“Pietro, pasci le mie pecorelle”

«Pietro, pasci le mie pecorelle»

 

 

 

 

 

 

19 aprile 1947

Una notte calma e afosa. Non tira un respiro di vento. Le stelle, larghe e palpitanti, gremiscono il cielo sereno. Il lago, calmo e immobile tanto da parere una vastissima vasca al riparo dei venti, riflette sulla sua superficie la gloria di quel cielo palpitante d’astri. Le piante lungo le rive sono un blocco senza fremiti. Così calmo il lago che il suo fiotto sulla riva si riduce ad un fruscio lievissimo. Qualche barca al largo, appena visibile come forma vagante, che talora mette una stellina a poca distanza dall’onda col suo lumino legato all’albero della vela a rischiarare l’interno del piccolo scafo. […]

Da una casupola Pietro sporge il capo. La luce tremolante di un fuoco acceso nella cucina fumosa illumina da tergo la figura atticciata dell’apostolo, facendola risaltare come un disegno. Guarda il cielo, guarda il lago… Viene avanti sino al limite del lido. Poi – è con una tunica corta e a piedi scalzi – entra nell’acqua sino a mezza coscia e carezza il bordo di una barca, protendendo il braccio muscoloso. Lo raggiungono i figli di Zebedeo.

«Bella notte»

«Fra poco ci sarà la luna»

«Sera di pesca»

«Coi remi però»

«Non c’è vento»

«Che si fa?» Parlano adagio, a frasi staccate, come uomini usi alla pesca e alle manovre delle vele e delle reti, che richiedono attenzione e perciò poche parole.

«Sarebbe bene andare. Venderemmo parte della pesca» Vengono a raggiungerli sulla riva Andrea, Tommaso e Bartolomeo.

«Che calda questa notte!», esclama Bartolomeo

«Farà tempesta? Vi ricordate quella notte?», chiede Tommaso

«Oh! no! Calmeria, nebbie forse, ma non tempesta. Io… Io vado a pescare. Chi viene con me?»

«Veniamo tutti. Forse si starà meglio là in mezzo», dice Tommaso che suda…[…]

«Calate le reti. Adagio… Vogate voi. Voga lento. Curva a sinistra, Bartolomeo. Accosta. Vira. Accosta. Vira. Stesa la rete? Si? Su i remi e attendiamo», comanda Pietro. Come è bello il dolce lago nella pace della notte, sotto il bacio della luna! Paradisiaco tanto è puro. La luna vi si specchia in pieno dal cielo e lo fa di diamante, la sua fosforescenza trema sui colli, li disvela, fa di neve le città delle rive… Ogni tanto estraggono la rete. Una cascata arpeggiante di diamanti sull’argento del lago. Vuota. La immergono di nuovo. Si spostano. Non hanno fortuna… Le ore passano. La luna tramonta, mentre la luce dell’alba si fa strada, incerta, verde-azzurra… Una foschia di caldo fuma verso le rive, specie verso l’estremità sud del lago. Tiberiade se ne vela e se ne vela Tarichea. Nebbia bassa, poco compatta, che il primo sole scioglierà. Per evitarla preferiscono costeggiare il lato d’oriente dove essa è meno fitta, mentre a ovest, venendo dall’acquitrino che è oltre Tarichea sulla riva destra del Giordano, essa si affittisce come l’acquitrino fumasse. Vogano attenti per evitare qualche pericolo del fondale, essi pratici del lago.

«Voi, della barca! Avete niente da mangiare?». Una voce maschile viene dalla riva. Una voce che li fa sussultare. Ma scrollano le spalle, rispondendo forte: «No»; e poi fra loro: «Ci pare sempre di sentirlo…»

«Gettate le reti a destra della barca e troverete». La destra è verso il largo. Gettano la rete, un poco perplessi. Scosse, peso che fa piegare la barca dal lato dove è la rete.

«Ma questo è il Signore!», grida Giovanni. «Il Signore, dici?», chiede Pietro. «E ne hai dubbio? Ci è parsa la sua voce, ma questa ne è la prova. Guarda la rete! É come quella volta! E Lui, ti dico! Oh! Gesù mio! Dove sei?». Tutti aguzzano lo sguardo a forare i veli della nebbia, dopo aver bene assicurata la rete per trascinarla nella scia della barca, posto che volerla issare è pericolosa manovra, e remano per andare a riva. Ma Tommaso deve prendere il remo di Pietro che, infilata in fretta e furia la breve tunica sulle brachette cortissime che erano il suo unico vestimento, come è quello degli altri meno Bartolomeo, si è gettato a nuoto nel lago e fende a grandi bracciate l’acqua cheta, precedendo la barca e mettendo per primo il piede sulla spiaggetta deserta, dove su due pietre al riparo da un cespuglio spinoso luccica un fuoco di sterpi. E lì, vicino al fuoco, è Gesù, sorridente e benigno. «Signore! Signore!». Pietro ha il fiato grosso dall’emozione e non può dire altro. Grondante d’acqua come è, non osa toccare neppur la veste del suo Gesù, e sta prostrato sull’arena con la tunica incollata addosso, adorando. La barca sfrega sul greto e si ferma. Tutti sono in piedi, agitati dalla gioia… «Portate qua di quei pesci. Il fuoco è pronto. Venite e mangiate», ordina Gesù. Pietro corre alla barca e aiuta a issare la rete, e afferra nel mucchio guizzante tre grossi pesci e li sbatte sull’orlo della barca per ucciderli e li sbuzza col suo coltello. Ma gli tremano le mani, oh! non di freddo! Li sciacqua, li porta là dove è il fuoco e ve li aggiusta sopra, sorvegliandoli nella cottura. Gli altri stanno adorando il Signore, un poco lontani da Lui, timorosi come sempre di Lui che è, Risorto, così divinamente potente. «Ecco. Qui è il pane. Avete lavorato tutta la notte e siete stanchi. Ora vi rifocillerete. É pronto, Pietro?». «Sì, mio Signore», dice Pietro con una voce ancor più roca del solito, curvo sul fuoco, e si asciuga gli occhi che gocciano, come se il fumo li facesse piangere irritandoli insieme alla gola. Ma non è il fumo che dà quella voce e quelle lacrime… Porta il pesce che ha steso su una foglia rasposa, pare una foglia di zucca e gliel’ha portata Andrea dopo averla sciacquata nel lago. Gesù offre e benedice, spezza il pane e i pesci e li distribuisce facendone otto parti e gustandone Lui pure. Mangiano con la riverenza con cui compirebbero un rito. Gesù li guarda e sorride. Ma tace Egli pure sinché chiede:

«Dove sono gli altri?»

«Sul monte. Dove hai detto. E noi si è venuti per pescare, perché non si ha più denaro e non vogliamo abusare dei discepoli».

“Fate bene. Però d’ora in avanti voi apostoli starete sul monte in orazione, edificando con l’esempio i discepoli. Mandate quelli a pescare. Voi è bene che rimaniate là in preghiera e per ascoltare quelli che hanno bisogno di consiglio o possono venire a darvi delle notizie. Teneteli uniti molto i discepoli. Presto verrò»

«Lo faremo, Signore»

«Marziam non è con te?»

«Non me lo avevi detto di farlo venire così subito»

«Fàllo venire. La sua ubbidienza è finita»

«Lo farò venire, Signore».

Un silenzio. Poi Gesù, che era stato un poco a capo chino, pensando, alza la testa e figge gli sguardi su Pietro. Lo guarda col suo sguardo delle ore di più forte miracolo e impero. Pietro ne ha un trasalimento quasi di paura e si getta un poco indietro… Ma Gesù, posando una mano sulla spalla di Pietro, lo trattiene fortemente e gli chiede, tenendolo così: «Simone di Giona, mi ami tu?». «Certo, Signore! Tu lo sai che ti amo», risponde Pietro sicuro. «Pasci i miei agnelli… Simone di Giona, mi ami tu?». «Sì, mio Signore. E Tu lo sai che ti amo». La voce è meno baldanzosa, è anzi un poco stupita per la ripetizione di quella domanda. «Pasci i miei agnelli… Simone di Giona, mi ami tu?». «Signore… Tu sai tutto… Tu sai se io ti amo…», gli trema la voce a Pietro, che è sicuro del suo amore ma che ha l’impressione non ne sia sicuro Gesù. «Pasci le mie pecorelle. La tua triplice professione d’amore ha cancellato la tua triplice negazione. Sei tutto puro, Simone di Giona, ed Io ti dico: assumi la veste ponteficale e porta la Santità del Signore in mezzo al mio gregge. Cingiti le vesti alla cintura e tienile cinte sinché da Pastore tu pure diverrai agnello. In verità ti dico che, quando eri più giovane, da te ti cingevi e andavi dove volevi, ma quando sarai invecchiato stenderai le mani ed un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti. Ora però sono Io che ti dico: "Cingiti e seguimi sulla mia stessa via". Alzati e vieni».

Si alza Gesù e si alza Pietro, andando verso la riva, e gli altri si danno a spegnere il fuoco soffocandolo sotto la rena. Ma Giovanni, raccolti i resti del pane, segue Gesù. Pietro sente lo scalpiccio dei passi e volge il capo. Vede Giovanni e chiede, accennandolo a Gesù:

«E di questo che avverrà?»

«Se Io voglio che resti finché Io non ritorni, che te ne importa? Tu seguimi»

Sono sulla riva. Pietro vorrebbe ancora parlare: l’imponenza di Gesù, le parole sentite lo trattengono. Si inginocchia, imitato dagli altri, e adora. Gesù li benedice e congeda. Essi salgono in barca e si allontanano remando. Gesù li guarda andare.

 

Da "Il Poema Dell’Uomo-Dio – L’Evangelo come mi è stato rivelato", vol. 10, cap. 633
Ed. CEV

 

20 luglio 1943

Dice Gesù:
«[…] Dunque: Le ragioni per cui feci di Pietro il capo delta Chiesa invece di fare capo il mio Prediletto, sono diverse e tutte giuste. Non state a mettere sulla bilancia l’amore di Pietro e quello di Giovanni per trarre da questo il motivo della scelta. I vostri pesi e le vostre misure non hanno corso in Cielo. Furono due amori diversi come diverse erano le indoli, le età, le forme dell’amore. Diversi e ugualmente vòlti alto stesso scopo: Io, e ugualmente cari a Me. Dunque eliminate il ma e il se dell’amore da questo.

Pietro era il più maturo degli apostoli, già rispettato come capo da altri pescatori, divenuti poi apostoli; egli, come ho detto, conosceva la vita in tutte le sue pieghe di luce e di ombra, era dotato di forza di carattere, di ardimento e di una impulsività che ci voleva in quelle circostanze. Egli, per sua penosa esperienza, conobbe la debolezza di un’ora e poté capire le debolezze degli altri nelle ore di dubbio e pericolo.

L’ho già detto. Non era quello che mi amava di più. Era uno che mi amava con tutta la sua capacità d’amare, come del resto tutti gli altri dodici, Giuda compreso finché non prestò orecchio al seduttore.

Nella Chiesa, che si doveva formare tra tante lotte e insidie, vi era bisogno di uno che per età, autorità, esperienza e irruenza, sapesse imporsi agli altri. E chi come Pietro, in queste quattro doti necessarie alla formazione della mia Chiesa?

Giovanni era il più giovane. Anima di fiore, non sapeva il male della vita. Era un giglio dal boccio ancora serrato sul candore del suo interno. Si aprì nell’ora che il mio sguardo gli scese in cuore e non seppe più che vedere Me. Era un bimbo dal cuore di eroe e di colomba. Pietro era il sostegno del mio Cuore che vedeva il presente e il futuro, ma Giovanni era il conforto. Quanto conforto solo dal suo sorriso dolce, dal suo sguardo puro, dalle sue rade parole, ma sempre così amorose! Essere vicino a Giovanni era per Me come riposare presso un pozzo fresco, ombreggiato da piante su un tappeto di fiori. Emanava pace.

Ma potevo Io imporlo, per prudenza e per giustizia, agli altri più anziani? Occorre avere presente che erano uomini, destinati alla perfezione, ma uomini ancora. Ecco perché la mia Intelligenza prescelse Pietro adulto, conoscitore delle miserie spirituali, impulsivo, autoritario, a Giovanni mite, sognatore, giovane, ignaro.

Pietro era la “pratica”, il genio pratico. Giovanni era la “poesia”, il genio poetico. Ma quando i tempi sono duri, ci vogliono non solo penne di poeta ma pugni di ferro per tenere dura la barra del timone.

In compenso, al mio Prediletto ho dato la visione dei tempi futuri dopo avergli dato le mie confidenze più segrete e mia Madre. Potrei dire che Giovanni è l’ultimo, nell’ordine del tempo, E il primo, nell’ordine dell’avvenire, dei profeti grandi. Perché egli chiude il ciclo iniziato da Mosè riguardo all’Agnello che con la sua immolazione salva il mondo e vi alza il velo che avvolge l’ultimo giorno.

Ma credete però che in Cielo il mio fulgore incorona la fronte di Pietro e di Giovanni della stessa luce, e sarebbe bene per voi non fare confronti umani su esseri che sono sopraumani.»

 

Da "Il Poema Dell’Uomo-Dio – L’Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta
Ed. CEV


One response to ““Pietro, pasci le mie pecorelle”

  • Francesco

    credetemi,leggere queste sante parole mi ha provocato un\’emozione cosi\’intensa da immaginarmi protagonista della scena,provo a capire quanta gioia abbiano avuto gli apostoli nel vedere il signore e nel parlare con lui e infine nell\’atto eucaristico,seduti vicino a lui,pronti a ricevere le sue parole ed a tramandarle a noi,uniti in unica luce:(GESU?).

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