Cap 8, parte II

115 – Erode fa arrestare e uccidere Zaccaria. Morte di Elisabetta.

All’età di sei anni, Giovanni viveva ancora nel deserto. Elisabetta era andata a fargli visita mentre Zaccaria si era recato ad offrire vittime al tempio. Temendo di essere interrogato dagli erodiani, questa volta il vecchio sacerdote volle ignorare a proposito il luogo dove si trovasse suo figlio. Però Giovanni si recava a trovare il padre segretamente nella notte, e dimorava qualche tempo nella casa. Siccome le potenze celesti guidavano sempre i passi di Giovanni, probabilmente l’Angelo custode lo avvertiva quando fosse possibile percorrere senza pericolo la via che conduceva alla dimora dei genitori. Figure luminose, come quelle degli Angeli, lo accompagnavano nelle sue peregrinazioni. Il Battista era stato destinato da Dio a crescere isolato dal mondo e ad essere educato solo dallo Spirito Divino, vidi che non aveva bisogno di alimentarsi con il cibo usato dall’uomo per soddisfare la fame. La Provvidenza dispose che egli fosse condotto nel deserto spinto dalle circostanze esterne che conosciamo. Per questa vita la sua natura era irresistibilmente inclinata. Infatti già nella sua prima infanzia lo vidi anima solitaria e contemplativa. Quando per divina ammonizione la Santa Famiglia fuggi in Egitto, anche Giovanni, il precursore di Gesù, dovette rifugiarsi nel deserto; così fu per tre volte. Fin dal momento della sua nascita egli aveva attirato l’attenzione pubblica e il sospetto delle autorità di possedere facoltà soprannaturali. Giovanni si era presto attirato il sospetto degli sbirri erodiani sia per il comportamento che per la sua aurea luminosa. Parecchie volte, senza far ricorso alla violenza, il tiranno aveva chiesto a Zaccaria dove si trovasse il figlio. Ma questa volta, dopo la strage degli Innocenti, appena il vecchio saggio arrivò alla porta principale di Gerusalemme, quella che dà sulla strada di Betlemme, i soldati di Erode gli tesero un agguato, lo sorpresero e lo maltrattarono crudelmente. Lo trascinarono quindi in una prigione posta alle falde del monte Sion, presso il quale più tardi passeranno i discepoli di Gesù per recarsi al tempio. Dopo aver sottoposto il povero vecchio alle più bestiali torture per strappargli la rivelazione della dimora di suo figlio, Zaccaria fu crudelmente trucidato per ordine di Erode. I suoi amici ne seppellirono il corpo non lontano dal tempio. Intanto Elisabetta si era incamminata verso casa per raggiungere il suo consorte, credendo che Zaccaria fosse ritornato ormai a Juta dopo il servizio al tempio. Giovanni accompagnò sua madre per un tratto di strada, quindi, ricevuta la materna benedizione ed un bacio, se ne ritornò allegramente alle sue solitudini. Appena rientrata alla sua dimora, Elisabetta apprese l’orribile notizia dell’assassinio del suo sposo. Profondamente scossa dall’orrore e dall’enorme dolore, la santa Donna ritornò disperata dal figlio col proposito di passarvi il resto dei suoi giorni. Non molto tempo dopo ella morì nel deserto e fu sepolta dall’Esseno dell’Oreb. Giovanni, rimasto senza genitori, si addentrò ancor più nel deserto. Lo vidi aggirarsi sulla sabbia in riva ad un piccolo lago, infine si immerse nell’acqua, mentre i pesci gli accorrevano vicino come vecchi amici. il Battista visse presso quel lago per molto tempo; nel bosco vicino si era costruito con rami d’albero una rudimentale capanna per viverci e trascorrere le notti. La capanna era bassa ed angusta, bastava appena come meschino giaciglio. Spiriti ed Angeli aureolati e vestiti di luce chiarissima venivano a trovarlo; il predecessore di Gesù parlava spesso con loro senza timore o stupore, ma con umile devozione. Pareva che quegli spiriti gli insegnassero molte cose e specialmente richiamassero la sua attenzione su certi oggetti degni di particolare considerazione. il suo bastoncino, al quale era assicurato il ramoscello collocato orizzontalmente con scorze d’albero, aveva assunto la forma di una croce. Una nipote di Elisabetta era andata a vivere nella dimora disabitata in Juta. Questa casa era disposta assai bene. Quando Giovanni si fece adulto andò per l’ultima volta a rivedere il tetto paterno, poi si allontanò internandosi nel deserto dove rimase finché ricomparve nel mondo degli uomini.

116 – Matarea: la Santa Vergine scopre una fonte vicino alla sua dimora. Due Angeli annunciano a Gesù la morte di Erode

Anche in Matarea, in cui altra acqua non si conosceva che quella fangosa del Nilo, Maria fu esaudita nella sua preghiera rinvenendo una fonte naturale sotterranea. I primi tempi trascorsi in questo luogo furono veramente difficili innanzitutto per la scarsità d’acqua. Infatti la Santa Famiglia soffrì molte privazioni vivendo solamente di frutta e d’acqua pessima. Già da molto tempo, Maria e Giuseppe cercavano invano una fonte d’acqua pura; Giuseppe si era già preparato ad andare nel deserto con l’asino, dove presso il boschetto di erbe balsamiche avrebbe trovato l’acqua con cui riempire gli otri. Ma avendo la Santa Vergine pregato il Signore con molta insistenza, un Angelo le svelò l’esistenza di una fonte d’acqua dietro la loro abitazione. Subito dopo la rivelazione, oltrepassando la muraglia che circondava la casa, Maria discese in una bassa spianata dove in mezzo ad un cumulo di rovine si vedeva un vecchio e grosso albero. Ella teneva in mano una verga che portava all’estremità una paletta. Con questa battè il terreno presso l’albero e subito ne scaturì una fonte limpida e purissima. Piena di gioia, Maria corse ad avvertire Giuseppe che aprì meglio l’imboccatura della fonte. Quell’apertura, allora otturata, era gia esistita nei tempi antichissimi, infatti si conservavano ancora perfettamente alcune muraglie di un antico pozzo. Giuseppe la riaprì di nuovo e la circondò assai abilmente di pietre. Dalla parte in cui Maria aveva battuto il terreno quando si era avvicinata all’antico pozzo, si trovava una grossa pietra che sembrava fosse servita da altare per antichi culti. Qui la Santa Vergine metteva spesso ad asciugare al sole le vesti ed i panni di Gesù. La riapertura del pozzo rimase sconosciuta agli altri e se ne servì solo la Santa Famiglia, finché vidi Gesù condurre gli altri fanciulli in questo luogo benedetto e dare loro da bere in una foglia ripiegata in forma di cono. Quando i fanciulli raccontarono il fatto ai loro parenti, vidi giungere altra gente al pozzo, che da allora in poi servì principalmente ai Giudei di Matarea. Vidi anche quando Gesù per la prima volta portò l’acqua a sua madre: Egli si accostò di soppiatto al pozzo con un secchio, ne attinse l’acqua e la portò a sua madre mentre questa pregava in ginocchio. Vidi la Madonna commuoversi indicibilmente e, sempre rimanendo inginocchiata, lo pregò di non farlo più perché avrebbe corso il rischio di cadere nel pozzo. Gesù rispose che avrebbe avuto cura dui sé, ma che desiderava attingere l’acquya ogni qualvolta Lei ne avesse bisogno. Il piccolo Gesù prestava ai suoi genitori servizi di ogni specie con grande cura e attenzione. Quando Giuseppe lavorava non troppo lontano da casa ed aveva dimenticato qualche arnese, Egli subito glielo portava. Io credo che la gioia dei genitori per quel Figlio così diligente fosse tanto grande da alleviare loro ogni altro dolore. Vidi Gesù recarsi parecchie volte ad un paese ebreo, distante circa un miglio da Matarea, per scambiare il lavoro di sua madre con il pane. I numerosi animali feroci che si aggiravano in quei dintorni non solo non gli facevano del male ma si comportavano con Lui amichevolmente. Lo vidi giocare perfino con i serpenti. A cinque o sei anni Egli si recò per la prima volta da solo al paese ebreo, due Angeli gli apparvero lungo la via e gli comunicarono che Erode il Grande era morto. Gesù allora si inginocchiò e pregò; quel giorno egli indossava una tunica di color bruno, ornata di fiori gialli, che gli aveva confezionato la Santa Madre. Il Pargoletto divino non rivelò questa vicenda ai suoi Genitori, forse per umiltà o per il divieto degli Angeli, perché non dovevano ancora abbandonare l’Egitto.

117 – Il pozzo di Matarea

Il pozzo di Matarea fu dunque di nuovo riattivato grazie al miracolo operato dalla Santa Vergine. Benché fosse caduto in rovina da molto tempo era ancora internamente murato. Vidi che anticamente quando Giacobbe aveva soggiornato in Egitto, precisamente in quello stesso luogo, egli aveva scoperto il pozzo e aveva compiuto un sacrificio sulla grande pietra che lo copriva. Al tempo in cui Abramo era andato a vivere in Egitto, aveva eretto le sue tende proprio presso il pozzo di Maratea e là aveva istruito il popolo radunato. Per alcuni anni Abramo aveva dimorato in questo paese insieme a Sara, a numerosi fanciulli e ragazze, le cui madri erano rimaste nella Caldea. Temendo che a causa della bellezza di Sara, sua consorte, gli Egiziani avrebbero potuto assassinarlo, aveva detto che questa era sua sorella. Non era falso perché Sara era veramente sua sorella adottiva ed era figlia di Tharah, padre di Abramo e di un’altra madre16. Il re aveva fatto condurre Sara nel suo castello e voleva prenderla in moglie. Allora Sara ed Abramo pregarono Dio; subito dopo il re, le sue mogli, e tutte le donne della città si ammalarono. Quando il sovrano chiese agli indovini quale fosse la causa di tanto male, gli fu risposto che la causa era la moglie di Abramo. Il re allora gliela restituì, pregandolo di abbandonare subito l’Egitto, poi~hé egli riconosceva in Abramo la protezione degli dei. Abramo gli rispose che non poteva lasciare l’Egitto se prima non avesse avuto l’albero genealogico della sua famiglia, e narrò in qual modo quell’albero fosse colà pervenuto. Il sovrano, consultati i sacerdoti, fece restituire ad Abramo quanto gli apparteneva, domandandogli il permesso di poter tenere nei suoi scritti memoria dell’avvenimento. Così Abramo ritornò col suo seguito nel paese di Canaan. Già all’epoca della Santa Famiglia, i lebbrosi conoscevano il pozzo di Matarea quale fonte taumaturgica assai efficace per guarire la loro malattia. Molto tempo dopo in questo luogo fu innalzata una piccola chiesa cristiana. Presso l’altare vi era l’entrata attraverso la quale si accedeva all’antica dimora di Maria. il pozzo era circondato da case, e le proprietà terapeutiche dell’acqua continuarono per secoli ad essere usate con grande efficacia contro numerose malattie, in particolare la lebbra. Alcuni, lavandosi con quell’acqua, perdevano subito il fetore che emanava dal loro corpo. Quest’uso perdurò ancora ai tempi dei Maomettani. Vidi che i Turchi tenevano sempre accesa una luce nella chiesa di Matarea; essi temevano persino qualche sciagura se avessero trascurato di accenderla. Nei tempi odierni il pozzo è finito lontano dall’abitato, circondato da molti alberi selvatici.

118 – Il ritorno della Santa Famiglia dall’Egitto

Sebbene Erode fosse morto già da qualche tempo, il pericolo non era interamente cessato. Per San Giuseppe e la sua Famiglia la dimora in Egitto si rendeva sempre più pesante. Queste popolazioni, tra le quali essi vivevano, praticavano un orribile rito che sacrificava perfino i fanciulli malati o nati con qualche difetto fisico. Qualcuno addirittura per dar prova dell’assoluta devozione, sacrificava i propri figli sani. In Egitto inoltre si celebravano cerimonie segrete assai indecenti. Vidi che anche alcune comunità ebraiche residenti in questo paese non erano esenti da simili orrori. San Giuseppe si occupava assiduamente dei suoi lavori di falegname. Però, quando rientrava a casa, continuava a lamentarsi perché non gli era stata corrisposta la paga pattuita, sebbene avesse lavorato diligentemente. Immerso nel suo dolore, egli s’inginocchiava all’aria aperta e pregava Dio in un luogo solitario, affinché lo sollevasse dall’angoscia che l’opprimeva. Una notte gli apparve in sogno un Angelo assicurandolo che poteva far ritorno a Nazareth, soggiunse che non aveva nulla da temere poiché sarebbe stato assistito dal mondo celeste. Vidi Giuseppe comunicare la notizia a Maria e a Gesù; poi vidi la preparazione del viaggio con quella solita celerità e sottomissione come erano abituati. Quando fu nota la decisione della loro partenza, molte persone assai afflitte si recarono da loro a congedarsi. Portarono molti doni in piccoli vasi fatti di corteccia d’albero. Notai che il dolore della gente era veramente profondo, molti erano Ebrei ed altri erano pagani convertiti. Altri, invece, come gli Ebrei caduti in idolatria, erano convinti che la Santa Famiglia era dedita alla stregoneria e possedesse l’assistenza del più potente degli spiriti maligni; perciò appresero con grande gioia la notizia della partenza. Fra le brave persone che venivano ad offrire i loro doni, vi erano le madri dei fanciulli che erano stati compagni di gioco di Gesù. Particolarmente mi ricordo di una donna molto ricca, il cui nome era Mira. Ella chiamava suo figlio ‘figlio di Maria"; questi era Diodato, allora ancora un fanciullo. La donna regalò a Gesù alcune monete triangolari di diversi colori; mentre le riceveva, il Signore guardava in viso sua Madre. Giuseppe insieme con la Famiglia prese la via del ritorno; portavano con loro l’asino carico di bagagli. Giunti a Eliopoli continuarono verso il sud di quella città, fino all’altra fonte scaturita in seguito alle preghiere di Maria. Adesso i dintorni erano divenuti ameni e verdeggianti; la fonte, come un ruscello, scorreva attorno ad un giardino di forma quadrangolare circondato da cespugli di erbe terapeutiche. In mezzo al giardino crescevano pure delle palme fruttifere di datteri, sicomori e altra frutta. Le piante di balsamo erano alte come viti di media grandezza. Giuseppe faceva con la corteccia d’albero dei piccoli vasi coperti di pece, erano assai lisci alla superficie e di bella apparenza. Durante le soste, egli si occupava di questo lavoro. I vasetti potevano avere varie utilizzazioni. Vidi Giuseppe appenderli ai ramoscelli rossicci delle piante terapeutiche; in questo modo raccoglieva le gocce di balsamo che stillavano dal tronco e servivano da bevanda lungo il cammino. La Santa Famiglia si fermò parecchie ore in questa magnifica oasi. Vidi la Madonna lavare alcuni oggetti che poi mise ad asciugare. Dopo essersi ristorati all’onda limpida della fonte, riempito l’otre ed i vasetti di balsamo, ripresero il cammino proseguendo sulla strada principale. Nelle numerose visioni relative al viaggio di ritorno, vidi la Santa Famiglia camminare senza incontrare alcun pericolo. Una tavoletta sottile di legno, posta sul capo ed assicurata da un panno che si allacciava sotto il mento, difendeva i tre Viaggiatori dai raggi cocenti del sole. Gesù indossava un abitino color bruno e portava scarpe di corteccia che gli aveva fatto Giuseppe; queste ricoprivano solo la metà del piede. Maria non portava scarpe ma semplici suole sotto le piante dei piedi, legate ai polpacci da cordicelle. Era afflitta perché il Santo Bambino camminava spesso sulla sabbia cocente, perciò si fermava spesso a vuotargli le scarpe dalla sabbia. A volte lo metteva seduto sull’asino affinché si riposasse. Li vidi attraversare molte città e passare vicino a delle altre. Fra le numerose che udii, ricordo adesso solo il nome di Ramesse. Passarono anche un piccolo fiume che avevano guadato in senso inverso durante la fuga verso l’Egitto, e che, proveniente dal mar Rosso, si versava nel Nilo. Giuseppe non voleva ritornare a Nazareth ma intendeva stabilire la sua dimora nella città natia di Betlemme; aveva però i suoi dubbi nel realizzare questo progetto, avendo sentito dire nella Terra Promessa che in Giudea regnava a quel tempo Archelao, uomo assai crudele. Giunti a Gaza, vi si trattennero per tre mesi. Molti pagani abitavano questa città. Giuseppe era indeciso e pensava di stabilirsi a Betlemme, sebbene fosse stato più prudente vivere a Nazareth per evitare la minaccia del crudele Archelao. Allora un Angelo apparve in sogno a Giuseppe e lo esortò a ritornare a Nazareth senza indugiare. Egli seguì l’esortazione celeste senza più alcun dubbio. Anna ed alcuni altri parenti erano i soli a conoscere la dimora in Gaza della Santa Famiglia. Quando avvenne il ritorno a Nazareth della Santa Famiglia, Gesù aveva quasi otto anni.

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/emmerick///lavitadellamadonna/index.php

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