L’umiltà di Maria

L’UMILTA’ DI MARIA

 

 

 

Dice Gesù:

«Fra i più credenti, fra questi spiriti umili e semplici, di cui ieri ho parlato e ai quali concedo il possesso della Verità, Io suscito speciali anime, le eleggo prima della loro incorporazione nella vita perché Io so tutto dell’uomo che é vissuto, che vive, che vivrà, e so perciò già in anticipo come ogni spirito agirà sulla terra, meritando e demeritando.
E non dite che ciò è ingiustizia perché non vi forzo a meritare.
No: ciò è fedeltà alla mia opera e alla mia promessa di creare l’uomo capace di guidarsi e libero di guidarsi. Io ai figli do gli aiuti, tutti gli aiuti, ma non li forzo a servirsene. Lo desidero con tutto il mio cuore, ma rispetto il desiderio dell’uomo. Dio ha spinto il suo amore, sino a sacrificare il suo Verbo perché vi portasse la Parola e il Sangue. Ma di più non poteva fare, non vuole fare. Che merito avreste a essere buoni se vi impedissi d’esser malvagi?

Alle anime, perciò, che eleggo, perché so in anticipo che saranno sante per amore o diverranno sante dopo l’errore per pentimento sincero e duplice amore, Io do anche ciò che non do alle masse. Insegnamenti e luci che sono beatitudine per le stesse anime e guida per anime sorelle, meno illuminate di esse perché meno fuse a Me di esse.
Guai però se queste predilette mostrano avarizia o superbia del dono mio. Non amo gli avari e i superbi.
I primi mancano alla Carità perché economizzano per se stessi di ciò che è di tutti, perché Io sono il Padre di tutti e i miei tesori li do ai miei amati perché siano i miei elemosinieri presso i poveri dello spirito e non perché tesaurizzino avidamente e anti-caritativamente gli stessi tesori, uccidendo la carità spezza il canale per cui fluiscono ad essi le mie parole. Perciò decadono dalle loro missioni di portatori della mia Voce.
Questo spiega perché certe anime, dianzi fari della Chiesa, periscono poi in un grigiore di nebbie perniciose.

Riguardo ai superbi, poi,essi vengono privati inesorabilmente e immediatamente del mio dono. In essi la mia parola non si spegne piano come fiore che muore senz’acqua o uccello imprigionato in buio carcere, come viene agli avari. Essa muore s u b i t o come creatura strangolata. La superbia è la quintessenza dell’anticarità, e il suo veleno demoniaco uccide istantaneamente la Luce del cuore.
Mentre guardo con dolore e compassione le vostre debolezze, volgo altrove lo sguardo quando incontro un superbo. E sapete voi cosa è non aver più su di sé lo sguardo mio? E’ essere dei poveri ciechi, dei poveri folli, dei miseri ebbri che vanno brancolando, di pericolo in pericolo, e incontrano la morte. Ecco quello che è non avere più su di sé lo sguardo di Dio che vi protegge come nulla di più vi può proteggere.

Alla santa e benedetta Madre mia fu concesso di essere Portatrice del Verbo non tanto per la sua natura immacolata quanto per la sua umiltà superperfetta. Tutte le umiltà umane non fanno il tesoro di umiltà della Umilissima che è rimasta tale; tale capite, anche quando seppe il suo destino d’esser la più Alta di tutte le creature. Maria ha consolato le Tre divine Persone, rimaste ferite dalla superbia di Lucifero e della Prima Coppia, con la sua umiltà, seconda solo a quella del Verbo.

Cara Madre mia, nostra perenne gioia! La potessi tu vedere oggi in Cielo mentre tutto il Paradiso la circonda del suo amore e osanna a Lei e al suo Nome di salute! Vedresti un abisso di gloria sprofondato in un superabisso di umiltà, e la luce inconcepibile di maria sfavilla doppiamente per la sua castissima, verginale umiltà che si raccoglie in adorazione davanti a Noi e ci umilia tutti gli osanna celesti dicendo: " Domine non sum digna".
Santa e prima sacerdotessa! Non degna Lei per la quale creeremmo un secondo Paradiso perché avesse delle raddoppiate lodi!…

Guarda, Maria. In questo giorno di Maria abbi la visione della luce in cui è la tua e la mia Madre. Hai visto la Luce rutilante, inguardabile, del nostro triplice Fuoco. Guarda ora la luce soave di Maria. Abbeveratene, pascitene. Non sentirai mai nulla di più dolce scenderti in cuore. Guarda, fin che te lo concedo, questa fontana, questo astro di luce che è Maria, splendente in Cielo col suo corpo di candore che non poteva corrompersi perché è stato l’involucro santo del Dio fatto carne oltre che perché ha raggiunto la perfezione umana di ogni santità. e supersplendente per il suo spirito congiunto allo Spirito di Dio in nozze eterne.
Vedi: l’azzurro dei Cieli circonda il Candore e lo tinge di celesti riflessi, e la luce di Maria rende luminosi i Cieli come per una soprumana alba d’aprile nella quale rida l’astro del mattino su un mondo vergine e fiorito.
Guarda e ricorda la visione che gli angeli contemplano con un perenne riso di gioia.Sia la tua serenità, come la nostra è tua forza.
A te sono mostrate cose che sorpassano l’intelligenza dell’uomo, e ciò per volere di Dio. Ma per avere sempre il dono impara da Maria a toccare i vertici dell’umiltà che abbassa la creta per portare lo spirito in alto.
Ti ho serbato questo dono per il nome di Maria. Per la sua Natività: il sorriso di maria, la Donna santa; per il Nome: la gloria di Maria, la Madre di Dio.»

 

Da "I quaderni del 1943" di Maria Valtorta
pag.340/4
Ed. CEV

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