Cap. 6

CAPITOLO 6

(La vita di Maria secondo le rivelazioni di A. K. Emmerick)

 

95 – La cerimonia al tempio – Simeone La partenza della Santa Famiglia alla volta di Nazareth

Come la Legge prescriveva, si avvicinava il giorno in cui la Santa Vergine doveva presentare il suo Primogenito al tempio. Maria si dispose per il viaggio, che sarebbe poi continuato verso Nazareth. La sera di domenica 30 dicembre, i pastori ricevettero i doni che Anna aveva donato alla Santa Famiglia. Giuseppe aveva avuto cura di pulire e di liberare da tutti gli oggetti la grotta, la caverna di Maraha e quella laterale. Anzi vidi che ripulì anche il suolo. Tra la domenica e il lunedì 31 dicembre, Maria e Giuseppe si congedarono dai sacri luoghi, destinati a divenire oggetto di devozione per tutta la Cristianità. Entrati per l’ultima volta nella grotta, stesero il tappeto sul posto dove era nato il Bambino e pregarono in ginocchio, poi ripeterono la cerimonia sullo stesso luogo dove era stato circonciso. Spuntava appena il giorno quando la Santa Famiglia lasciò quei luoghi tanto significativi. La Vergine era adagiata trasversalmente sulla groppa dell’asino, tra alcuni involucri e tappeti che gli anziani pastori avevano preparato per il viaggio. Giuseppe le pose in grembo il Bambinello e la Madonna lo contemplò felice; il Santo Pargoletto era avvolto nell’ampio velo. I pastori prima di accomiatarsi accompagnarono commossi la Sacra Famiglia fino ad un certo punto. Questa volta non presero la strada principale ma compirono un largo giro, dalla grotta a quella di Maraha, dirigendosi poi verso il sud di Betlemme affinché nessuno potesse osservarli.

30 gennaio.

Durante la giornata ho visto la Santa Famiglia avanzare assai lentamente sulla strada che da Betlemme conduce a Gerusalemme, cosicché suppongo si siano fermati spesso. A mezzogiorno riposarono su alcune panche che circondavano un pozzo coperto. Due donne, avvicinatesi a Maria, le offrirono dei piccoli vasi contenenti del balsamo e dei pani. L’offerta che Maria recava al tempio si trovava in una cesta caricata sull’asino. La corba aveva tre scompartimenti, due dei quali pieni di frutta e il terzo rinchiudeva in un graticcio due tortorelle. Verso sera li vidi passare innanzi a Gerusalemme; essi l’aggirarono dal lato di mezzogiorno, mantenendosi a una distanza di circa un quarto d’ora dalla città. Poi li vidi entrare in una piccola casa situata vicino ad un vasto dormitorio pubblico. Questa casa era abitata da due coniugi senza figli; essi accolsero Maria con un’esplosione di giubilo. Erano Esseni, parenti di Giovanna Chusa. L’uomo era occupato come giardiniere e aveva un compito di responsabilità relativo alla cura delle strade di Gerusalemme. Vidi che la Santa Vergine rimase quasi sempre sola con Gesù in una stanza; aveva disteso il Bambino su un tappeto. Era assorta in preghiera come se si preparasse alla cerimonia sacrificale. Ebbi delle chiare visioni di Angeli che comparvero in quella stanza per adorare Gesù. Frattanto io ricevetti interiormente tutte le istruzioni per l’accoglimento spirituale dei Santi Sacramenti. Vidi Maria Santissima assorta in profonda estasi e, sebbene non possa assicurarlo, credo che vedesse gli Angeli e fosse entrata in comunione con loro. I coniugi che ospitavano la santa Coppia usarono per la Madre di Dio ogni possibile premura e cortesia, credo che essi avessero l’intuizione della santità del bambino Gesù. Verso le sette di sera ebbi una visione relativa a San Simeone: lo vidi assai vecchio e magro e portava la barba corta; era sacerdote ma senza distinzione di rango; aveva moglie e tre figli già adulti, dei quali il più giovane aveva quasi vent’anni. Simeone dimorava vicinissimo al tempio; lo vidi attraversare uno stretto ed oscuro corridoio che lo conduceva all’interno del santuario, entrò in una piccola cella a volta scavata nello spessore della muraglia. In questa cella vi era solo una finestrella dalla quale si poteva guardare nel tempio sottostante. Mentre il vecchio Simeone restò inginocchiato, rapito nella preghiera, gli apparve un Angelo il quale lo avverti che il prossimo Bambinello offerto al tempio sarebbe stato il Messia dell’umanità. L’Angelo comunicò inoltre a Simeone che dopo aver veduto il Messia sarebbe avvenuto il suo trapasso. Vidi quella piccola cella inondata di luce e San Simeone raggiante di gioia. Ritornato alla sua abitazione pieno di giubilo, il vecchio raccontò a sua moglie ciò che gli era stato annunciato. Quando la consorte si allontanò per riposarsi, egli si mise di nuovo a pregare. Vidi anche la profetessa Anna pregare nella sua cella mentre aveva una visione sulla presentazione di Gesù al tempio. Ho visto alcuni devoti Israeliti flagellarsi, ma senza gesti violenti o di rabbia.

2 febbraio.

L’alba del nuovo giorno non era ancora sorta quando la Santa Famiglia, accompagnata dalla devota coppia di Esseni, si diresse al tempio di Gerusalemme. Conducevano con loro l’asino carico. Entrarono in un cortile circondato da una muraglia; Giuseppe ed il suo ospite condussero l’asino in una stalla vicina, mentre Maria veniva accolta amorosamente da una donna attempata. La Vergine fu condotta insieme col Bambino in un corridoio coperto che immetteva all’interno del tempio. Siccome tutto era ancora immerso nell’oscurità, si servirono di una lanterna. Il vecchio sacerdote Simeone, pieno di santa attesa, corse ad incontrare Maria Santissima, e scambiate con Lei alcune allegre parole strinse vivamente al petto il Bambinello. L’ annuncio che aveva avuto dall’Angelo il giorno precedente l’aveva reso pronto all’accoglienza del promesso Bambino e delle pie donne. Simeone indossava la lunga veste che usavano portare i sacerdoti quando non erano occupati nel servizio divino. Io l’ho veduto altre volte nel tempio come vecchio sacerdote di rango non molto elevato, ma che si distingueva per la sua grande umanità e semplicità d’insegnamento. Allora la Santa Vergine fu condotta dalla donna attempata nell’atrio in cui doveva avvenire la presentazione. Le sue antiche maestre, Anna e Noemi che abitavano in questa parte del tempio, corsero ad incontrarla. Simeone1 che frattanto si era allontanato, venne nuovamente a prendere la Beata Vergine e la condusse nel luogo dove solitamente si benediceva il primogenito. Anna, cui Giuseppe frattanto aveva consegnato il cesto con le vittime sacrificali, e Noemi li seguirono. Giuseppe entrò per un’altra porta e si recò al lu ogo destinato agli uomini. Nel tempio era stato tutto disposto per la cerimonia. La sala in cui aveva luogo il sacrificio, era grande come la chiesa maggiore di Dùlmen. Lungo le pareti ardevano numerose piccole fiaccole disposte a forma piramidale. Dinanzi ad una specie di altare vidi alcuni sacerdoti che aprirono una cassa quadrangolare, dalla quale ne uscirono numerosi oggetti. Montarono così una specie di vasto tavolo su cui posero un gran piatto; poi lo ricoprirono con un panno rosso cui sovrapposero un velo bianco trasparente, tanto lungo da toccare il suolo. Ai quattro angoli del tavolo vennero poste delle torce ardenti, ed in mezzo due piatti ovali e due ceste. Tutti questi oggetti furono tolti da vari scomparti della cassa, dalla quale trassero anche gli abiti sacerdotali che collocarono sopra un altro altare. L’altare provvisorio del sacrificio era circondato da un graticcio. Ai due lati della sala si vedevano sedili disposti a diversa altezza, dove alcuni sacerdoti erano assorti in orazione. Allora Simeone, dopo aver fatto attraversare il graticcio a Maria, che teneva in braccio Gesù avvolto in un velo azzurro, fece deporre il Santo Bambino in una navicella sul tavolo dove arde-vano le lampade. In quel momento, come un improvviso apparire del sole, un indicibile splendore riempì il tempio. Percepii allora la presenza di Dio in quel luogo e, sopra il bambino Gesù, vidi il cielo aprirsi e lasciar scorgere il trono della Santissima Trinità. Subito dopo Simeone condusse Maria nella sala destinata alle donne; la sala aveva delle aperture come grate. La Vergine vestiva un abito azzurro, portava sul capo un velo bianco ed era interamente avvolta in un lungo manto color gialliccio. Recatosi all’altare sul quale avevano posto gli abiti sacerdotali, Simeone e tre altri sacerdoti si abbigliarono per la cerimonia. Portavano al braccio una specie di piccolo scudo ed in testa un berretto diviso nel mezzo da una larga fessura. Uno di essi si pose dinanzi all’altare del sacrificio, un altro si collocò dietro, mentre gli altri due si posero ai lati del tavolo e pregarono per il fanciullo. Allora Anna, accostatasi alla Madonna, le diede il cesto delle vittime; Maria avanzò con questo fino all’altare dei sacrifici e qui si fermò. Simeone quindi, guidò la Santa Vergine davanti all’altare su cui depose le sue offerte. In uno dei piatti ovali fu posta la frutta, nell’altro alcune monete, e le tortorelle furono lasciate nel canestro. Mentre Maria e Simeone erano rimasti dinanzi all’ara, il sacerdote che stava dietro, levò dalla navicella il Bambino e lo sollevò in alto volgendolo verso varie parti del tempio. Dopo aver pregato a lungo su Gesù, lo consegnò a Simeone che a sua volta lo restituì alla Santa Madre. Quindi il sacerdote celebrante prese una pergamena da un leggio e lesse alcune preghiere per la Vergine e per il Santo Bambino. La Madonna, aureolata di luce celeste, seguì Simeone alla balaustra dove Anna l’attendeva per condurla alla sala destinata alle donne. Nel vestibolo frattanto vidi radunate altre venti donne per il sacrificio dei loro neonati. Giuseppe restava ritirato nel luogo destinato agli uomini. Innanzi all’altare maggiore i sacerdoti incominciarono ad incensare e pregare; gli altri religiosi seguivano con i gesti la preghiera. Finita la cerimonia, Simeone si recò da Maria Santissima e, rapito in un’estasi di gioia, prese il Bambino tra le braccia. Poi rivolto verso il Cielo ringraziò il Signore in questo modo: "Signore, permetti che il tuo servo muoia in pace, poiché ora i miei occhi hanno visto la salvezza che Tu vuoi donare ai popoli, la luce che deve illuminare i pagani e la gloria del popolo tuo, Israele". Dopo aver benedetto San Giuseppe e Maria, Simeone rivolse alla Vergine queste parole: "Il Santo Bambino sarà causa di caduta per molti in Israele, per molti altri invece causa di risurrezione e sarà assai contrastato, perché saranno svelati i pensieri di molti cuori. La tua anima poi verrà trapassata dalla spada del dolore ed allora i cuori di molti si convertiranno al vero Dio!". Quando Simeone ebbe finito il suo discorso, la profetessa Anna, mossa da divino entusiasmo, parlò a lungo del Bambino e chiamò Maria: "Donna beata". Tutti furono inteneriti e mostrarono la massima devozione guardando Gesù e Maria, bella e raggiante come una rosa celeste. Perfino i sacerdoti espressero entusiasmo, sebbene sembrasse che l’Evento non fosse loro sconosciuto. La Santa Famiglia agli occhi del popolo fece una semplice offerta al tempio; ma Giuseppe diede in segreto al vecchio Simeone e ad Anna alcune lamine d’oro triangolari per sostenere le vergini povere che venivano educate al tempio. Vidi la Santa Vergine col Bambino accomiatarsi da Anna e Noemi nel cortile. Quindi la Santa Famiglia partì subito alla volta di Nazareth. Non ho veduto quali offerte fossero state fatte dalle altre famiglie presenti al tempio per il sacrificio dei loro fanciulli, però sento che ciascuna di loro ebbe una grazia speciale e più tardi subiranno la ferocia erodiana. La cerimonia al tempio termmò alle nove del mattino; la Santa Famiglia fece la prima tappa a Bethron. Giuseppe però continuava a sperare in cuor suo di stabilirsi a Betlemme.

96 – Notizie sul viaggio di ritorno dei Santi Magi e la morte di Simeone

Sulla riva di un fiume vidi i Santi Magi che celebravano una cerimonia religiosa. In quel luogo vi era una grande casa circondata da altre più piccole. Il primo tratto del viaggio fu percorso rapidamente dalle carovane dei Magi, poi si mossero più lentamente. Mi parve di vedere alla guida delle carovane un fanciullo vestito di luce raggiante; parlava talvolta con i Magi. Li vedo lasciare a destra un paese che mi viene indicato con due lettere: "Ur".

3 gennaio. La morte di Simeone.

Simeone aveva tre figli, il maggiore aveva circa quarant’anni ed il minore venti. Ambedue servivano nel tempio e si mantennero sempre amici sinceri di Gesù e dei suoi discepoli; furono suoi seguaci fin dopo l’Ascensione al cielo. Uno di essi preparò a Gesù ed ai discepoli l’agnello dell’ultima Pasqua. Quando Gesù fu chiamato al Cielo e scoppiò la prima persecuzione contro i Cristiani, vidi i figli, oppure i nipoti di Simeone, impegnarsi in favore dei seguaci del Redentore. L’anziano sacerdote era unito da legami di parentela con il padre di Serapia (poi chiamata Veronica) e, per mezzo di quest’ultimo, era in parentela anche con Zaccaria. Quando San Simeone, dopo la profezia su Gesù, ritornò alla propria abitazione, si ammalò. Nonostante fosse afflitto dalla malattia si intrattenne a lungo in gioia estatica a discorrere con la moglie ed i figli. Durante la notte, vidi le ultime ore della sua vita su questa terra. Dopo aver fatto le ultime raccomandazioni alla moglie ed ai figli, il vecchio sacerdote si mise a parlare del Santo Bambino, Salvatore d’Israele, e di tutto quello che l’Angelo gli aveva annunciato. il suo aspetto irradiava splendore e grave allegrezza. Lo vidi morire tranquillo nelle braccia della sua famiglia che si rassegna-va a tanto necessario dolore. Un’aureola di luce circondava il letto di San Simeone nel momento del suo trapasso; numerosi sacerdoti ebrei che pregavano vicino al suo capezzale ne furono illuminati. Quando spirò, il suo corpo venne trasportato in una stanza vicina e collocato su di un’asse traforata, lo si ricoprì di un panno, sotto il quale fu lavato con panni bagnati. In tal modo il corpo veniva lavato senza che mostrasse le sue nudità. L’acqua, scorrendo attraverso i fori dell’asse, finiva in un sottoposto bacino di rame. Finita tale operazione, ricoprirono il suo corpo di grandi foglie verdi e lo circondarono di fuscelli di erbe, poi l’avvolsero come un fanciullo in un lenzuolo che gli strinsero intorno al corpo con delle bende. Alla sera Simeone fu sepolto. Alcune persone munite di fiaccole portavano la bara, un po’ diversa da quelle nostre. Vidi il corteo funebre muoversi in modo più spedito di come facciamo noi. Il sepolcro che doveva accogliere il corpo di San Simeone era posto non lontano dal tempio, consisteva in una nicchia scavata nel centro di un piccolo rialzo di terra in cui la porta era praticata trasversalmente. La parete interna era costruita in un modo particolare, e sebbene più rudimentale, aveva qualcosa di simile con le pareti ruvide che ho veduto nel primo chiostro di San Benedetto. Le pietre della parete erano di vario colore e simili a quelle della cella che Maria Santissima aveva abitato nel tempio. Il sepolcro era molto piccolo. In occasione di queste cerimonie funebri solitamente si offriva al corpo mortale alcune monete, pietruzze ed anche cibi preparati.

97 – Arrivo della Santa Famiglia da Anna

La Santa Famiglia giunse di sera a casa di Anna nei pressi della valle di Zabulon. Si celebrò una piccola festa di famiglia. Sul tavolo ardeva una lampada. Vidi il marito di Anna che si occupava degli ospiti. Maria Heli era assente. Poiché Giuseppe e Maria intendevano fermarsi per qualche tempo, tolsero il carico all’asino. Tutti furono felici di vedere il Santo Bambino, ma la loro gioia era silenziosa perché proveniente dalle profondità del cuore. Mai ho veduto questa gente abbandonarsi troppo all’impeto di un sentimento emozionale, qualunque esso fosse. Vidi poi un piccolo banchetto cui parteciparono anche alcuni sacerdoti. Fra le donne che mangiavano in una stanza separata riconosco Maria Heli e sua figlia Maria di Cleofa; poi vidi un’altra donna che abitava nel paese di Elisabetta e l’ancella di Maria, quella che era alla grotta di Betlemme. Oggi ho visto partire Giuseppe con Maria, il Santo Bambino e l’ancella alla volta della dimora di Nazareth, portavano con loro due asini carichi.

Il giardino di San t’Anna; riflessioni personali della Veggente

Oggi, mentre pregavo, mi trovai assorta in uno stato di estasi profonda e mi vidi in spirito presso una giovane coppia afflitta da una grave malattia mortale; se fossero morti avrebbero lasciato sola la vecchia madre senza alcun sostegno. Conoscevo questa famiglia, da molto tempo non ne avevo più notizie. Siccome nei casi dolorosi invoco sempre l’aiuto di Sant’Anna, mi vidi nella sua casa e potei contemplare il giardino con gli alberi carichi di pere, di prugne e di altra frutta. Nonostante la stagione fosse rigidissima, colsi la frutta abbondante e meravigliosa e la portai ai due giovani sposi, i quali subito la gustarono e guarirono. Dopo diedi il resto di quella frutta a molte persone che conoscevo e ad altre che mi erano ancora sconosciute; tutti ne furono assai confortati. Probabilmente questo è il simbolo delle grazie che si ricevono attraverso l’intercessione di Sant’Anna. Forse fui condotta nel giardino della Santa Madre di Maria per cogliere la frutta delle sue grazie perché ella è la protettrice dei casi dolorosi. Nel suo giardino si coglie la frutta della salvezza e di ogni verità. Quando colgo la frutta nei giardini dei Santi comprendo che a queste grazie sono anche aggiunte le sofferenze.

98 – Sulla stagione in Palestina

Quando la Veggente fu interrogata dal "pellegrino" intorno alla stagione in Palestina, così rispose:

"Vedo spesso pioggia e nebbia, talvolta anche la neve, che presto si dilegua. Vedo pure alberi senza foglie carichi di frutta. Qui si miete già quando da noi è appena primavera. Durante l’inverno vedo gli uomini camminare avvolti in ampi mantelli che ricoprono anche la testa."

6 gennaio.

Maria si è recata in visita a sua madre verso mezzogiorno. Vedo Anna che ha tra le braccia il Santo Bambino. Verso sera la Santa Vergine si prepara per il ritorno a casa; la via che Maria si appresta a percorrere è assai amena e lunga circa mezz ‘ora di cammino attraverso una zona collinare e verdi prati. Frattanto Anna ha mandato alcuni domestici a Nazareth con altri viveri per Giuseppe e Maria. Oh! Com’è commovente tutto quello che avviene nella Santa Famiglia! Maria è una tenera madre per il Bambino Divino e una fedele ancella per Giuseppe, a sua volta quest’ultimo è il più affezionato amico e il più umile servo della Vergine. Con quanto affetto la Madonna stringe in grembo il Santo Pargoletto! A questa visione l’animo di molta gente mi pare duro e orribile.

99 – Preghiera e purificazione della Santa Vergine Maria

Il simbolismo della festa della purificazione di Maria Santissima mi appare assai difficile da spiegare. Quando contemplo la Chiesa Cattolica la vedo come un grande tempio trasparente in cui si celebra una grande solennità. Il tempio ondeggia sulla terra come se fosse sul mare ed è pieno di Cori angelici che circondano festosi la Santissima Trinità. Mentre continuo a vedere il simbolo della Santa Trinità sento la presenza di Gesù che mi consola. Vedo l’Incarnazione del bambino Gesù tenuto unito al tempio trasparente da un raggio di luce. Al centro del tempio vedo apparire un altare che non è esattamente come quelli che abbiamo nelle nostre chiese. Su questo c’è un piccolo albero dalle larghe foglie, simile a quello del peccato originale nel paradiso terrestre. Quando la Vergine appare dinanzi all’altare con il Santo Bambino tra le braccia, l’albero dalle larghe foglie si china ed inaridisce. Vedo poi un Angelo d’alta statura, ornato di sacri ornamenti e con il capo circondato da una corona, il quale si avvicina a Maria Santissima e ricevendo Gesù tra le braccia lo depone subito sull’altare. In questo stesso istante il Fanciullo dispare nella Santa Trinità. Allora l’Angelo porge alla divina Madre un globo rilucente su cui vi è l’immagine del Santo Bambino avvolto in fasce. Con il globo lucente tra le mani, Maria si dirige sull’altare librandosi nell’aria. Subito dopo vedo giungere da ogni parte poverelli che consegnano alla Vergine dei ceri accesi. Ella, a sua volta, li passa al Bambino assiso sul globo lucente. I numerosi lumi diffondono un’aureola di luce magnifica e intensa intorno a Maria e al Santo Bambino. È una cerimonia solenne e ricca di splendore. La Vergine Santissima ha un ampio mantello che scende in larghe pieghe al suolo. Io credo che l’inaridirsi dell’albero della scienza di fronte all’apparizione di Maria, e la trasformazione del Santo Fanciullo offerto sull’altare della Santissima Trinità, simbolizzino la pace e la nuova Alleanza fra l’uomo e Dio. L’offerta dei ceri da parte dei poveri alla Madre divina, e da Lei consegnati a Gesù affinché illumini il mondo, simbolizzano la consacrazione dei poveri all’illuminazione del mondo e l’intercessione della Vergine presso suo Figlio. Vedo infine le fiammelle divenire una sola fiamma che rischiara l’universo.

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/emmerick///lavitadellamadonna/index.php

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