia eterna promessa dall’Amore Infinito, conquistata a prezzo di quanto sulla terra è oggetto di disprezzo. Posto su un candelabro di legno, finemente intagliato e decorato, è custodito il "cero della pace", benedetto e acceso da un vescovo dello Zambia nel 1958, 25° anniversario delle apparizioni; da quel giorno il lume arde giorno e notte e in quell’occasione altri 45 ceri più piccoli, della stessa fattura, sono stati consegnati ai rappresentanti dei paesi che avevano aderito all’Unione Internazionale di Preghiera.


La cappella di Maria Mediatrice

Alla cappella del Messaggio ne è stata aggiunta un’altra, molto più piccola, dedicata a Maria Mediatrice, dove insieme con le apparizioni a Banneux, viene posto in evidenza il duplice ruolo della Vergine: ha donato Cristo al mondo, salvezza per ogni uomo e contemporaneamente conduce ciascun uomo verso Cristo, dal quale sgorga ogni grazia. Anche due dipinti graffiti vogliono confermare la mediazione di Maria riprendendo due episodi evangelici: l’Annunciazione e la visita alla cugina Elisabetta. Accanto all’altare, invece, si trova da un lato una bellissima statua in ceramica della Madonna e dall’altro un tabernacolo in metallo che porta incastonati cinque cristalli di roccia, a simboleggiare la sorgente di Acqua viva, come precisa la scritta «Fons Vitae» posta sul fondo.


La cappella degli ammalati

È di fronte alla cappella del Messaggio e si estende sul lato destro del piazzale sul quale si affaccia luminosissima grazie alle grandi vetrate ad arco. Come nella cappella del Messaggio, sono ripresi sia il motivo delle travi a vista che quello della parete che da sull’esplanade, quasi interamente a vetri. Quest’ultimo particolare consente un più immediato contatto con il luogo sacro a chi si trova all’esterno, oltre che una piacevole illuminazione naturale per tutta la giornata a chi nell’interno vi si raccoglie in preghiera. È per eccellenza il luogo riservato agli ammalati, per i quali si svolgono celebrazioni al coperto in caso di cattivo tempo, ma a ogni pellegrino è ugualmente consentito l’accesso.


L’altare maggiore

Una grande costruzione in muratura capace di ospitare decine di concelebranti, protegge l’altare maggiore chiamato anche altare del Magnificat, che si erge su una scalinata dominando il piazzale e consentendo a tutti i fedeli presenti di seguire la celebrazione. La mensa, in tema con la caratteristica di Banneux, è retta da sei colonne che formano cinque arcate e simboleggia un acquedotto, nel quale scorre l’acqua della sorgente di vita.


La cappella Maria regina dei Profeti

Sotto l’altare del Magnificat c’è una piccola cripta dedicata a Maria regina dei Profeti. Il crocifisso è stato scolpito da un artista del Burundi, mentre la Vergine è opera di un rwuandese e porta sul capo la corona della maternità, come tutte le mamme di questa nazione.


L’esplanade o grande piazzale

Nel corso degli anni il vecchio piazzale è stato trasformato e le strutture in legno sono state sostituite con quelle in muratura. Si estende dall’altare maggiore per tutta la lunghezza della cappella del Messaggio e di quella degli Ammalati che si fronteggiano rispettivamente sul lato sinistro e su quello destro, terminando in un grande spiazzo a semicerchio nel quale troviamo a destra il chiostro di san Francesco d’Assisi, mentre a sinistra c’è quello di san Bernardo. Le arcate dei due chiostri si prolungano in quelle che costeggiano le due cappelle, offrendo ai pellegrini un percorso al riparo.


La grande chiesa dei Pellegrini o Nowvelle église

Il numero dei pellegrini in continuo aumento e l’impossibilità di radunare in un ambiente coperto e sufficientemente capiente tutti gli ammalati presenti, hanno reso necessaria la costruzione di questa grande chiesa, che può accogliere ben 5.000 persone. Situata nello spiazzo dietro l’altare del Magnificat, si presenta come una grande tenda eretta ai margini del bosco. Vicino alla porta principale è incastonato nel muro un mattone della porta santa della basilica di San Pietro in Roma aperta da papa Giovanni Paolo Il in occasione dell’anno santo 1983-84. Questo mattone indica lo stretto legame che unisce Banneux alla Chiesa universale. Sulla parete di fondo sono affisse le fotografie della visita del Pontefice avvenuta nel 1985, mentre quelle laterali sono impreziosite da una bellissima Via Crucis. Il viale che conduce a questa chiesa è intitolato a Giovanni Paolo Il.


La cappella San Michele

Questa costruzione, offerta dai pellegrini tedeschi, riproduce fedelmente la cappella di Rhòndorf, in Germania, nella quale, durante la seconda guerra mondiale, non si è mai smesso di recitare ogni giorno il santo rosario per tutti i prigionieri, senza distinzione di nazionalità. La sintonia di questo gesto con le parole della Vergine è una testimonianza gradita a Banneux, dove la cappella è stata dedicata a san Michele, protettore della Germania. Nella stagione dei pellegrinaggi viene utilizzata come luogo di adorazione di Gesù Eucaristia, che rimane esposto per tutto il giorno.


Missio

A metà strada fra la cappella del Messaggio e la cappella San Michele, si trova un padiglione missionario. Sorto per il legame profondo che unisce la fonte destinata a tutte le nazioni alla missionarietà della Madonna già con Elisabetta, ha subito suscitato nelle diocesi del Terzo Mondo il desiderio di mettersi sotto la protezione della Vergine dei Poveri. Da maggio a settembre, ad accogliere i visitatori, sono presenti alcuni missionari disponibili a condividere le loro esperienze offrendo molteplici iniziative che spaziano dall’esposizione di oggetti di artigianato provenienti dai vari paesi, all’animazione a cura di diversi gruppi che con materiale fotografico e tramite audiovisivi fanno conoscere la realtà delle loro terre. Chi approda in questo luogo di preghiera accogliente e silenzioso si sente il benvenuto; tutto comincia con l’incontro, continua con la condivisione e conduce alla riflessione personale.


Lo Shabann

Questo nome nasce dalla fusione di due parole: shalom – che in ebraico significa pace – e Banneux. Si tratta di una costruzione in legno, immersa nel bosco, destinata ai giovani. Ogni anno ne ospita diverse centinaia, che in piccoli gruppi vi trascorrono una intera giornata di preghiera oppure un breve periodo di riflessione guidata sui temi fondamentali per un cristiano quali il ruolo dei giovani nella società e nella Chiesa, il come vivere la povertà oggi, la pace, la condivisione ecc. Tutto questo alla luce del messaggio della Vergine dei Poveri e sotto il suo sguardo materno.


La cappella delle Nazioni

All’ingresso della piazza delle Nazioni, in corrispondenza della fermata dell’autobus di linea, molti anni fa era stato allestito un riparo per i pellegrini in partenza; attualmente è sostituito da una cappella nella quale possono prendere posto un centinaio di persone che, nell’attesa di lasciare Banneux, anche solo per una manciata di minuti, hanno ancora l’opportunità di rimanere in preghiera.


Maria

La più bella descrizione della Madonna

(Descrizione della Madonna fatta da Melania Calvat, La Salette)

 

La Vergine Santissima era molto alta e ben proporzionata. Sembrava essere tanto leggera che sarebbe bastato un soffio a farla muovere, però era immobile e molto stabile. La sua fisionomia era maestosa, imponente come sono i signori di questa terra. Imponeva una timidezza rispettosa, mentre la Sua maestà, che imponeva rispetto misto ad amore, attirava a Lei. Il Suo sguardo era dolce e penetrante, i Suoi occhi sembrava che parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza che mi liquefaceva. La dolcezza del Suo sguardo, l’aria di bontà incomprensibile facevano intendere e sentire che Ella attirava a sé per donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere e nemmeno con le lettere dell’alfabeto. L’abito della Vergine SS. era bianco e argentato, molto splendente. Non aveva nulla di materiale, era fatto di Luce e di Gloria variato e scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter fare. La Vergine SS. era tutta bella e tutta fatta d’amore. Guardandola, io languivo per fondermi in Lei. Dai Suoi ornamenti, come dalla Sua Persona, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine. Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle Sue labbra argentee e pure. Aveva l’apparenza di una mamma affettuosa, piena di bontà, di amabilità, di amore per noi, di compassione e di misericordia. La corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della Vergine SS. proprio in forma di corona; ma le rose cambiavano e si ricambiavano. Poi, dal centro di ogni rosa, usciva una luce così bella che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona di rose uscivano come dei rami d’oro e tanti piccoli fiori misti a brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno. La Vergine portava una preziosissima Croce sospesa al collo. Questa croce sembrava d’oro; dico d’oro per non dire un pezzo d’oro. A volte ho visto degli oggetti dorati con alcune sfumature, ciò che faceva ai miei occhi un effetto più di un semplice pezzo d’oro. Su questa bella Croce piena di luce, vi era il Cristo Nostro Signore con le braccia stese sulla Croce. Quasi alle due estremità della Croce, vi erano da una parte un martello e dall’altra una tenaglia. Il Cristo era color carne naturale ma riluceva con grande splendore, e la luce che usciva da tutto il Suo corpo sembrava come dardi lucentissimi che mi infiammavano il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte il Cristo sembrava morto, aveva la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano sulla Croce. Io ne avevo una viva compassione. Avrei voluto comunicare al mondo intero il Suo amore sconosciuto e infondere nelle anime dei mortali, il più sentito amore e la più viva riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi, per essere quello che è, ciò che era e ciò che sempre sarà. E tuttavia, oh amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, ha voluto morire, si morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria il pazzo amore che ha per noi. Oh! Come mi sento infelice nel constatare la mia povertà di espressione nel riferire l’amore del Nostro buon Salvatore ha per noi. Ma d’altra parte come siamo felice di poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte il Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti e sembrava sulla Croce di Sua volontà. A volte anche pareva che parlasse, sembrava mostrasse che era in Croce per noi, per amor nostro, per attirarci al Suo amore, che ha sempre un nuovo amore per noi. Che il Suo amore dell’inizio, dell’anno 33, è sempre quello di oggi e lo sarà sempre. Mentre mi parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime cadevano l’una dopo l’altra lentamente, fin sopra le ginocchia, poi, come scintille di luce, sparivano. Erano splendide e piene d’amore, avrei voluto consolarla e non farla piangere ma mi sembrava che Ella avesse bisogno di mostrare le Sue lacrime per meglio manifestare il Suo amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le Sue braccia e dirle “Mia buona Madre non piangete, io voglio amarvi per tutti gli uomini della Terra”, ma mi sembrava che mi rispondesse “Ve ne sono molti che non mi conoscono”. Ero fra la morte e la vita vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio di essere amata e dall’altro tanta freddezza e indifferenza. Oh! Madre mia tutta bella e tanto amabile, amore mio, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre, lungi dal diminuire la Sua Maestà di Regina e Sovrana, sembravano invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più attraente. Avrei mangiato le Sue lacrime che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e di amore. Veder piangere una madre, ed una tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per cambiare i Suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh! Madre, più che buona, Voi siete stata formata di tutte le prerogative di cui Dio è capace. Voi avete, in un certo senso, esaurito la potenza di Dio. Voi siete buona ed ancora buona della bontà di Dio stesso. Dio formandovi, come Suo capolavoro celeste e terrestre, Si è reso ancora più grande. La Vergine SS. Aveva un grembiule giallo, ma che dico giallo? Aveva il grembiule più luminoso di più soli messi insieme. Non era una stoffa materiale ma un composto di Gloria, e questa Gloria era risplendente di una bellezza che rapiva. Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù in tutti i dettagli della Sua vita mortale. La Vergine SS. Aveva due catene, una un po’ più larga dell’altra. A quella più stretta era sospesa la Croce di cui ho parlato sopra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come raggi di Gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. Le scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano bianche, ma di un bianco argenteo, brillante e attorno vi erano delle rose. Queste rose erano di una bellezza abbagliante e dal centro di ognuna usciva come una fiamma di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio d’oro, ma non oro di questo mondo bensì del Paradiso. La visione della Vergine SS. era di per se un intero Paradiso. Lei aveva con se tutto quanto poteva dare soddisfazione poiché si dimenticava questa Terra. La Madonna era circondata da due luci. La prima a Lei più vicina arrivava fino a noi e brillava con vivissimo splendore. La seconda luce si spandeva un po’ più attorno alla bella Signora e noi ci trovavamo immersi in essa ed era immobile, cioè non brillava e molto più luminosa del nostro sole terrestre. Tutte queste luci non facevano male agli occhi e non affaticavano la vista. Oltre queste luci e tutto questo splendore, vi erano altri fasci di luce o altri raggi di sole come se nascessero dal corpo della Vergine, dai suoi abiti, dappertutto. La voce della bella Signora era dolce, incantava, rapiva e faceva bene al cuore, saziava, appianava ogni ostacolo, calmava, addolciva. Mi sembrava come se volessi sapere e saziarmi della Sua bella voce e il mio cuore pareva ballare o volerLe andare incontro per struggersi in Lei. Gli occhi della SS. Vergine, nostra tenera Madre, non possono essere descritti da lingua umana. Per parlarne occorrerebbe un serafino, più ancora, occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Dio che formò la Vergine Immacolata capolavoro della Sua Onnipotenza. Gli occhi della augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate, brillavano come due soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio. In quei Suoi occhi si vedeva il Paradiso, attiravano a Lei, sembrava che Ella volesse donarsi e attirare. Più la guardavo, più desideravo guardarla, e più la guardavo più l’amavo e l’amavo con tutte le mie forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio, laddove si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei occhi si incontravano con quelli della Madre di Dio e mia sentivo dentro di me una gioiosa rivoluzione d’amore ed una protesta d’amarla e di struggermi d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si parlavano e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarLa proprio nell’intimo stesso di quegli occhi che mi intenerivano l’anima e sembravano attrarla e farla fondere con la Sua. I Suoi occhi comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere e temevo di fare il più piccolo movimento per paura che Le potesse essere minimamente sgradevole. La sola vista dei Suoi occhi sarebbe bastata per costituire il Cielo di un beato, sarebbe bastata per far entrare un’anima nella pienezza della Volontà dell’Altissimo per tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata per far fare a quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, di espiazione. Questa visione da sola concentra l’anima in Dio e la rende come una morta vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe soltanto sentir parlare di Dio e di tutto ciò che riguarda la Sua gloria. Il peccato è il solo male che lei vede sulla terra, se Dio non la sostenesse ne morirebbe di dolore. Amen.

 


La Salette

MARIA APPARE A LA SALETTE

La Salette è un piccolo villaggio montano del sud della Francia, situato nella regione di Rhône Alpes, a 30 km dalla città di Gap. Qui il 19 settembre 1846 Maria è apparsa a due bambini, Mélanie Mathieu-Calvat (di 14 anni), e Maximin Giraud (di 11 anni). Nell’inverno 1845-46 il paese è afflitto da una grande miseria causata da una malattia delle patate e dall’insufficienza del raccolto.

 

UN GIORNO DI SETTEMBRE…

La Salette, come tanti altri villaggi dell’epoca, è un villaggio di agricoltori e pastori. Un giorno, siamo nel settembre 1846, un contadino di nome Pietro Selme si trova in difficoltà: il suo pastorello è malato, e non sa chi altri chiamare per far pascolare il gregge. Scende così fino a Corps, ricordandosi di un amico, Germano Giraud, padre del piccolo Maximin, con l’intenzione di chiedere aiuto a lui: “Il mio pastorello è malato, non è che il tuo Maximin può venire a lavorare per me alcuni giorni?”, “Maximin pastore?” risponde sorpreso il padre “Ma è così distratto!”. Nonostante i dubbi iniziali, alla fine acconsente di mandare il figlio a fare il pastore per alcuni giorni.

Maximin arriva così al villaggio di La Salette; qui conosce un’altra pastorella, si chiama Mélanie. Fanno presto amicizia, anche se Mélanie è una ragazza molto timida, e decidono di andare a pascolare il loro gregge insieme. La mattina di sabato 19 settembre partono insieme dal villaggio, con quattro mucche, una capretta e un cagnolino. Verso mezzogiorno i pastorelli portano le mucche verso la “fontana delle bestie”, un laghetto formato da un piccolo ruscello montano. Lasciano qui gli animali, e loro si recano alla “fontana degli uomini”, dove consumano il loro pasto: pane e formaggio. Tornano poi al ruscello, dove avevano lasciato gli animali. Sono stanchi, e fa molto caldo, così si distendono un po’ sull’erba per riposarsi, e si addormentano. Quando Mélanie si sveglia si accorge che non ci sono più le mucche: “Maximin! Vieni presto! Le mucche non ci sono più, dobbiamo andare a cercarle!”. I pastorelli si alzano e salgono il monte di tutta fretta, finché finalmente ritrovano le loro mucche che stavano ruminando in un prato.

Tranquillizzati, iniziano a ridiscendere il monte. Ad un tratto Mélanie si arresta e lascia cadere il suo bastone: “Maximin, guarda…laggiù c’è una luce. Vicino alla sorgente, su quel mucchio di pietre… Come se il sole fosse caduto lì”. Meximin accorre gridando “Dov’è? Dov’è?”, Mélanie glielo indica. “Dai Mélanie” disse Maximin pieno di paura “riprendi il tuo bastone, io ho il mio…andiamo, e se ci fa qualche cosa io gli do un gran colpo”. I due bambini si avvicinano, dal globo di fuoco appare una donna: è seduta, i gomiti sulle ginocchia, la testa fra le mani. La Bella Signora si alza, e dice loro: ”Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia”. Sta piangendo, è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari: sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie. 

La Bella Signora riprende a parlare, senza smettere di piangere: “Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio! Coloro che guidano i carri non sanno imprecare senza usare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l’ho mostrato l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale, non ve ne saranno più” Mèlanie a queste parole si chiede che cosa vogliono dire tutte queste parole, la Madonna continua, stavolta parlando nel loro dialetto: “Voi non capite, figli miei? Ve lo dirò diversamente. Se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere, quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti da tremito e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l’uva marcirà”.

A questo punto, la donna affida un segreto a Maximin e poi a Mélanie; poi prosegue: “Se si convertono, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi. Fate la vostra preghiera, figli miei?”. “Non molto, Signora” rispondono entrambi. “Ah, figli miei, bisogna proprio farla, sera e mattino! Quando non potete far meglio, dite almeno un Pater e un ‘Ave Maria; quando potete fare meglio, ditene di più. A messa, d’estate, vanno solo alcune donne anziane; gli altri lavorano di domenica, tutta l’estate. D’inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa solo per burlarsi della religione. In Quaresima, vanno alla macelleria come i cani. Avete mai visto del grano guasto, figli miei?”. “No, Signora”, rispondono. Allora la donna si rivolge a Maximin: “Ma tu, figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre, verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz’ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: "Prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest’anno, perché non so chi ne mangerà l’anno prossimo, se il grano continua in questo modo". “Oh, sì, Signora, ora ricordo: prima non me lo ricordavo!” risponde Maximin.

La donna riprende a dire in francese: “Ebbene, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo”. Poi inizia a muoversi, attraversa il ruscello e, senza voltarsi, ripete: “Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo”. La Bella Signora risale il sentiero sinuoso e si eleva da terra; i pastorelli la raggiungono e si accorgono che guarda prima il cielo e poi la terra. A quel punto, la donna inizia a fondersi nella luce, e quest’ultima, a sua volta, scompare.

 

EVENTI SUCCESSIVI

Il 19 settembre 1851,  Mons.Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble, pubblica il “Decreto Dottrinale”:

"Noi giudichiamo che l’Apparizione della Madonna ai due pastorelli, il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, vicaria foranea di Crops, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederla indubitabile e certa."

Questa dichiarazione si diffonde in fretta: molti vescovi lo fanno leggere nelle parrocchie delle loro diocesi, la stampa se ne appropria, viene tradotto in altre lingue. L’esperienza e il senso pastorale di Mons.Filiberto de Brullard non si fermano qui. Il primo maggio 1852, pubblica una Lettera Ufficiale in cui annuncia la costruzione di un santuario sulla montagna de La Salette (è situato a 1800 metri d’altezza) e la creazione di un corpo di missionari diocesani: “i Missionari di Nostra Signora de La Salette”.

Il 19 settembre 1855, Mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, commentò: "La missione dei fanciulli è terminata, comincia quella della Chiesa". Innumerevoli sono oggi gli uomini e le donne di ogni lingua che hanno trovato nel messaggio de La Salette, la strada della conversione, l’approfondimento della loro fede, il dinamismo per la vita quotidiana, le ragioni del loro impegno con e nel Cristo al servizio degli uomini.

 

 

 

Ricordati o Nostra Signora de La Salette

delle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio.

Dopo aver fatto tanto per noi tuoi figli, Tu non puoi abbandonarci.

Confortati dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.

Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria de Dio e all’amore dei nostri fratelli.

 

AMEN
 
 
 
 Leggi la descrizione della Madonna di Melanie, nota come una delle più belle descrizioni mai fatte  
 


Rue du Bac-Parigi

 

RUE DU BAC

 

 

 

Caterina Labourè è una giovane ragazza vissuta agli inizi del 1800. Ben presto entra nel convento delle Figlie della Carità, a Parigi, più precisamente in Rue du Bac.

 

LA PRIMA APPARIZIONE

 

 

La notte del 18 Giugno 1830, alle 11.30, mentre è nel suo letto, Caterina si sente chiamare per nome: “Suor Labourè, Suor Labourè!”. È un bambino, ai piedi del suo letto, vestito di una candida veste bianca, e la invita ad alzarsi e a seguirlo in cappella: “La Santa Vergine ti attende” le dice. Caterina si veste in fretta e segue il bambino, che diffonde raggi di luce ovunque passa.
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma vicino alla sedia del sacerdote. Ode allora come il fruscio di una veste di seta. “Ecco la Santa Vergine” Disse ancora il bambino. Poco dopo appare la Madonna, e si siede sulla sedia del sacerdote; Caterina corre verso la Madonna, e con infinita tenerezza si inginocchia ai suoi piedi, appoggiando dolcemente le braccia sulle sue ginocchia. Caterina scrive nel suo diario: “Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei, e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria. Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose.” La Regina del Cielo e la piccola suora parlano per circa due ore.

La Madonna le dice: “"Figlia mia, i tempi sono molto tristi, gravi sciagure stanno per colpire la Francia, il trono sarà rovesciato, tutto sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie. Ma venite ai piedi di questo Altare, qui le grazie saranno sparse su tutti, sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore, sui piccoli e sui grandi. Verrà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma Io sarò con voi, abbiate fiducia, Avrete prove evidenti della mia venuta e della protezione di Dio e di S. Vincenzo sulle due Comunità. In altre Comunità ci saranno vittime; vittime ci saranno nel clero di Parigi e lo stesso Arcivescovo morrà. Figlia mia, la Croce sarà disprezzata; per le vie scorrerà il sangue; il mondo intero sarà nell’afflizione". La Vergine aveva previsto ciò che sarebbe accaduto 40 anni più tardi: la Rivoluzione del 1870. Prima di scomparire, come qualcosa che si spegne, la SS. Vergine disse a Suor Caterina: "Ritornerò, figlia mia, perché ho una missione da affidarti!".

 

LA SECONDA APPARIZIONE

 

 

La seconda apparizione avvenne il 27 Novembre 1830. Suor Labourè si trovava in cappella per la sua meditazione pomeridiana delle 17.30. Ed ecco che le appare la Madonna sopra l’altare maggiore: aveva una veste color bianco-aurora, un manto azzurro, un velo bianco in testa ed era in piedi su di una mezza sfera, avvolta da un serpente verdastro che lei schiacciava con un piede. All’altezza del cuore, la Vergine reggeva con le mani e stringeva amorosamente un altro piccolo globo dorato, offrendolo a Dio con atteggiamento materno. Una voce disse a Caterina "Questo globicino dorato che vedi rappresenta il mondo intero; in particolare la Francia e ogni singola persona. I raggi sono il simbolo delle grazie che Io spargo sulle persone che me le domandano".  Il globicino che teneva la Madonna scomparve verso l’alto, e le sue mani si abbassarono, alle sue dita comparvero molti anelli che emanavano fasci di luce che si riversavano sul mondo che aveva sotto i suoi piedi. Si formò quindi, attorno alla figura della SS. Vergine, una cornice ovale con le parole della giaculatoria a caratteri d’oro: "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te!". Poi il quadro sembrò voltarsi. La figura della Madonna scomparve e rifulse al centro una grande M, sormontata da una croce e separati da una sbarra. Sotto la "M" brillarono i Sacri Cuori di Gesù e di Maria e intorno si stagliarono 12 fulgidissime stelle. La veggente sentì una voce che le diceva: "Fa’ coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno benedetta, specialmente al collo, e reciteranno la breve preghiera, godranno di una specialissima protezione della Madre di Dio e riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno abbondanti per chi la porterà con fiducia!". Al termine, la Vergine prese congedo dalla sua figlia prediletta dicendo: "Figlia mia, d’ora innanzi non mi vedrai più, ma sentirai la mia voce nelle tue orazioni".

 

 

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

 

 

Suor Caterina, secondo l’ordine della Madonna, riferì ogni cosa al suo direttore spirituale, Padre Aladel, che prudentemente mostrò di non dare importanza alla cosa temendo una illusione. Solo successivamente Aladel, persuaso della santità della sua penitente, decise di rivolgersi all’Arcivescovo di Parigi, Mons. De Quelen, per avere il permesso di procedere alla coniazione della Medaglia. Il permesso venne accordato con entusiasmo ed ebbe modo di sperimentarne l’efficacia con la conversione dell’ex vescovo di Malines, Mons. Pradt che, divenuto scismatico, era in pericolo di morire fuori della Chiesa. Quello fu il primo vero miracolo della Medaglia! La sua diffusione fu davvero prodigiosa, non solo in Francia ma in tutta Europa. Fin dai primi anni furono coniate milioni e milioni di queste medaglie, e le grazie spirituali e materiali ottenute per intercessione di Maria furono così numerose che la Medaglia fu ben presto chiamata "Miracolosa" dal popolo. In realtà la medaglia benedetta, secondo la teologia, non ha nulla di "miracoloso", ma è un sacramentale molto importante che dimostra la devozione della persona per Maria Santissima. sul modello di medaglia che Maria stessa commissionò a Caterina stava scritta l’affermazione che soltanto nel 1854 fu definita come dogma, quella dell’immacolata concezione: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi". Dopo la morte il suo corpo venne sepolto nella cripta sotto la chiesa del convento di Rue du Bac. Nel 1933, quando fu riesumato, venne trovato incorrotto. Le sue spoglie attualmente sono esposte nella stessa cappella dove Caterina ricevette le apparizioni della Madonna, non lontano dall’urna in cui è custodito il cuore di San Vincenzo de’ Paoli.

 

 

 

Ecco come racconta Caterina il fatto…

"Venuta la festa di S. Vincenzo (19 luglio) la buona Madre Marta (la direttrice delle novizie) ci fece alla vigilia un’istruzione sulla devozione dovuta ai Santi e specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese sì gran desiderio di vedere la SS. Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere in quella stessa notte la mia buona Madre Celeste era tanto tempo che desideravo vederla. Essendoci stato distribuito un pezzettino di tela di una cotta di S. Vincenzo, ne tagliai una metà e la inghiottii. Così mi addormentai col pensiero che S. Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Madonna. Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: "Suor Labouré! Suor Labouré!" Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: "Venite in cappella; la Madonna vi aspetta". Mi venne subito il pensiero mi sentiranno! Ma quel fanciullo è pronto a rispondermi "State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto". Vestitami in fretta, mi diressi verso quel fanciullo che era restato in piedi senza avanzarsi oltre la spalliera del letto. Il fanciullo mi seguì, o meglio, io seguii lui dovunque passava, tenendosi sempre alla mia sinistra. Erano accesi i lumi da per tutto dove noi passavamo, il che molto mi sorprendeva. Assai più meravigliata però rimasi all’ingresso della cappella, quando l’uscio si aprì, appena il fanciullino l’ebbe toccato con la punta di un dito. La meraviglia poi fu al colmo quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna. Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. Parendomi il tempo troppo lungo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna. "Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: "Ecco la Madonna, eccola!".

Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di S. Giuseppe, e vidi la S.Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la SS. Vergine, ma tutta simile a Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso.

Io ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi disse "Ecco la Madonna!". Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Madonna. Quel fanciullino mi parlò allora non più con voce di bambino, ma d’uomo alto e robusto; e disse parole forti. Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria…

Fu quello il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire; m’insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che colà io avrei ricevuto tutti i conforti a me necessari.

"Figlia mia -mi disse la Madonna- Dio vuole affidarvi una missione. Avrete molto da soffrire, ma soffrirete volentieri, pensando che si tratta della gloria di Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre orazioni; rendetene conto a chi è incaricato dell’anima vostra".

Io chiesi allora alla SS.Vergine la spiegazione delle cose che mi erano mostrate (la Santa allude ad alcune visioni avute precedentemente). E Maria rispose: "Figlia mia, i tempi sono molto tristi; gravi sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato; tutto sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie. (Dicendo questo la Madonna aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare; qui le grazie saranno sparse su tutti… sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore, sui piccoli e sui grandi…".

"Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla comunità (vostra). Io l’amo molto, ma ho della pena, perché vi sono (in essa) degli abusi: la regola non è osservata, la regolarità lascia a desiderare, vi è una grande rilassatezza nelle due comunità (Preti della Missione e Figlie della Carità); dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli sarà fra qualche tempo incaricato in modo speciale della (vostra) Comunità; egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia".

"Ch’egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Allorché la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.

"Ma sopraggiungeranno grandi mali; il pericolo sarà grande, ma non temete, il buon Dio e S.Vincenzo proteggeranno la comunità… (La Vergine era sempre triste). Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi; vi accorderò molte grazie… Verrà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi; abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di S. Vincenzo sulle due Comunità.

"In altre comunità vi saranno vittime (La SS.Vergine aveva le lacrime agli occhi dicendo questo); vittime vi saranno nel clero di Parigi e lo stesso Arcivescovo morrà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata; per le vie scorrerà sangue; il mondo intero sarà nell’afflizione. (Qui la Vergine Santa non poteva più parlare un gran dolore Le era dipinto sul volto)… Quanto tempo restassi con la Madonna, non saprei dire tutto quello che so è che, dopo di avermi lungamente parlato, se ne andò scomparendo come ombra che svanisce, dirigendosi verso la tribuna, per quella parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, rividi il fanciullino al posto dove l’avevo lasciato, il quale mi disse: "È partita!". Rifacemmo lo stesso cammino, trovando sempre tutti i lumi accesi e tenendosi quel bambino sempre alla mia sinistra.

Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Madonna; io infatti l’ avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell’età dai quattro ai cinque anni.

Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno. "Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e mezzo di sera, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all’altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si dice, à la vierge ("alla vergine"), cioè accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro chiazzato di giallo).

Le sue mani, elevate all’altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l’universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore.

Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi…".

"Fate coniare una medaglia…"

"Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole: "Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona…". Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la bellezza e lo splendore dei raggi così sfolgoranti! … E la Vergine Santissima aggiunse: "Sono il simbolo delle Grazie che io spargo sulle persone che me le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la Santissima Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La pregano; quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano e quale gioia Ella prova nel concederle. In quel momento, io ero e non ero… Non so…. io godevo. Ed ecco formarsi intorno alla SS.Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: "O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi".

Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia… ". All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione"

 

 

 

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