Cap. 5, parte I

CAPITOLO 5

(La vita di Maria secondo le rivelazioni di A. K. Emmerick)

 

Secondo gli studiosi biblici incerto ancora sarebbe il numero dei Magi e leggendario il carattere regale. I nomi attribuiti loro dalla tradizione popolare compaiono solo verso il VI secolo e sono: Gaspare, Melchiorre e Baldassare. Il primo arabo, il secondo persiano e il terzo indiano. Storicamente i Magi sono i sacerdoti del mazdeismo; si pensa che essi ne furono addirittura gli stessi fondatori. La condizione sacerdotale raggiunta mediante un rito sacrificale avrebbe conferito loro poteri supernormali. Il nome "Magi" deriva da "maga", attribuito ai greci che, quando entrarono in contatto con i persiani, li definirono appunto come "magici" (da maghiskos). Alcuni scrittori cristiani dell’antichità esprimono differenti pareri, collocando il paese d’origine dei Magi in Arabia, in Persia oppure in Caldea. Nel V secolo il papa San Leone presenterà i Magi come "le primizie della Gentilità" (Sermone XXXV,2). Nel corso dei primi secoli cristiani le raffigurazioni pittoriche li presentano in generale vestiti con l’abito consueto dei Persiani. Si specifica spesso il significato simbolico dei loro doni: la mirra allude alla morte o al sacerdozio, l’oro alla regalità, l’incenso alla divinità. Dalla loro comparsa ci vorranno otto secoli perché la leggenda fissi il loro numero, i loro nomi e le funzioni. In Oriente, dove lo studio in senso mitico delle stelle rimane tutt’ora molto più diffuso che in Occidente, il "Libro della Caverna dei tesori" (VI secolo) racconta che i Magi avevano visto una stella (costellazione) che raffigurava una fanciulla con un bambino che portava una corona. Andarono a cercare oro, incenso e mirra, che Adamo ed Eva avevano posto in una caverna per il giorno in cui fosse sorta quella costellazione, e partirono per Betlemme. I Magi sarebbero poi stati battezzati dall’apostolo Tommaso e lo aiutarono ad evangelizzare il loro paese. Un ‘altra leggenda, di provenienza armena, precisa che essi erano tre fratelli e rappresentavano tre popoli differenti. I tre Santi Re sono invocati contro la grandine, le tempeste e i pericoli dei viaggi, contro la stregoneria e i malefici. Proteggono anche dalla febbre, dal mal di testa, dall’epilessia e dalla morte improvvisa. Secondo la Tradizione Cristiana le reliquie dei loro corpi sarebbero state conservate a Milano, poi con Federico Barbarossa sarebbero state traslate a Colonia. Nel 1903 alcune ossa dei Magi furono restituite a Milano. Questi personaggi sono ricordati incisivamente nel Vangelo di Matteo (2,1-12) come visitatori e adoratori del bambino Gesù.

66 – Visioni di Suor Anna Caterina Emmerick degli antenati dei Santi Re, cinquecento anni prima di Cristo

Una volta ebbi la grazia di vedere quanta misericordia ebbe Dio con i pagani. Gli antenati dei tre Re Magi, cinquecento anni prima del Natale di Cristo, erano assai ricchi e potenti, avevano riunite sotto un solo scettro numerose province. Essi abitavano in accampamenti di tende; invece l’altra tribù che viveva ad oriente del mar Caspio, aveva gli abitati di pietra perché le abitazioni erano esposte allo straripamento delle acque. Questi popoli dediti all’astronomia, avevano usanze culturali molto crudeli: immolavano i vecchi, gli storpi e perfino i fanciulli. Il rito da loro in uso era veramente orrendo: avvolgevano i bambini in una veste bianca e li ponevano in una caldaia dove li facevano cuocere. Nei tempi successivi, quando fu predetta a quei ciechi la nascita del Salvatore, tali riti tremendi furono finalmente aboliti. Tre figlie di re, dotate di spirito profetico, ebbero tutte contemporaneamente la certezza che nel futuro sarebbe sorta una stella da Giacobbe, e che una Vergine senza opera d’uomo avrebbe generato il Salvatore. Esse vestivano tuniche e lunghi mantelli, andavano predicando per quei paesi il miglioramento dei costumi ed annunciavano l’arrivo del Salvatore. Dissero inoltre che un giorno sarebbero giunti i servi del Signore ed avrebbero mostrato il vero culto da tributarsi a Dio. Predissero molte altre cose fin dopo gli avvenimenti dei nostri tempi. Le profezie delle tre vergini accennavano ad una certa costellazione ed alle alterazioni che sarebbero conseguentemente venute. Ne provenne quella costante osservazione degli astri che veniva fatta dalla sommità del colle. Seguendo le indicazioni simboliche delle costellazioni, e i vari cambiamenti stellari, i padri delle veggenti introducevano riforme e cambiamenti nel tempio, nel culto e negli addobbi. Offrivano pure sacrifici alla futura Madre del Salvatore, continuando però con il loro culto sanguinoso. Il tempio era costituito da una tenda che veniva cambiata continuamente con stoffe di diverso colore. Tra le riforme più importanti operate alla loro antica tradizione si annovera il passaggio della loro festa di riposo dal giovedì al sabato (questo fatto mi parve molto significativo). Conosco anche il nome pagano di questo giorno: tanna o tannada. Gesù venne al mondo nell’anno 3997.

67 – Adorazione dei pastori

Visioni di domenica mattina, 25 novembre.

Alle primi luci dell’alba, i tre capi dei pastori arrivarono alla grotta dov’era nato Gesù portando i doni che avevano raccolto e che consistevano in animaletti somiglianti a caprioli o forse capretti, in ogni modo diversi da quelli che conosciamo noi. Avevano il collo lungo, occhi piccoli e chiarissimi, pelle finissima e corporatura snella. I pastori li conducevano legati da lunghe e sottili cordicelle. inoltre portavano sulle spalle degli uccelli uccisi e legati insieme su lunghe aste. Sotto al braccio ne portavano altri più grossi, ancor vivi. Vidi pure altri doni. San Giuseppe si affrettò ad accoglierli cordialmente: i pastori gli dissero che erano venuti ad adorare il Bambino della promessa messianica, rivelato loro dagli Angeli durante la notte. Quindi offrirono quello che avevano portato; Giuseppe accettò umilmente i doni e condusse i pastori dalla Vergine e dal bambino Gesù vicino alla mangiatoia. Quei devoti, impugnando ancora i bastoni, si genuflessero in grande umiltà, contemplando in adorazione per lungo tempo il Santo Bambino; senza poter proferire parola dinanzi a tanta magnificenza e luce. Istintivamente intonarono l’inno che avevano udito quella notte dall’Angelo ed un salmo molto bello. Quando si congedarono la Vergine porse nelle loro braccia il Bambino, ed essi, dopo averlo contemplato, glielo restituirono piangendo di gioia. Poi lasciarono la grotta commossi.

Domenica sera, 25 novembre. La Veggente trascorse la giornata in gravi sofferenze fisiche e spirituali, appena cadde in estasi disse di essere stata trasportata in Terrasanta e di aver visto Gesù tentato dal demonio nel deserto. Quasi contemporaneamente disse di vederlo pure come neonato nel presepio venerato dai pastori della torre. Dopo aver pronunciato queste parole, l’estatica con rapidità sorprendente, si levò dal suo giaciglio e corse alla porta della sua stanza chiamando le persone che si trovavano nell’anticamera: "Venite presto! Venite ad adorare il Bambino; Egli è qui, vicino a me!". Parlando con un entusiasmo incredibile, ritornò subito a letto tutta raggiante e prese a cantare il Magnificat, il Gloria, e alcuni altri inni semplici ma dal significato commovente e profondamente mistico. Il giorno seguente con voce chiara e dai toni mielati, Suor Emmerick continuò a narrare.

I pastori con le loro famiglie avevano recato molti doni: uccelli, uova, miele, tessuti di vari colori, fascetti di piante con grandi foglie. Queste piante avevano delle spighe ripiene di grossi grani. Vidi ancora i pastori inginocchiati dinanzi al Bambino intonare Salmi assai graditi all’orecchio, il Gloria e alcuni cantici dai versi molto brevi. Io cantai con loro: "O fanciullino, tu sei del colore della rosa e ci appari quale piccolo araldo della Salvezza". Nel congedarsi si inchinarono in religioso silenzio come se avessero voluto baciare il Santo Bambino.

68 – I tre Pastori aiutano San Giuseppe mentre le donne essene servono la Santa Vergine

Lunedì 26 novembre.

Oggi ho visto i tre pastori aiutare Giuseppe a migliorare le condizioni della Caverna del Presepio ed in quelle laterali. Anche presso la Santa Vergine vidi parecchie pie donne occupate nell’aiutarla. Erano donne essene che abitavano in una valle ad oriente della Grotta del Presepio, vivevano in piccolissime grotte scavate nella rupe dove il monte scendeva più scosceso; istruivano i fanciulli della loro comunità religiosa. San Giuseppe, come sappiamo, le conosceva fin dal tempo della sua giovinezza. Le pie donne si alternavano nel cucinare, lavare i panni e servire come potevano la Santa Famiglia.

69 – L’ancella di Anna giunge da Maria Santissima – La violenza di Erode

Visioni di martedì 27 novembre.

Mentre Giuseppe e Maria stavano contemplando il Bambino Divino, l’asino ad un tratto chinò il capo fino al suolo, inginocchiandosi con le zampe anteriori. A questa straordinaria devozione dell’animale, vidi la santa Coppia piangere di commozione. Alla sera, un anziano e l’ancella di Anna giunsero alla grotta, provenienti da Nazareth. Essi portarono una gran quantità di cose necessarie a Maria. Il vecchio servo, piangendo di gioia, ripartì subito per portare la lieta novella ad Anna, mentre l’ancella rimase ad aiutare la Santa Vergine.

Mercoledì 28 novembre.

Parecchie persone giunsero da Betlemme, tra le quali vidi alcuni emissari di Erode giunti per verificare la fama del Bambino miracoloso. In seguito ai discorsi dei pastori il santo Evento era divenuto pubblico. Maria, con l’ancella e Gesù, lasciò la grotta rifugiandosi nella caverna laterale. Quando giunsero gli emissari di Erode trovarono nella grotta solo Giuseppe con alcuni pastori e, dopo averlo beffato vilmente per la sua povertà e semplicità, andarono via. Maria rimase nascosta nella caverna laterale per circa quattro ore.

Questa sera la Veggente, dall’assopimento estatico in cui si trovava, ebbe un brusco risveglio e così esclamo:

"Erode ha fatto assassinare un dignitario nel tempio che aveva spesso protestato contro le usurpazioni del tiranno. Lo fece chiamare a Gerico per motivi diplomatici e lo fece assassinare mentre era in viaggio. Il tiranno aumentò così la sua influenza sul tempio impiegando nelle alte cariche due dei suoi figli naturali, che erano Sadducei".

70 – La Circoncisione di Cristo – Il santo nome: "Gesù" Visioni di giovedì 29 novembre.

Il padrone della bettola, dove avevano alloggiato ultimamente Giuseppe e Maria, si recò a visitare il Santo Bambino. Si era fatto preannunciare da un servo con molti doni. Frattanto tutti gli abitanti delle valli e dei paesi circostanti, venuti a conoscenza dell’Evento, accorsero alla grotta a riverire il nascituro.

Sabato 1 dicembre.

Dopo mezzogiorno, sono giunte molte altre persone. Calata la sera, le donne prepararono il banchetto sotto un pergolato dinanzi alla grotta; il pergolato era stato sistemato da Giuseppe e dai pastori fin dai giorni precedenti. Era giunta la fine del settimo giorno dalla santa Nascita e, secondo la tradizione ebraica, allo spuntare dell’ottavo giorno il fanciullo doveva essere circonciso. Giuseppe infatti era andato a Betlemme ed era ritornato insieme a tre sacerdoti, con loro c’erano anche un anziano ed una donna che nella sacra cerimonia sembrava avesse il compito di nutrice. La donna portava con sé una specie di sedia ed un grosso piatto di pietra di forma ottangolare, sul quale vidi collocati gli oggetti necessari alla circoncisione. I medesimi furono disposti sulle stuoie che coprivano il terreno dove aveva luogo la cerimonia. La sedia era come una cassa che quando si apriva formava un largo sedile. Fu coperta con un panno rosso. La pietra ottangolare aveva due piedi di diametro. Nel centro della medesima vi era un incavo coperto da una lastra di metallo che conteneva in piccoli scompartimenti tre astucci ed un coltello di pietra. La pietra venne collocata sopra uno sgabello a tre piedi coperto da un tappeto. Terminata la preparazione, i sacerdoti salutarono Maria e il bambino Gesù. Li vidi parlare affabilmente con la Vergine, e commossi presero il Bambino nelle loro braccia. Poi cominciò il banchetto sotto il pergolato, una folla di popolo era presente come vuole la tradizione, Giuseppe ed i sacerdoti distribuivano doni e cibarie finché tutto fu diviso. Il sole frattanto tramontava e il suo disco mi parve rosso e immenso, molto più grande di come ci appare nel nostro paese. Notai che quando fu bassissimo la Caverna del Presepio ne fu interamente irradiata.

Domenica 2 dicembre.

Nella grotta le lampade accese, le preghiere e i cantici si protrassero fino al mattino successivo. La Santa Vergine era timida e smarrita. Erano le prime luci dell’ottavo giorno dopo la nascita di Gesù, ed aveva custodito sul petto, in una piega del mantello, un panno che serviva per avvolgere il Santo Bambino e tergergli il sangue. La pietra ottangolare fu ricoperta dai sacerdoti da un panno rosso e superiormente da uno bianco mentre risuonavano ininterrotte le preghiere e i cantici della cerimonia. La Vergine avanzò velata e depose nelle mani dell’ancella il Bambino con il panno che serviva a fasciarlo. Dopo aver ripetute le preci, l’ancella a sua volta lo passò a Giuseppe e questi alla nutrice, che distese il Bambino ricoperto da un velo sulla pietra ottangolare. Giuseppe teneva fermo il Bambino per la parte superiore del corpo. A destra e a sinistra, stavano in ginocchio due sacerdoti, ciascuno dei quali teneva un piedino del Bimbo, mentre quello che compiva la sacra cerimonia stava in ginocchio dinanzi al medesimo. Sollevata la piastra che ricopriva la pietra ottangolare, il sacerdote sacrificante alzò i tre astucci contenenti l’acqua per la ferita e l’unguento. Il coltello aveva il manico e la lama di pietra. La punta ad uncino del coltello operò il taglio. Una seconda ferita fu fatta al Bambino con l’unghia tagliente del dito del sacerdote, che succhiò la piaga e l’asperse con l’acqua, strofinandola poi con un altro rimedio che prese dall’astuccio per rimarginare la ferita. Ciò che era stato staccato col coltello fu riposto tra due laminette concave di color bruno ma risplendenti. L’oggetto venne poi consegnato alla Vergine. La cosiddetta "nutrice", fasciata la piaga, avvolse il Fanciullo Divino nel panno fino alle ascelle. Il velo che Gli copriva la testa fu avvolto intorno al corpo. Infine, quando Gesù fu posto sulla pietra ottangolare, ricominciarono le preghiere. Sebbene l’Angelo avesse detto a Giuseppe che il Bambino doveva chiamarsi Gesù, il sacerdote non accettò subito il nome ma continuò la preghiera affinché Dio l’illuminasse nel modo giusto. Allora la figura luminosa di un Angelo, comparendo al sacerdote, gli presentò allo sguardo interiore una tavoletta simile a quella che vediamo sulla Croce, sulla quale stava scritto: Gesù. Il religioso parve profondamente commosso e, illuminato dalla divina ispirazione, scrisse il santo nome su una pergamena. Frattanto il Santo Bambino piangeva disperatamente, Giuseppe lo prese e lo passò dalle mani dei sacerdoti a quelle di Maria, la quale con altre due donne se ne stava in fondo alla grotta. La Vergine cercò di acquietare il Bambino porgendogli il proprio petto. La cerimonia si concluse quando la Madonna pose il Bambino sulla pietra ottangolare e i sacerdoti incrociarono le mani sopra di Lui, poi lo riconsegnarono a Maria Santissima. Giuseppe porse a Maria anche i pannolini intrisi di sangue e la nutrice conservò le filamenta sanguinose. Ricominciata la preghiera ed i canti solenni, si affacciava timidamente il nuovo giorno. L’asino durante la solenne cerimonia era rimasto legato in un angolo della spelonca. Vidi i sacerdoti, illuminati dalla luce dello Spirito Divino, che con Giuseppe e i pastori si rifocillavano sotto il pergolato. Durante la mattinata si presentarono all’ingresso della grotta numerosi poveri, e pure questi furono rifocillati. Vidi poi una quantità di medicanti sporchi e luridi che giunsero alla grotta attraverso la valle dei pastori. Sembrava che si dirigessero ad una festa che aveva luogo a Gerusalemme. I mendicanti dopo aver ricevuto da Giuseppe molti doni e il desinare, posero molte domande indiscrete, inoltre bestemmiarono ed oltraggiarono tutti. Non so chi fossero costoro, ma mi fecero un’impressione assai triste. La notte seguente il Santo Bambino fu molto inquieto, lo vidi piangere assai per il dolore. La Santa Vergine e Giuseppe se lo scambiavano tra le braccia e lo confortavano. La donna che aveva avvolto Gesù nei pannolini ritornò per rinnovare le fasciature.

71 – Elisabetta giunge alla grotta. Visioni di lunedì 3 dicembre.

Seduta sopra un asino condotto da un vecchio servo, vidi Elisabetta dirigersi verso il presepe. Era partita da Juta. Giuseppe l’accolse con gran cortesia e immensa fu la gioia delle due donne nel ritrovarsi. Piangendo di commozione, la sposa di Zaccaria strinse al seno il bambino Gesù. Fu preparato per lei il giaciglio vicino al luogo dove era nato il Salvatore. La culla dove dormiva adesso Gesù veniva posta spesso su un alto piedistallo, simile a quei cavalletti che si usano per segare la legna. Da qui il bambino Gesù era contemplato dai più intimi che poi Lo accarezzavano e pregavano. Vidi anche quando Maria era stata in una culla tenuta in simile modo.

Martedì 4 dicembre.

Ieri sera ed oggi ho visto le due sante donne assorte per molto tempo in adorazione dinanzi al Santo Bambino. Esse parlavano spesso di quell’Evento meraviglioso. Io mi sentivo con loro, ed ascoltavo con vera gioia quanto dicevano. Maria narrò ad Elisabetta tutto ciò che le era accaduto, e quando le spiegò le difficoltà che aveva trovato nella ricerca di un ricovero per la notte a Betlemme, Elisabetta pianse amaramente sulla durezza degli uomini. Poi le raccontò molte cose che si riferivano alla santa Nascita di Gesù, e di alcune circostanze, come del momento dell’Annunciazione quando aveva la sensazione che il cuore le scoppiasse nel petto e si sentiva invadere da un’inesprimibile voluttà. La Beata Vergine confessò ad Elisabetta che in quel momento si senti portar via dagli Angeli nelle regioni Celesti, e contemporaneamente fu totalmente cosciente della propria nullità. Le manifestò inoltre il vivo desiderio della salvezza che provò quando vide apparire la figura del proprio Fanciullo avvolta dalla luce dello Spirito Divino. Allora Elisabetta le disse: "Tu fosti graziata nel tuo parto più delle altre donne; anche il parto di Giovanni, sebbene non doloroso, fu diverso del tuo". Anche oggi ho visto ancora molti di quegli orribili ceffi erodiani; essi sono passati dinanzi alla porta e hanno chiesto doni, poi li ho sentiti insultare e bestemmiare. Giuseppe ha rifiutato loro qualsiasi cosa. Numerosi personaggi di posizione elevata erano partiti da Betlemme affollandosi verso sera intorno alla grotta; siccome Maria non voleva farsi vedere da loro, corse a nascondersi nella grotta laterale a quella del presepio. Vidi la Santa Vergine uscire col Bambino e recarsi nell’altra caverna. Giuseppe vi aveva fatto degli accorgimenti, l’ingresso era assai più angusto: quattordici gradini immettevano in un piccolo antro, poi si accedeva in un locale più grande di quello del presepio. Maria Santissima entrò in questa caverna e adagiò il bambino Gesù in una specie di conca scavata nel terreno. Alcune volte il Fanciullo era nudo, tranne una fascia attorno al corpo, altre volte lo vidi fasciato interamente. Spesso giungeva anche la nutrice; Maria divideva i doni con lei, che a sua volta li distribuiva ai poveri di Betlemme.

72 – I Magi si mettono in viaggio verso Betlemme

Visioni comunicate dalla Veggente al pellegrino nell’anno 1821. La Veggente stabilì il giorno dell’Evento un mese prima della data ecclesiastica, cioè il 25 novembre. In quel giorno stesso vide partire i Magi per la Giudea. Sempre secondo le sue contemplazioni, Suor Caterina ritenne che il viaggio dei tre Re fosse durato circa un mese, diversamente dalla tradizione ufficiale dei tredici giorni che intercorrono tra il Natale e l’Epifania.

Mentre costruivo il piccolo presepio nel convento vidi i Santi Re dirigersi verso Betlemme seguendo la stella.

Visioni del 25 novembre.

Nella notte della vigilia del santo Natale, mentre tutto era già pronto per il lungo viaggio, due Magi scrutavano ancora gli sterminati campi del cielo stellato. Erano sulla torre piramidale e guardavano attraverso lunghi cannocchiali la stella di Giacobbe che aveva una coda. Questa era apparsa ai loro occhi quasi divisa in due parti, in entrambe si scorgeva la figura di una grande Vergine luminosa, dinanzi alla quale aleggiava un Bambino raggiante di luce. Dal fianco destro del Fanciullo usciva un ramo sul quale, a guisa di fiore, si trovava una torre dalle molteplici entrate. Vidi che la torre, a poco a poco, si trasformava in una città. Era la Gerusalemme celeste! Appena comparso questo simbolo i due Magi partirono senza indugi. Theodeko, il terzo Re, che abitava a circa due giorni di viaggio più ad oriente, appena vide il simbolo partì in tutta fretta per raggiungere le carovane degli altri Magi.

26 novembre.

Colta da un’estasi profonda, mi addormentai e mi trovai nella grotta vicino alla Madonna, la quale una volta mi aveva concesso di tenere tra le braccia il Pargoletto che stringeva al suo cuore. Era notte quando giunsi da Lei: Giuseppe aveva appoggiato il capo sul braccio destro e dormiva; egli era nella piccola stanza accomodata a destra presso l’entrata. Maria era desta e sedeva al solito posto vicino al presepio, tenendo il Bambino stretto al seno e sotto il velo. Durante il giorno, parte del suo giaciglio arrotolato in forma di grande guanciale le serviva per sedersi. La pregai ardentemente in ginocchio di concedermi un po’ il Bambino fra le braccia. Nonostante sapesse come era forte il mio desiderio, continuando a contemplare il Santo Fanciullo non volle darmelo, forse perché stava allattandolo. Io al suo posto avrei fatto altrettanto. Mi sovviene allora che i tre Magi, animati dal loro sentimento devozionale, erano in marcia per raggiungere la Vergine e il Santo Bambino. Nei cuori dei tre devoti Re il desiderio salvifico intenso e puro era stato alimentato dalla fiamma dell’attesa dei loro padri. Sentivo interiormente aumentare il desiderio ardente di trovarmi vicino a loro. Cosicchè, finita la mia preghiera, scivolai pian piano fuori dalla grotta con ogni cautela per non disturbare la Santa Famiglia; dopo un lunghissimo cammino raggiunsi la carovana dei tre Santi Re. Fu in questo viaggio che vidi molte cose sui costumi e le abitudini di alcuni popoli, nonché sui riti profani che essi tributavano agli idoli. Fui dapprima condotta verso mezzogiorno, in un paese che non conoscevo e dove mai ero stata. Era sabbioso e sterile. Si vedevano disseminati sulla collina dei piccoli villaggi composti da capanne di vimini dal tetto di giunchi, abitate da poche famiglie. Non vidi molti alberi, ma alcune grandi piante sotto le quali tenevano gli idoli. Mi sembrò che questa gente vivesse ancora in uno stato molto selvaggio perché si alimentava con la carne di uccelli rapaci. La loro carnagione era color rame, i capelli giallo volpino, la statura bassa ed erano quasi tutti grassi, ma notai che erano agili e attivi. Non ho visto che avessero con loro animali domestici o greggi. Il loro dorso era nudo e le donne avevano il petto coperto da una fascia dai diversi colori. Strisce gialle e verdi erano cucite e ricamate sulla parte anteriore della veste, la quale aveva nel mezzo una fila di bottoni e terminava a punta sulle spalle. Il ricamo era assai grossolano, simile a quello degli antichi paramenti sacerdotali. Costoro fabbricavano con i germogli di un piccolo albero tappeti rudimentali, che poi vendevano in città. Vidi i loro idoli collocati sotto gli alberi. Questi avevano la testa di un bue dalle lunghe corna, la bocca era aperta, il corpo traforato da immensi buchi, ed inferiormente, in una larga apertura, ardeva il fuoco che serviva ad abbrustolire le vittime dei sacrifici. Vidi anche idoli più piccoli, alcuni a forma di uccelli e di draghi, un cane a tre teste ed un lungo serpente avvolto nelle proprie spire. All’inizio del viaggio mi parve di avere alla destra un grande fiume dal quale mi allontanavo sempre più. Abbandonato questo paese di selvaggi, la via che percorrevo nello spirito conduceva sempre più verso l’alto, finché ascesi un monte di bianchissima sabbia ricoperto di mucchi di pietruzze nere che sembravano cocci di vasi e di tazze. In questo luogo la mia attenzione fu attirata da alcuni alberi dal tronco coperto di foglie di enorme grandezza e dalla forma piramidale. Ho veduto pure altri alberi con le foglie lisce a forma di cuore. Giunsi quindi in un paese con pascoli di enorme estensione; vidi in questa terra alcune colline dove pascevano greggi innumerevoli. Sembrava che ci fosse gran cura delle viti, essendo queste ben disposte su regolari terrapieni e circondate da siepi intrecciate. I proprietari abitavano in capanne dal tetto liscio e dalle porte di vimini. Le capanne erano rivestite di stoffa di lana bianca, simile a quella che avevo visto intessere dal popolo selvaggio. L’accampamento era disseminato sul vasto pianoro interrotto da estese boscaglie e da bassi boschetti, le tende erano poste in circolo intorno ad una di maggiori dimensioni. Gli armenti erano di genere diverso. Vidi pecore ricoperte da fiocchi di lana bitorti e con lunghissime code; animali con le corna che parevano capretti ed erano grassi come agnelli, e altri quadrupedi simili ai cavalli della steppa. Vidi cammelli ed elefanti, anche bianchi, rinchiusi entro uno steccato rudimentale; erano addomesticati e venivano adoperati solamente per gli usi domestici. Ebbi la percezione che quei greggi, gli animali ed i campi, appartenessero tutti ad uno dei Magi partiti per Betlemme. Alcuni pastori indossavano giubboni lunghi fino alle ginocchia. Suppongo che durante l’assenza del loro sovrano, alcuni sovrintendenti avessero l’incarico di controllare e contare i capi. Infatti vidi giungere sul luogo delle persone vestite in modo distinto, avvolte in lunghi mantelli, le quali esaminavano tutto ed ascoltavano il rapporto dei singoli pastori. I sovrintendenti entravano nella tenda più grande e scrivevano le loro osservazioni sulle tavolette. I branchi e le greggi si contavano e si controllavano pure vicino alla tenda principale. Arrivai nella notte sui pascoli dei Magi; regnava un profondo silenzio su quelle pianure. Vidi molti pastori che dormivano sotto le tende mentre altri si muovevano cautamente fra le bestie sonnolenti che giacevano vicine sulla prateria. Vidi i pastori contemplare il cielo notturno disseminato di astri luminosi, mentre le miti pecorelle distese al suolo, con lo sguardo obbediente, seguivano i movimenti di costoro che le guidavano. Fui pervasa di commozione a quella scena riportando alla mente il Buon Pastore, il quale non riposò fino a quando non ebbe ritrovato la pecorella smarrita e l’ebbe ricondotta all’ovile. Il Padre Celeste e misericordioso aveva inviato il suo Unigenito affinché si incarnasse per riportare all’ovile le pecorelle traviate, assumendosi, quale Agnello di Dio, le colpe di tutta l’umanità. I Re di questi pastori erano partiti la notte antecedente, illuminati dalla stella prodigiosa. Le lunghe zampe dei cammelli rompevano il profondo silenzio della notte del deserto. La carovana, attraversando con passo celere l’accampamento, si arrestò vicino alla tenda principale. I cammelli del campo, risvegliati al rumore improvviso, si alzarono rivolgendo il lungo collo; udii anche il belare delle pecore e degli agnelli ridestati. Scesi dalle loro cavalcature, alcuni dei frettolosi arrivati scossero dal sonno i pastori che riposavano sotto le tende. Frattanto i più vicini fra i guardiani notturni erano accorsi alla tenda principale. Dopo poco tempo tutto il campo fu sveglio: vidi numerose persone che, ancora sonnolenti, si strinsero intorno ai sopraggiunti e discorrevano con loro accennando alle stelle. I nuovi arrivati parlavano di una certa costellazione o apparizione che era comparsa in cielo e che era già sparita. Questi uomini facevano parte della carovana di Theodeko che giungeva da quel paese lontano. I viaggiatori chiesero ai pastori quale tratto di strada potevano aver già percorso Mensor e Sair. Theodeko infine, dopo aver preso alcune informazioni, decise di dirigersi ad un punto dove i tre erano soliti incontrarsi nelle occasioni particolari.

73 – Altre visioni sui tre Magi – Il viaggio prosegue

Nella notte tra il 27 e il 28 novembre, mentre spuntava l’aurora, Theodeko ed il suo seguito raggiunsero Mensor e Sair in una città antica in rovina. Vidi numerose alte colonne disposte in fila. Le porte sotto le torri quadrangolari erano per metà diroccate e dappertutto erano disseminate delle belle statue che non mostravano le posizioni goffe dello stile egiziano, bensì erano fatte bene con un certo atteggiamento molto espressivo. il terreno era sabbioso e ricoperto da mucchi di sassi. In mezzo alle rovine vidi in agguato, accovacciate, certe persone che mi parvero ladri ben addestrati alla rapina. Indossavano solo una pelle di animale intorno al corpo ed avevano in mano degli stocchi. Erano di color bruno, di bassa statura, muscolosi e assai agili. Vidi le tre carovane dei Magi congiungersi al centro della città. Allo spuntar del giorno abbandonarono questo luogo e proseguirono frettolosi il viaggio. Molti poveri di questa zona, che erano stati allietati dalla generosità dei tre sovrani, si aggregarono alle carovane. Dopo una mezza giornata di viaggio, i Magi pensarono di riposare per un giorno intero. In questa città piena di rovine, poco dopo la morte di Cristo, l’apostolo Giovanni mandò Saturnino e Jonadab (il fratellastro di Pietro) a predicarvi il Vangelo. Theodeko aveva una carnagione di un bel color giallo; lo ricordo ammalato nella sua tenda quando, trentadue anni dopo, Gesù andò a visitare i tre Magi. Ogni Re era seguito da quattro parenti. Vidi anche persone d’alto rango accompagnate a loro volta da servi e cammelli. Fra i numerosi giovani del seguito, ricoperti solo da una fascia ai fianchi, vedo Eleazaro del quale posseggo una reliquia. Egli subirà il martirio.

Quando Anna Caterina fu interrogata dal suo confessore sui nomi dei Santi Re così rispose:

"Mensor, quello dai colore bruno, dopo la morte di Cristo, fu battezzato da San Tommaso con il nome di Leandro; Theodeko, dal colore giallo e di età avanzata, accolse dallo stesso San Tommaso il nome di Leone. il moro, che quando giunse Gesù, era già morto, si chiamava Seir, ovvero Sair".

Il confessore allora le domandò: – E quest’ultimo come fu chiamato all’atto del battesimo? –

Egli era già morto e non ebbe altro battesimo che quello dell’intenzione".

Allora il confessore soggiunse: – Questi nomi non li ho mai sentiti da quando sono al mondo, ho sempre saputo che si chiamavano "Gaspare, Melchiorre e Baldassare".- Suor Emmerick così gli rispose:

"Si sono chiamati così, perché questi sono nomi simbolici che corrispondono ed esprimono precisamente il loro carattere: il primo è "amorevole"; il secondo: "si aggira dolcemente intorno"; il terzo significa: "pronto con la volontà ad aderire a quella di Dio".

La Veggente pronunciò queste parole con grande allegria, accompagnando l’espressione di ciascun nome col gesto e stendendo la mano fuori dal letto.

Visioni del 28 novembre.

Dopo una mezza giornata di cammino dalla città delle statue, i tre Magi e le loro carovane entrarono in un paese molto più fertile. Io mi sentii unita alle loro carovane. Vidi che in questo paese le abitazioni dei pastori erano numerose e disseminate, fatte di pietre bianche e nere. La carovana andava accostandosi ad un pozzo della pianura, vicino al quale si trovavano numerose capanne assai vaste e aperte da un lato. Tre di queste erano disposte al centro di tutte le altre; mi parve che fosse un luogo destinato alla sosta delle carovane. Ognuna delle tre carovane dei Magi era presieduta da cinque persone, compreso il sovrano, il quale aveva cura di ogni cosa, presiedeva alle riunioni ed impartiva gli ordini. I componenti di ogni tribù al seguito dei Magi, avevano un colore di carnagione diverso dalle altre, come erano diversi pure nel vestito. Tutti portavano sandali molto aperti, i piedi nudi erano sormontati da cordicelle sottilissime che li mantenevano legati alle suole. Persone di alto rango sedevano comode sul carico degli animali e impugnavano un bastone per distinguersi. Portavano alla cintola sciabole, coltelli e borse. Costoro erano seguiti da bestie grandi quasi come cavalli, cavalcate da servi e schiavi che stavano seduti sul carico degli animali stessi. Le carovane si fermarono intorno ad una vasca chiusa da un coperchio, che fu aperta da un uomo che aveva accompagnato la carovana fin dalla città diroccata; così dietro il pagamento di un’imposta le bestie poterono abbeverarsi. Poi tolsero dai somari delle ceste contenenti le provviste e da quelle mangiarono, mentre dei vasi di pietra furono riempiti di foraggio e posti davanti agli animali. Quella gente aveva trasportato molte provviste anche per le proprie cavalcature. Vidi moltissimi pani ben conservati in scatole di cuoio, vasellami preziosissimi di un metallo giallognolo e tempestati di gemme, calici preziosi di cui si servivano per bere. Gli orli dei vasi erano muniti di pietre preziose di color rosso. Dopo che le bestie furono sazie e dissetate si accesero i fuochi. Vidi formare al centro del campo una grande pira di legname dove furono arrostiti numerosi uccelli. I tre sovrani e gli anziani distribuivano il cibo perfino ai loro servi e agli schiavi seduti un po’ in disparte. Mi sento commossa nel vedere l’amabile e infinita generosità dei Santi Re! Li vedo dividere i pasti con i poveri accorsi da ogni parte. E, come si fa con i fanciulli, porgono perfino alle loro labbra i vasi aurei per dissetarli.

74 – La lunghezza del viaggio

Ho saputo molte cose intorno ai Magi: Mensor era Caldeo, la capitale era Acaiaia, che giaceva su un’isola in mezzo ad un fiume. Nel suo castello Mensor abitava raramente perché preferiva vivere con i suoi pastori in mezzo alle greggi. il moro Sair abitava credo a Partherme (forse la pronuncia giusta era Parthiene o Parthomaspe), che era il suo paese natio. Un po’ fuori di questa città si trovava un lago. Sair era di carnagione nera e aveva labbra grandi e molto rosse, come i componenti di tutta la sua tribù; le popolazioni dei dintorni del paese di questo sovrano invece erano bianche. La capitale del regno non era molto grande. Theodeko, che invece era bianco, abitava nel paese posto assai più lontano, cioè nella Media, la quale se non erro mi sembra che si stendesse su due mari. Theodeko era il più ricco degli altri Re; dovette fare il maggior sacrificio per compiere il viaggio. Infatti egli avrebbe potuto recarsi a Betlemme seguendo la via diretta, ma preferì unirsi agli altri compiendo un giro vizioso per Babilonia. La posizione topografica dei tre regni formava una specie di triangolo. il viaggio dei Magi durò complessivamente circa settecento ore, vidi anche il numero sei, forse settecentosei, sedici o sessanta. Siccome viaggiarono spesso giorno e notte e avevano ottime cavalcature, percorsero questa distanza in soli trentatre giorni. La stella che li guidò, era come un globo luminoso, il quale sembrava sospeso ad un raggio radioso proveniente da un torrente di luce e guidato da una mano invisibile. Durante il giorno il globo luminoso superava la luce del sole. Considerando la lunghezza del viaggio mi parve quasi impossibile che potesse essere compiuto in così breve tempo, viste anche le difficoltà del terreno sul quale si muoveva la carovana. La stella si distingueva assai bene di notte, era di un colore rossiccio simile a quello della luna quando spira il vento forte; la sua coda era pallida e prolungata. Vidi i Magi ed il loro seguito percorrere spesso tratti di strada a piedi, muovendosi a capo scoperto e assorti in preghiera. Quando il terreno però ritornava ad essere buono, essi montavano di nuovo le loro cavalcature e proseguivano il cammino in modo molto più spedito. Altre volte li vedevo avanzare lentamente nella notte mentre intonavano inni di lode che, risuonando nell’ aria notturna, producevano una dolce emozione nello spirito.

75 – La carovana dei Magi – Il re di Causur

Visioni dal 29 novembre al 2 dicembre.

Nella notte dal 29 al 30 novembre, cioè dal giovedì al venerdì, mi vidi con la carovana dei Santi Re, non saprei descrivere mai abbastanza bene con quanta gioia, ordine e obbedienza essi compivano ogni minima azione. Durante la notte li guida sempre la stella con la lunga coda che tocca quasi la superficie terrestre. Quegli uomini eccellenti, ora la guardano silenziosi, altre volte ne parlano rispettosi dalle loro cavalcature, e talvolta le elevano inni di ringraziamento. Il tono del canto è lento e commovente, consta di note basse e altissime. Quel canto squarcia il silenzio delle notti stellate del deserto e lascia una profonda impressione nel cuore. Percepisco nel mio spirito il sottile e delicato simbolismo di quelle dolci note. Straordinariamente preciso e ordinato è il muoversi di quella carovana divisa in più gruppi. Ciascuno di questi è preceduto da un cammello molto alto e caricato di gravi pesi da ambo i lati della gobba, sulla quale siede uno dei capi della carovana impugnando uno stocco. A questo cammello seguono i cavalli e gli asini, tutti carichi, montati da persone dipendenti dal capo che siede sul cammello. Segue poi un altro gruppo e così via. I cammelli hanno un passo leggerissimo ma assai lungo, posano lo zoccolo duro sul suolo come se avessero cura di non rompere qualche cosa. Il corpo non si muove per niente e pare che le sole gambe abbiano movimento. La testa, sorretta dal lungo collo, accenna appena ad aver vita. Pure gli uomini della carovana agiscono in modo tranquillo, attenti a quello che fanno e senza occuparsi del futuro. Questo popolo in movimento, che segue i Magi e non conosce ancora il Signore, si muove pacifico e contemplante per essere da Lui redento e colmato di grazia. Noi invece, nelle nostre processioni, siamo disordinati, indifferenti e senza devozione alcuna. Vedo la carovana attraversare il paese di Atom, dove abitò Azaria, il sacerdote idolatra.

Venerdì 30 novembre.

La carovana si è fermata in un campo vicino ad un pozzo. Nelle vicinanze vi sono molte capanne, da una delle quali viene un uomo che apre il pozzo. Qui fanno fatto una breve pausa, si dissetano loro e gli animali, ma non scaricano nulla.

Sabato i dicembre.

La carovana prosegue il viaggio attraverso le pianure, mentre ieri l’avevo vista salire per erti pendii. Alla loro destra vedo dei monti e mi pare che scendendo si avvicinino ad una regione dove sono frequenti le abitazioni. Piante e pozzi fiancheggiano la via. Gli abitanti del luogo hanno steso dei fili fra un albero e l’altro, e con i medesimi intrecciano larghi tappeti. Questo popolo è adoratore degli idoli dalla testa di bue, e dona generosamente cibo a tutti i poveri che seguono la carovana dei Re. Mi meraviglio quando vedo che gettano i piatti tondi sui quali hanno mangiato.

Domenica 2 dicembre.

I Re giunsero presso una città, il cui nome risuonò al mio orecchio come "Causur"; essa consisteva in tende erette sopra un terreno pietroso. In questa città appunto si fermarono a visitare il sovrano. Dal momento che erano partiti dalla città antica in rovine fino a questo luogo, avevano percorso molte miglia in sole sessanta ore di marcia. Quando i Magi narrarono cosa avevano veduto, il re di Causur si meravigliò assai, e preso un cannocchiale vide egli stesso la stella ed in essa l’immagine di un Fanciullo con una croce. Allora costui li pregò che passassero di nuovo da lui al ritorno per riferirgli ciò che avevano veduto, poiché egli desiderava offrire a questo Santo Bambino altari e sacrifici. Sono curiosa di vedere se questo re manterrà la sua promessa! Sentii i Magi narrargli come avessero incominciato ad osservare il corso delle stelle.

76 – L’osservazione delle stelle presso i tre Magi. La stella di Giacobbe.

I progenitori dei Magi discendevano dalla stirpe di Giacobbe, anticamente vivevano nel Caucaso e possedevano diverse terre in paesi lontani. Circa 1500 anni prima della nascita di Cristo abitava quei luoghi una tribù degli antenati dei Magi. Il profeta Balaam viveva nei dintorni e uno dei discepoli ne diffuse le sue profezie, rivelando il significato della stella di Giacobbe che un giorno sarebbe sorta. La profezia trovò una favorevole accoglienza fra la gente di quella tribù. Fu quindi edificata un’alta torre sopra un monte, sulla quale molti savi astronomi facevano osservazioni sull’universo stellato per scrutare i simboli della stella. La torre aveva la base molto larga e la sommità molto stretta. Ho veduto le piccole celle dove i savi dimoravano ordinariamente per compiere i loro studi. Quelle ricerche, con i relativi sviluppi, passarono tradizionalmente di generazione in generazione. Vari avvenimenti però fecero in modo che a poco a poco l’interesse per l’osservazione degli astri fosse trascurata. Cinquecento anni prima della venuta di Cristo si diffuse invece tra questo popolo l’idolatria più crudele, giungendo al punto di sacrificare agli idoli i fanciulli per favorire la venuta del Bambino promesso. In questo tempo il popolo astronomo era suddiviso in tre famiglie lontane l’una dall’altra, governate da tre fratelli. Ciascuno di questi aveva a sua volta tre figlie profetesse che riaccesero nelle tre tribù la fiamma dell’amore per l’astronomia. Esse annunciarono pubblicamente la venuta della stella e del Santo Bambino discendente da Giacobbe. Allora tutti ripresero ad attendere la venuta del Santo Bambino nel modo più giusto e iniziarono di nuovo lo studio profondo del significato degli astri. Per diretta discendenza dai padri delle veggenti, videro la luce i tre Magi. Nel corso di quasi cinquecento anni, durante tutto il periodo che intercorre tra le profetesse e i Magi, continuò sempre attentamente l’osservazione delle stelle sulla torre costruita per uso comune. Questo studio serviva anche ad introdurre cambiamenti culturali nei riti religiosi del paese. Si notarono così segni meravigliosi negli astri. Purtroppo i sacrifici umani durarono fino alla concezione della Vergine Benedetta. Mentre i Magi davano spiegazioni su questi segni al re di Causur io ne vidi parecchi. Dalla concezione di Maria in poi, i simboli astronomici avevano fatto sempre più riferimento al prossimo santo Evento. Negli ultimi tempi, alcuni segni nel cielo simbolizzavano perfino i patimenti della Vergine e di Gesù.

77 – La scala di Giacobbe e i simboli primitivi dell’Avvento e della venuta di Maria

I Magi avevano avuto la visione della sommità della scala di Giacobbe che toccava una stella; così, dal numero dei gradini e dai simboli apparsi, seppero calcolare l’avvicinarsi dell’Avvento e della prossima apparizione della stella profetizzata da Baalam. Quando Maria Santissima fu concepita, i Santi Re videro l’idolo pagano della vergine con lo scettro e la bilancia piena di grappoli e di spighe; poco al di sotto di quest’idolo appariva l’immagine della Santa Vergine col Santo Bambino. Betlemme appariva allo sguardo dei Magi come un bel castello in cui stavano contenute quelle grazie che si diffondevano in tutto il mondo. Qui videro la Madonna col Santo Bambino, circondati da un’aureola di splendore, accogliere le offerte di numerosi sovrani che si prostravano ai loro piedi. I Re astronomi videro pure la Gerusalemme celeste, poi una via oscura e piena di sangue, di spine e di patimenti. Allora essi pensarono ingenuamente che la Gerusalemme celeste fosse il regno di questo Re sulla terra e credevano di poterla raggiungere con il loro viaggio. La via sanguinosa era stata da loro interpretata come il simbolo delle tribolazioni di questo lungo viaggio, senza immaginare che significasse la Passione di Cristo. I Magi videro sulla parte inferiore della scala di Giacobbe un simbolo che si riferiva alla fuga di Maria Santissima in Egitto. Vidi sulla scala di Giacobbe un gran numero di immagini, molte si riferivano alla Madonna nelle Litanie lauretane: il pozzo suggellato, il giardino recinto ed il simbolo dei Re che si scambiavano reciprocamente lo scettro ed i ramoscelli. Questi simboli apparivano nella costellazione ed erano seguiti attentamente dai Santi Magi, i quali appena videro quello dei Re e del Bambino con la croce si misero in viaggio senza più alcun dubbio. Questo simbolo era nella stella, che non era una cometa ma una meteora risplendente portata da un Angelo. Quando i Magi non la vedevano, erano guidati nello spirito dall’Angelo. Grande era la loro attesa, come pure grande fu la loro delusione quando notarono che tutti ignoravano il grande Evento. Giunti poi a Betlemme, quando invece del magnifico castello apparso nella stella videro una deserta spelonca, furono compresi da dolorosa incertezza. Ma appena videro il Santo Bambino ritornarono nella profondità della loro fede prostrandosi devoti dinanzi alla sua Luce. Le osservazioni che essi facevano delle stelle andavano sempre congiunte a digiuni, preghiere, rinunce e purificazioni. Le contemplazioni non consistevano nell’osservazione di una singola stella, bensì delle costellazioni. Quando queste osservazioni venivano fatte da persone senza purificazione spirituale e dal carattere grossolano, esse venivano assalite da violente convulsioni; a queste reazioni risale la prima causa delle orribili inumazioni di vittime. Altri però, come per esempio i Santi Re, non solo vedevano il simbolo riflesso evidente come uno specchio nella quiete profonda del loro animo, ma si sentivano inondati dalla grazia che li rendeva sempre più devoti e migliori nello spirito.

78 – Matta avverte l’arrivo dei Magi

Visioni da lunedì 3 a sabato 8 dicembre.

Appena i tre Re ebbero lasciato Causur, una lunga carovana di persone distinte che seguivano la stessa via si uni a loro. Ho visto l’enorme carovana congiunta snodarsi attraverso vaste campagne; il 5 dicembre hanno sostato presso un pozzo e abbeverato le bestie senza però togliere il carico.

In questi giorni, la venerabile Suor Emmerick intonò spesso nel sonno versi commoventi. Quando fu interrogata in merito, così rispose:

"Io canto come gli amati Santi Magi che intonano strofe piene di significato spirituale, per esempio: – Noi valicheremo i monti e ci prostreremo innanzi al nuovo Re. – Qualcuno inventa un altro versetto e lo canta; gli altri lo ripetono in coro; poi un secondo compone un altro verso, e così via, e proseguono il cammino alternando dolcemente i cantici". All’interno della stella che indicava loro la via, vidi la figura di un Bambino con una croce.

Mercoledì 5 dicembre.Maria intanto aveva avuto una visione che le annunciava l’arrivo dei Re; ciò avvenne mentre questi erano presso il sovrano di Causur. La Madonna vide anche che quest’ultimo aveva manifestato l’intenzione di erigere un altare a suo Figlio. Rese partecipi Elisabetta e Giuseppe dell’avvenimento e disse che voleva prepararsi a ricevere i Magi. Vidi Maria costretta a nascondersi di nuovo perché erano giunti alla grotta alcuni curiosi. Oggi ho visto giungere un servo a riprendere Elisabetta, che se ne è ritornata con lui a Juta. I giorni dal 6 all’ 8 dicembre passarono generalmente assai tranquilli. La Santa Famiglia fu sola eccetto l’umile ancella di Anna. Questa era una vedova di circa trent’anni, senza figli, legata ad Anna da parentela. Il defunto marito la trattava duramente perché lei si recava spesso dagli Esseni e pregava per la salvezza d’Israele. Dopo poco che egli l’aveva abbandonata, morì; allora Anna accolse la donna presso di sé. La vidi spesso alla grotta dedita al servizio della Santa Famiglia. in questi giorni non vidi più la canaglia arrogante che era venuta a bestemmiare e urlare chiedendo sempre più doni a Giuseppe. Vidi Giuseppe che celebrava il sabato con Maria e l’ancella alla luce del presepio. Sabato sera incominciò la festa della Dedicazione, Giuseppe appese dei candelabri in tre differenti posti della grotta e su ciascuno accese sette lumicini. Le Ebree allattano i bambini soltanto per poco tempo, vidi che anche Gesù, pàssati i primi giorni, ebbe per nutrimento un brodo fatto col midollo d’una pianta acquatica. Durante il giorno l’asino pascolava sul prato, rientrava nella grotta soltanto di sera.

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