Cap. 10, parte II

 

139 Maria e le pie donne si recano al Calvario

Quando Maria dopo l’incontro con Gesù svenne, Giovanna Cusa, Susanna e Salomè di Gerusalemme, con l’aiuto di Giovanni e del nipote di Giuseppe d’Arimatea, l’avevano sollevata e portata dietro il portone per salvarla dalla furia del popolo. La porta quindi si chiuse tra Lei ed il Figlio amatissimo. L’amore intenso per suo Figlio però, ed il desiderio di soffrire ogni cosa per Lui le diede la forza ardente di non abbandonarlo. Questa forza divenne soprannaturale, allora Lei si recò subito con le sue compagne nella casa di Lazzaro, dove si trovavano le altre pie donne che piangevano e gemevano con Marta e Maddalena; c’erano con loro anche alcuni fanciulli. In diciassette, tutte velate, le pie donne partirono per seguire la via della Passione. Le vidi incamminarsi piene di gravità ma risolute ed indifferenti alle ingiurie della plebaglia. Imponendo il rispetto del loro dolore, esse attraversarono il foro. Le vidi baciare il suolo dove Gesù era stato caricato della Croce e poi seguirono il cammino da Lui percorso. La Santa Vergine, con l’aiuto della sua speciale intuizione, guidava le pie donne lungo la Via Dolorosa mentre sentiva imprimersi vivamente nel cuore tutte le stazioni consacrate da qualche circostanza angosciosa della Passione di suo Figlio. Così, dalla profezia del vecchio Simeone si perpetua la tradizione della Chiesa, che ha origine nel cuore materno di Maria e delle sue compagne, e giunge fino ai nostri giorni. In ogni tempo gli Ebrei venerarono i luoghi consacrati da qualche azione santa o di cui ebbero cara la memoria, ponendovi delle pietre e recandovisi in processione a pregare. Allo stesso modo nacque il culto della Via Crucis, affermatosi tre volte per mezzo dei dolorosi pellegrinaggi delle pie donne, per servire i disegni di Dio sul suo popolo. Questo santo gruppo giunse alla casa di Veronica e vi entrò, frattanto anche Pilato e i suoi soldati rientravano, passando per quella strada. Quando Veronica mostrò alle sante donne il volto di Gesù impresso sulla stoffa, esse non poterono trattenere il pianto. Presero poi il vaso di vino aromatizzato, che a Veronica non era stato concesso di porgerGli, e tutte insieme si diressero verso la porta del Golgota. Il gruppo si era intanto ingrossato perché molte persone di buona volontà si erano unite alle pie donne. Io fui commossa nel vederli uniti e sfilare in un corteo ben ordinato lungo le viuzze della città. Infine questo gruppo di persone di buona volontà divenne quasi più numeroso di quello che seguiva Gesù. È impossibile descrivere il dolore della Madonna quando raggiunse l’altura e fu alla vista del luogo del supplizio. Ella risenti interiormente tutte le sofferenze di Gesù, aggravate dalla consapevolezza di dovergli sopravvivere. Maddalena, angosciata fino alle profondità dell’anima, divenne come ebbra di dolore, camminava inciampando ad ogni momento e passava per così dire da un’emozione all’altra, dal silenzio ai gemiti, dallo stupore alla disperazione, dai lamenti alle minacce, per cui le sue compagne erano obbligate a sostenerla continuamente e a proteggerla sottraendola agli sguardi indiscreti. Il grave corteo salì il Calvario dal lato di ponente, dove il pendio era più dolce, poi si suddivisero in tre gruppi, a ineguale distanza dalla piattaforma circolare dei condannati. La Madre di Gesù, sua nipote Maria, figlia di Cleofa, Salomè e Giovanni avanzarono fino alla piattaforma; Marta, Maria Hèli, Veronica, Giovanna Cusa, Susanna e Maria si tennero attorno a Maddalena che era fuori di sé; più lontano v’erano sette pie donne con le altre persone compassionevoli. I farisei a cavallo giravano intorno alla piattaforma e i soldati romani montavano la guardia. Quale spettacolo fu per Maria quel luogo di supplizio, quella terribile Croce, quei martelli, quelle corde, quei chiodi spaventevoli, quegli orridi carnefici seminudi e quasi ubriachi che compivano il loro lavoro usando le imprecazioni più selvagge! L’assenza di Gesù prolungava il martirio della Madre Santissima, perché Ella sapeva che viveva ancora e desiderava vederlo, tremando al pensiero dei tormenti che ancora lo aspettavano. Dal mattino fino alle dieci, ora in cui la condanna venne formulata, grandinò ad intervalli, poi, mentre si conduceva Gesù al supplizio, vidi il cielo rischiararsi; ma verso mezzogiorno una nebbia rossastra e fitta copri completamente il sole. Vidi il popolo che guardava e insultava Gesù, mentre i soldati impassibili mantenevano l’ordine, e gli arcieri trascinavano violentemente Gesù fino alla piattaforma. Appena le pie donne videro Gesù, mandarono, per mezzo di un uomo, del denaro agli arcieri affinché questi dessero il permesso al Salvatore di bere il vino aromatizzato di Veronica. Ma quei miserabili presero i soldi e bevvero loro il vino. Costoro avevano vicino due vasi dal color bruno, in uno c’era aceto e fiele e nell’altro una bevanda che sembrava composta da vino misto a mirra e assenzio: Gesù, pur avendovi posato le labbra, non ne bevve. Sulla piattaforma c’erano diciotto arcieri: i sei che avevano flagellato Gesù, i quattro che l’avevano condotto, i due che avevano tenuto le corde attaccate alla croce e sei che erano pronti a crocifiggerlo. Erano uomini piccoli e forti con volti strani e capelli irti da rassomigliare a bestie feroci, servivano i Romani e i Giudei per denaro. L’aspetto di tutto quanto descrivo era per me ancor più spaventoso perché vedevo orribili demoni che aiutavano quei crudeli, ispirandoli a fare più male che potevano. I demoni li influenzavano con i pensieri più abominevoli. Invece alle spalle del Salvatore c’erano grandi figure angeliche piene di dolore. Vidi anche Angeli compassionevoli e consolatori al disopra della Vergine e di tutti gli amici di Gesù. Gli arcieri tolsero a Nostro Signore il mantello e la cintura. Poi Gli tolsero la veste bianca facendola passare sopra la sua testa, e siccome non riuscivano a toglierGli, a causa della corona di spine, la tunica inconsutile27 che gli aveva confezionato sua Madre, gliela strapparono violentemente dal capo. Questo strappo provocò la riapertura di tutte le ferite della testa. In questo modo Gli fecero passare la veste sopra il capo insanguinato e coperto di piaghe. Nel momento in cui gli arcieri Gli afferrarono le braccia, di cui si serviva per coprire la nudità, e fecero per coricarlo sulla croce, si sollevarono tra i suoi amici grida di dolore e mormorii d’indignazione. Vidi allora la Santissima Vergine pregare con ardore, mentre pensava di strapparsi il suo velo e precipitarsi a coprire il suo Figliolo. Ma Iddio l’aveva già esaudita, vidi infatti nel medesimo istante un uomo aprirsi la via attraverso il popolo e, gettandosi attraverso gli arcieri, porgere un lino a Gesù che subito se lo avvolse intorno ai reni. Questo coraggioso sembrò fosse inviato da Dio in seguito alla preghiera della Santa Vergine. Egli mostrò nel suo impeto un fare imperioso, mostrò il pugno agli arcieri dicendo: "Guardatevi bene dall’impedire a questo pover’uomo di coprirsi!". Poi senza indirizzare parola ad alcuno, si ritirò da dove era venuto. Quest’uomo era Jonadab, figlio di quel fratello di San Giuseppe che dimorava nel territorio di Betlemme. Nonostante costui non fosse certo un partigiano dichiarato di Gesù, era però rimasto indignatissimo per il trattamento subito dal Cristo. Mentre Maria pregava intensamente per suo Figlio, vidi Jonadab correre sul Calvario seguendo l’istinto di coprire la nudità di Nostro Signore.

I carnefici erano della razza di Cam.

140 Gesù viene crocifisso davanti alla Madre Dolorosa

Gesù, reso immagine del Dolore, fu disteso dagli arcieri sulla Croce e, dopo averlo disteso sul dorso, irarono il braccio destro sulla parte destra della croce e lo legarono fortemente. Poi mentre uno di questi carnefici poneva il ginocchio sul suo sacratissimo peto, un altro gli teneva aperta la mano che si contraeva; un terzo appoggiò a questa mano, piena di benedizioni per il mondo, un chiodo grosso e lungo e vi pestò sopra colpi ripetuti con un martello di ferro. Un gemito dolce e chiaro uscì dalla bocca del Salvatore e il suo sangue sprizzò fin sulle braccia dei carnefici. Contai i colpi di martello ma ne ho dimenticato il numero. La Vergine gemeva debolmente e sembrava aver perduto conoscenza. I grandi martelli erano in ferro, formavano un pezzo solo col manico e avevano pressappoco la forma dei martelli da falegname. I chiodi che avevano fatto fremere Gesù, erano lunghissimi e grossi come un pollice sulla parte superiore, mentre nella parte inferiore avevano soltanto lo spessore di un mignolo; le punte, quando furono confitte, uscivano un poco dietro la Croce. Quando i carnefici inchiodarono la mano destra del Salvatore alla Croce, si accorsero che la mano sinistra non arrivava fino al foro che avevano preparato. Allora attaccarono una corda al suo braccio sinìstro e lo tirarono con tutte le loro forze, puntandosi con i piedi contro la Croce, fino a che la mano raggiunse il posto del foro. Sentii Gesù emettere gemiti commoventi perché gli slogavano interamente il braccio. Le sue spalle, tese violentemente, si incavavano e i gomiti mostravano le giunture delle ossa mentre il suo petto si sollevava e le ginocchia si ritiravano verso il corpo. Gli arcieri si inginocchiarono sopra le sue braccia e sopra il suo petto, gli legarono le braccia e confissero il secondo chiodo nella mano sinistra, che spruzzò sangue, mentre i gemiti del Salvatore si facevano udire anche attraverso il rumore dei colpi di martello. La Santissima Vergine risentiva nel corpo e nello spirito tutti i Dolori di Gesù, la vidi pallida come un cadavere mentre singhiozzava atrocemente. I farisei le indirizzavano schemi ed insulti, per cui la si condusse a qualche distanza da essi in mezzo alle pie donne. Maddalena era come letteralmente impazzita e si lacerava il volto, gli occhi e le guance che erano inondati di sangue. Frattanto era stato inchiodato alla Croce un pezzo di legno destinato a sostenere i piedi di Gesù, affinché Egli non fosse interamente sospeso e non avesse a staccarsi trascinato dal suo stesso peso. I carnefici stesero le ginocchia e le tirarono con le corde, ma si rilevò che i piedi non raggiungevano il pezzo di legno destinato a sostenerlo. Allora i carnefici divennero furiosi e imprecarono contro Gesù. Siccome era cosa assai difficile portare in alto lo zoccolo di legno, attaccarono delle corde alla sua gamba destra e le tesero con violenza fino a che il piede raggiunse il pezzo di legno. Avvenne così una terribile strappatura con la conseguente slogatura della gamba, tanto che si udì lo scricchiolio e Gesù che gridò: "O mio Dio! O mio Dio!" La sofferenza fu spaventosa. Affinché le mani del Redentore non si staccassero dai chiodi, avevano legato il suo petto e le sue braccia. Poi legarono il piede sinistro sopra il destro e infissero un chiodo lunghissimo e spaventoso attraverso i due piedi fin dentro al legno della Croce. Questa volta mi vidi a fianco della Croce e potei contare fino a trentasei colpi di martello mentre distinguevo chiaramente i gemiti dolci e penetranti del Salvatore, conseguenti al dolore della perforazione dei due piedi. Udii perfino le voci sorde e sinistre che, intorno a Lui, pronunciavano ingiurie ed imprecazioni. La Santissima Vergine, di fronte a quelle atrocità, non seppe resistere e cadde di nuovo senza conoscenza tra le braccia delle sue compagne. I farisei a cavallo Le si avvicinarono indirizzandole potenti e vergognose ingiurie. Ma le pie donne e i suoi fedeli la trasportarono di nuovo via. Durante la crocifissione e la conseguente erezione della Croce, le pie donne gridavano orrendamente trasformate: "Perché, perché mai la terra non inghiotte questi miserabili? Perché il fuoco del cielo non li divora?". I carnefici rispondevano a loro volta con invettive e ingiurie. Quando la Croce venne rizzata, stando alla posizione del sole potevano essere le dodici e un quarto. Dal tempio si udì un suono di tromba: l’Agnello Pasquale era stato sacrificato. Quando la Croce venne elevata, tremò tutta per il contraccolpo; Gesù levò un alto lamento, il corpo stirato dal suo peso si abbassò, le ferite si dilatarono e le ossa slogate si urtarono. Finalmente la Croce fu fissata e rafforzata nella fossa per mezzo di cinque cunei insinuati con forza attorno alla sua base, uno a destra, uno a sinistra, uno davanti e due dietro. Si presentò allora uno spettacolo commovente e tremendo: 15sato sulla Croce, il Signore fu fatto oggetto di grida di scherno da parte dei carnefici e degli sbirri, dei farisei e di gran parte del popolo, che ora lo poteva vedere meglio anche da lontano; in mezzo a quell’infame frastuono, si levò però un coro di voci addolorate contro l’indegno sacrificio. Erano le più sante voci del mondo, le voci gementi dei devoti e di tutti coloro che erano puri di cuore; era la voce della madre Dolorosa. Essi salutarono, sulla Croce appena rizzata, il Verbo divenuto carne, con dolore e commosso compianto. Appena la Croce fu piantata in mezzo alla terra, perfino molti cuori pietrificati si commossero e tacquero, ricordando le parole del Battista: "Guardate l’Agnello di Dio che ha preso sopra di sé tutti i peccati del mondo!". Quando la Croce fu infissa nella buca, i piedi adorabili di Cristo vennero a trovarsi ad altezza d’uomo per cui gli amici poterono baciarli ed abbracciarli. il volto di Gesù stava rivolto a nord.

141 Il "buon ladrone" La Santa Vergine viene scacciata dalla Croce

Mentre il Signore veniva inchiodato ed innalzato sulla Croce, vidi i due ladroni con le mani legate e sorvegliati dalle guardie. Erano accusati entrambi dell’assassinio di una giovane donna. Il ladrone, poi "cosiddetto di sinistra" era il più anziano ed era stato il corruttore ed il maestro dell’altro. Io chiamo Dismas il buon ladrone e Gesma quest’altro. Dismas era stato quel bambino lebbroso risanato nell’acqua dov’era stato bagnato Gesù. Entrambi i ladroni infatti appartenevano alle famiglie di quella banda di briganti del confine egiziano, presso la quale la Santa Famiglia aveva pernottato durante la fuga. Quella guarigione miracolosa era stata il frutto della carità e dell’amore che la madre di Dismas aveva usato verso la Vergine. Fu allora possibile, per mezzo dell’intercessione della Madonna, una salvezza fisica di quell’anima sciagurata. Immagine ridotta della salvezza spirituale, che avvenne con la sua crocifissione vicino a Gesù e fu purificata col Sangue e la promessa di Cristo29. Vidi poi i farisei allontanare dalla Croce la Santa Vergine tremante. Con rabbia essi fecero il giro della piattaforma e la chiamarono di nuovo donna perversa. Giovanni e la pie donne la ripresero e la protessero in mezzo a loro. Maria e Maddalena l’accolsero nelle loro braccia. Udii i soldati beffarsi di Gesù, dicendo: "Se tu sei il re dei Giudei, salva ora te stesso!". Quando il Redentore svenne, Gesma, il ladrone di sinistra, disse: "Il suo demone l’ha abbandonato". Allora un soldato mise in cima a un bastone una spugna imbevuta d’aceto e la portò fino alle labbra di Gesù, che sembrò gustarne. Vidi il Salvatore che levò un poco la testa e disse: "Padre mio, perdona loro perché non sanno quel che fanno!". Poi continuò a pregare in silenzio, Gesma gli gridò allora: "Se tu sei il Cristo, salvaci!". Gli insulti non cessavano, ma Dismas si senti profondamente commosso quando Gesù pregò per i suoi nemici. La Santa Vergine udì la voce di suo Figlio e nulla più la potè trattenere: si precipitò verso la Croce, subito seguita da Giovanni, Salomè e Maria di Cleofa. Il centurione non li respinse e, al momento in cui la Santa Vergine si avvicinò, il buon ladrone ebbe un’illuminazione interiore nella quale seppe che Gesù e sua Madre l’avevano guarito durante la sua infanzia; allora urlò con voce forte e distinta: "Come potete voi ingiuriarlo, mentre Egli prega per voi? Egli ha taciuto, ha sofferto pazientemente tutti i vostri affronti e sta pregando per voi: Egli è un Profeta, è il nostro Re, è il Figlio di Dio!". A questo inatteso rimprovero, uscito dalla bocca di un miserabile assassino spirante sul patibolo, si levò un gran tumulto fra il pubblico; molti fra i presenti raccolsero delle pietre per lapidarlo; ma il centurione Abenadar e la sua guardia non lo permisero e ristabilirono l’ordine. Nel frattempo la Vergine Santa si sentì fortificata dalla preghiera di Gesu. Dismas, rivolto al suo compagno che ingiuriava Gesù, gli disse: "Non temi dunque il Signore, tu che sei condannato allo stesso supplizio? Quanto a noi è giusto: subiamo la pena che è meritata dai nostri delitti, ma costui non ha fatto nulla di male. Pensa alla tua ultima ora e convertiti!". Costui era illuminato e commosso e confessò i suoi falli a Gesù, dicendo: "Signore, se Tu mi condannassi sarebbe con giustizia, ma abbi pietà di me E Gesù gli rispose: "Tu avrai prove della mia misericordia Per un quarto d’ora, Dismas ebbe la grazia di un pentimento profondo. Tutto quanto è stato narrato si svolse fra mezzogiorno e mezzogiorno e trenta, qualche minuto dopo l’esaltazione della Santa Croce. In questo tempo vi furono ben presto grandi cambiamenti nell’anima degli astanti: mentre il buon ladrone parlava, si mostrarono nella natura segni straordinari che riempirono tutti di spavento.

142 "Giovanni, ecco tua Madre"

Verso l’ora sesta, secondo il modo di calcolare il tempo degli Ebrei, che corrisponde circa alle dodici e mezzo, vi fu un eclissi meravigliosa di sole. Vidi il cielo incupirsi e le stelle mostrarsi, il cielo divenne scuro rossosangue. Un terrore generale si impadronì degli uomini che urlavano, mentre gli animali fuggivano. Vidi gli uccelli che cercavano rifugio e si abbattevano in massa sulle colline che circondavano il Calvario, erano così terrorizzati che si potevano prendere in mano. Vidi coloro che ingiuriavano Gesù abbassare il tono. I farisei cercavano ancora di spiegare ogni cosa con cause naturali, ma vi riuscivano male perché essi stessi erano interiormente presi dal terrore; tutti alzavano gli occhi al cielo e molte persone si percuotevano il petto e si torcevano le mani esclamando: "Il suo sangue ricada sui suoi crocifissori!". Molta gente vicina e lontana dalla Croce cadeva in ginocchio implorando perdono a Gesù, che immerso nei suoi dolori, volse gli occhi verso di loro. Allora vidi le tenebre aumentare sempre più, tutti rifuggivano la Croce e cercavano riparo, eccetto Maria Santissima, circondata dai più fedeli seguaci del Salvatore. Dismas che era piombato nel più profondo pentimento, levò il capo verso di Lui e, con timida speranza, gli disse: "Signore, pensa a me quando sarai nel tuo Regno". Gesù gli rispose: "In verità ti dico, oggi stesso tu sarai con me in Paradiso". La Santa Vergine, Maddalena, Maria di Cleofa e Giovanni, stavano fra la Croce di Gesù e quelle dei ladroni e guardavano il Signore Gesù. Maria, nel suo amore di Madre, pregava interiormente affinché Gesù la lasciasse morire con Lui. Il Salvatore la guardò con tenerezza ineffabile, poi volse gli occhi a Giovanni e disse a Maria Santissima: "Donna, ecco tuo figlio. Egli sarà tale più che tu lo avessi generato; Egli ha sempre avuto una fede incrollabile e si è solo scandalizzato quando sua madre ha voluto che fosse esaltato sopra gli altri". Poi disse a Giovanni: "Ecco tua Madre Giovanni abbracciò rispettosamente, sotto la Croce del Redentore morente, la Madre di Gesù divenuta ormai anche la sua. A queste ultime disposizioni del Figlio, la Santa Vergine fu talmente accasciata dal dolore, che cadde priva di sensi tra le braccia delle pie donne. Maria fu portata a qualche distanza e fu fatta sedere sul terrapieno di fronte alla Croce, poi la condussero più lontana dalla piattaforma. In simili visioni si percepiscono molte cose che non sono scritte e ve ne sono pochissime che si possono rendere chiaramente con il linguaggio umano. Gesù chiama sua Madre "Donna" perché rappresenta la Donna per eccellenza che deve schiacciare il capo al serpente, soprattutto in quest’istante in cui la promessa si compie con la morte del Piglio. Non dovrebbe esserci alcuna meraviglia che Gesù dia Giovanni per figlio a Colei che l’Angelo aveva salutato piena di grazia, perché il nome Giovanni significa appunto "grazia Donando sua Madre a Giovanni, Gesù l’ha donata come Madre pure a tutti coloro che credono nel suo nome, che diventano figli di Dio e che sono nati dalla volontà di Dio. Maria, la più pura, la più obbediente, la più umile delle donne che, dopo aver detto all’Angelo: "Ecco l’Ancella del Signore, sia fatto secondo la tua parola", divenne Madre del Verbo incarnato, oggi, avendo appreso dal Signore che doveva divenire madre spirituale d’un altro figlio, ha ripetuto queste stesse parole con umile obbedienza, nell’angoscia della separzione. Obbediente a suo Figlio, Maria ha adottato tutti i figli di Dio come fratelli di Gesù Cristo. In una visione il mio celeste Sposo mi aveva detto: "Tutto èscritto nei cuori dei figli della Chiesa che hanno fede, sperano ed amano

143 Morte di Gesù

Gesù senti la bocca inaridirsi e disse: "Ho sete!" Poiché i suoi amici lo guardavano dolorosamente, Egli disse: "Non potreste darmi una goccia d’acqua?", lasciando intendere che durante le tenebre nessuno avrebbe potuto impedirlo. Giovanni, turbato, disse: "O Signore, non vi abbiamo pensato!". Gesù allora pronunciò alcune parole che avevano questo senso: "Anche i miei più prossimi dovevano dimenticarmi e non darmi da bere, affinché ciò che sta scritto avesse compimento". Offrirono del denaro ai soldati perché questi Gli portassero un po’ d’acqua, ma essi non se ne curarono. Solo il centurione Abenadar, al quale era stato toccato il cuore, portò alle labbra del Sign6re per mezzo di una lancia una spugna impregnata d’aceto. Vidi Giovanni ai piedi della Croce che asciugava i piedi di Gesù col proprio sudano. Maddalena accasciata dal dolore, s’appoggiava dietro la Croce; la Santa Vergine stava ritta fra Gesù e il buon ladrone e guardava morire suo Figlio, sostenuta da Salomè e da Maria di Cleofa. L’ora del Signore era venuta: lottò con la morte e un sudore freddo cosparse tutte le membra, allora Egli disse: "Tutto è compiuto!" e levando il capo, gridò ad alta voce: "Padre mio rimetto il mio spirito nelle tue mani". Poi chinò il capo e rese lo spirito a Dio. Allora vidi l’Anima sua come una figura luminosa entrare nella terra ai piedi della croce per discendere al limbo. Giovanni e le pie donne caddero con la fronte nella polvere. Tutto era compiuto, l’Anima di Gesù aveva lasciato il suo Corpo. Vidi allora che in quel momento la grazia scese su Abenadar: il suo cavallo tremò, l’anima sua fu scossa e il suo cuore duro ed orgoglioso si spezzò come la roccia del Calvario. Egli gettò lontano la spada, si percosse il petto con forza e gridò con accento di uomo rinnovato in Dio: "Sia lodato il Signore onnipotente, il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. Questi era un giusto ed è veramente il Figlio di Dio!". Molti soldati colpiti dalle parole del loro capo, lo imitarono. Allora molte persone si batterono il petto, perfino alcuni farisei. Qualcuna delle pie donne che si era tenuta a distanza andò a prendere la Vergine Santa per prestarle pietose cure, conducendola lontano dalla Croce. La più desolata e la più addolorata delle madri fu rialzata dagli amici e, sollevando gli occhi, vide il corpo straziato del Figlio. Guardò quel Santo Corpo concepito nella purezza per opera dello Spirito Santo; carne della sua carne, ossa delle sue ossa, cuore del suo cuore, adesso privato d’ogni bellezza e separato dall’Anima Santissima. Lo vide spezzato, sfigurato, messo a morte per mano di coloro che Egli era venuto a rialzare e a vivificare; abbandonato e disprezzato, simile ad un lebbroso, sospeso alla Croce fra due ladri. Chi sulla terra potrà mai descrivere con le parole giuste il vero Dolore di questa povera Madre, Regina di tutti i Martiri? La luce del sole era ancora turbata e velata; l’aria però s’era andata gradatamente rinfrescando. Il Santo Corpo di Nostro Signore aveva qualche cosa che ispirava il rispetto e che toccava singolarmente. I ladroni invece erano scossi da convulsioni terribili come se fossero stati ubriachi. Infine tacquero anch’essi: Dismas aveva pregato interiormente prima di morire. Molti quel giorno si convertirono. Quando il Santo Corpo di Gesù fu calato dalla croce con delicatezza, venne avvolto dalle ginocchia alle anche e deposto tra le braccia della Madre, che Ella aveva teso verso di Lui, piena di dolore e di amore.

144 La deposizione dalla Croce e la sepoltura del Santo Corpo di Cristo

La Santa Vergine si sedette al suolo sopra una coperta, col ginocchio destro un po’ rialzato ed il dorso appoggiato ~ alcuni mantelli arrotolati assieme. Il sacro Capo di Gesù era appoggiato sul ginocchio di Maria e il Corpo era steso sopra un lenzuolo. Ella teneva per l’ultima volta tra le sue braccia il Corpo del Piglio amatissimo al quale, durante il lungo martirio, non aveva potuto dare alcuna testimonianza d’amore. Adesso Ella constatava da vicino l’orribile modo con cui questo Corpo era stato sfigurato, ne contemplava da vicino le ferite, copriva di baci le gote insanguinate, mentre Maddalena posava il suo volto sui piedi di Gesù. Gli uomini intanto si erano ritirati in una piccola insenatura a nordovest del Calvario per prepararvi gli oggetti necessari all’imbalsamazione. Cassio, con qualche soldato convertito, stava a rispettosa distanza. Tutti i malintenzionati erano ritornati in città ed i soldati presenti garantivano soltanto una sicurezza per impedire che non venissero turbati gli estremi onori prodigati a Gesù. Vidi alcuni di loro prestare addirittura umile e rispettoso aiuto quando veniva richiesto. Le pie donne porgevano i vasi, le spugne, i lini, gli unguenti e gli aromi, e tutto quanto era necessario e poi stavano attente a poca distanza. C’erano fra loro Maria di Cleofa, Salomè e Veronica. Maddalena stava sempre accanto a Gesù; Maria Heli, stava seduta e guardava. Giovanni aiutava continuamente la Madonna, serviva da messaggero fra gli uomini e le donne e prestava a tutti assistenza. Si era pensato a tutto: le donne avevano accanto a sé delle otri e un vaso pieno d’acqua collocato sopra un fuoco a carbone. Usavano spugne e dei piumini. La Santa Vergine dimostrava nel suo inesprimibile dolore un coraggio ammirabile. Ella fu conscia di non poter lasciare il Corpo di suo Figlio in quello stato, perciò incominciò a lavarlo e cercò di cancellare le tracce delle offese che aveva subito. Tolse la corona di spine con la più grande delicatezza, aprendola dal lato posteriore del capo e senza rimuoverle, tagliò ad una, ad una le spine infisse per non allargarne le piaghe; infine posò la corona a terra accanto ai chiodi. Allora l’Addolorata, con una specie di tenaglia arrotondata, tolse le spine che erano rimaste nelle ferite e le mostrò tristemente ai fedeli discepoli e alle pie donne. Anche queste spine vennero riposte accanto alla corona; qualcuna fu conservata a parte. Vidi la Santa Vergine lavare il capo insanguinato ed il volto di Gesù, infine passò la spugna bagnata sulla capigliatura per toglierne il sangue raggrumato. Via, via che Ella detergeva quel corpo, si mostravano nei particolari le orribili crudeltà esercitate su Gesù; da una ferita all’altra aumentavano la compassione e la tenerezza per tante crudeli sofferenze. La Santa Vergine lavò le piaghe del capo, il sangue che riempiva gli occhi, le narici e gli orecchi con una spugna e un piccolo lino steso sulle dita della mano destra, allo steso modo pulì la bocca semiaperta, la lingua, i denti e le labbra. Ella suddivise la capigliatura di suo Figlio in tre parti, una parte per ogni tempia e l’altra dietro il capo e, quand’ebbe sgrovigliati i capelli davanti e li ebbe resi lucidi e lisci, li fece passare dietro agli orecchi. Quando infine il capo fu ripulito lo velò, dopo aver baciato il Figlio sulle guance. Si occupò infine del collo, delle spalle, del petto, del dorso, delle braccia e delle sue mani straziate. Maria Santissima lavò e ripulì quindi tutte le numerose e tremende Piaghe, ad una, ad una. Al lato sinistro del petto si trovava una piccola Piaga, da cui era uscita la punta della lancia di Cassio, e al lato destro si apriva la larga ferita dov’era entrata la lancia che aveva attraversato il cuore da parte a parte. Maddalena in ginocchio, aiutava la Madonna come poteva, ma senza lasciare i piedi di Gesù che ella bagnava per l’ultima volta di lacrime abbondanti ed asciugava con la sua capigliatura. Il capo, il petto ed i piedi del Salvatore erano stati lavati, il Santissimo Corpo, che aveva assunto un color bianco bluastro, come dissanguato al suo interno, riposava sulle ginocchia di Maria, la quale copri con un velo tutte le parti lavate e si occupò di passare di nuovo il balsamo su tutte le ferite. Le sante donne, in ginocchio davanti a Lei, le presentavano di volta in volta una scatola da cui Ella prendeva fra il pollice e l’indice un balsamo prezioso con cui ungeva le ferite di Gesù. Maria unse con questo balsamo anche la capigliatura, poi prese nella sua mano sinistra le mani di Gesù e le baciò con rispetto; riempì con questo unguento i larghi buchi prodotti dai chiodi, come riempì gli orecchi, le narici e la piaga del costato. Maddalena asciugava ed imbalsamava i piedi di Gesù e poi li bagnava ancora col pianto e vi appoggiava sopra, spesso, il volto. L’acqua che aveva usato la Vergine per pulire le Sante Spoglie di suo Figlio non veniva gettata via, ma raccolta in otri di cuoio dove venivano spremute anche le spugne. Quando la Santa Vergine imbalsamò tutte le ferite, avvolse il sacro Capo nei lini, ma non copri ancora il volto; chiuse gli occhi semiaperti di Gesù e vi lasciò riposare sopra per qualche tempo la sua mano, poi chiuse anche la bocca e baciò il Santo Corpo del Figlio, lasciando cadere il suo viso su quello di Gesù. Maddalena, per sommo rispetto, non toccò col suo volto il viso di Gesù, ma si contentò di appoggiarlo sui piedi del Salvatore. Giuseppe e Nicodemo intanto aspettavano già da qualche tempo; allora Giovanni si avvicinò alla Vergine per pregarla di separarsi dalle Sante Spoglie di suo Figlio per poter finire di imbalsamarlo, perché il sabato era prossimo. Vidi Maria abbracciare ancora una volta quel Santo Corpo e staccarsene con profonda commozione. Allora gli uomini lo tolsero dal grembo di sua madre, sul sudano dove era stato deposto, per portarlo a qualche distanza. Maria, col capo velato immersa nel dolore, cadde fra le braccia delle pie donne. Maddalena, come se si fosse voluto derubarla del suo amato, si precipitò qualche passo avanti a braccia tese, poi ritornò verso la Vergine Santissima. il Santo Corpo venne portato in un punto più basso della cima del Golgota, luogo in cui i fedeli avevano disposto ogni cosa per l’imbalsamazione. Vidi anzitutto un lino lavorato a maglia, mi rammentò la grande tenda ricamata che vien sospesa tra il coro e la navata in tempo di Quaresima32. Quando nella mia infanzia vedevo questa tenda sospesa, immaginavo sempre che fosse il lino che avevo visto utilizzare per la sepoltura di Gesù. Questo lino era lavorato in modo da lasciar colare l’acqua. Il Corpo del Salvatore venne quindi collocato su questa stoffa e poi alcuni fedeli distesero l’altro sudano sopra di Lui. Vidi Nicodemo e Giuseppe inginocchiarsi vicino al Santo Corpo e, al di sotto della coperta, togliere il lino col quale avevano cinto le reni di Gesù per la discesa dalla Croce, poi gli tolsero anche la cintura di Jonadah, che gli copriva il basso ventre. Passarono poi delle spugne sotto il lenzuolo e lavarono la parte inferiore del corpo così nascosta ai loro sguardi, dopo di che lo sollevarono con l’aiuto dei lini collocati di traverso sotto le reni e sotto le ginocchia, lasciandolo sempre coperto dello stesso lenzuolo. Continuarono a lavarlo così finché le spugne pressate non diedero che acqua limpida e chiara. Infine versarono acqua di mirra su tutto il Corpo e, maneggiandolo con rispetto, gli fecero riprendere tutta la sua lunghezza, perché era rimasto nella posizione in cui era morto sulla Croce, con le reni e le ginocchia curvate. Collocarono poi sotto le sue anche un lino largo un braccio e lungo tre, lo riempirono di pacchetti d’erbe e cosparsero il tutto con una polvere che Nicodemo aveva portato con sé. Quindi avvilupparono la parte inferiore del Santo Corpo e assicurarono il lenzuolo che avevano steso sopra. Fatto questo, unsero le ferite delle anche e le cosparsero di erbe aromatiche, poi avvolsero per tutta la lunghezza anche le gambe con pacchi di queste erbe. Quando tutto fu finito, Giovanni ricondusse Maria e le altre pie donne accanto alla Santa Salma. Vidi la Madonna inginocchiarsi accanto al Santo Volto di Gesù e posarvi sopra un lino finissimo che aveva ricevuto dalla moglie di Pilato. Ella collocò, aiutata dalle pie donne, alle spalle e alle guance del Santo Corpo dei pacchetti di erbe, di aromi e di polvere odorosa, infine gli dispose strettamente questo lino intorno al capo e alle spalle, mentre Maddalena versò un flacone di balsamo nella piaga del costato; le pie donne disposero ancora delle erbe intorno alle mani e ai piedi di Gesù. Allora gli uomini colmarono ancora di balsamo gli incavi delle ascelle e del petto, e, dopo avergli incrociato sul petto le braccia irrigidite, strinsero il sudano tutt’attorno al Corpo, come si fascia un bimbo. Poi, dopo aver fissato sotto l’ascella di un braccio una larga benda, la fecero girare intorno a tutto il Corpo di Gesù e al Capo. Infine la sacra Salma fu collocata nel grande sudano, lungo sei braccia, che aveva comprato Giuseppe d’Arimatea. Mentre tutti circondavano il Corpo di Gesù Cristo e si inginocchiavano per rendergli gli estremi omaggi, un commovente miracolo si manifestò dinanzi ai loro occhi: attraverso le bende in cui era avviluppato, apparve il Corpo sacratissimo di Gesù di colore rossobruno con tutte le sue Piaghe. Come se il Salvatore avesse voluto ricompensare le loro cure e il loro amore lasciando ancora una volta la sua immagine. Vidi tutte queste persone baciare con estrema riverenza e rispetto la meravigliosa impronta del Santo Corpo. La loro meraviglia fu ancor più grande quando videro che anche il lenzuolo superiore aveva ricevuto la miracolosa impressione. Inoltre la parte del lenzuolo sul quale il Santo Corpo era stato coricato aveva ricevuto l’impronta del dorso del Redentore. Non era l’impronta di ferite sanguinanti, poiché tutto il Corpo era stato avvolto e coperto in modo abbondante di aromi, ma era un ritratto soprannaturale, una testimonianza della divinità creatrice del Corpo sacratissimo di Gesù Cristo. Gli uomini collocarono le sacre Spoglie sopra una barella di cuoio, che ricoprirono con una coperta bruna, e vi adattarono alle estremità due lunghi bastoni per trasportarla. Nicodemo e Giuseppe portarono sulle spalle le stanghe anteriori, Abenadar e Giovanni quelle posteriori. Seguivano: la Santa Vergine, Maria Heli, Maddalena e Maria di Cleofa e poi le donne che erano state sedute a qualche distanza: Veronica, Giovanna Cusa, Maria madre di Marco, Salomè, Salomè di Gerusalemme, Susanna e Anna, e i nipoti di San Giuseppe. Cassio e i soldati chiudevano il triste corteo. Le altre donne, come Maroni di Naim, Dma la samaritana e Mara la sufanita, erano rimaste a Betania con Marta e Lazzaro. Due soldati romani con le fiaccole illuminavano il triste corteo per segnare la via del sepolcro. Procedettero così per circa sette minuti dirigendosi attraverso la valle, verso il giardino di Giuseppe d’Arimatea, cantando dei Salmi intonati ad un’aria dolce e malinconica. Sopra un’altura, dall’altra parte, vidi Giacomo il Minore che subito se ne ritornò per comunicare quanto aveva visto agli altri discepoli nascosti nelle caverne. Il giardino di Giuseppe d’Arimatea era di forma irregolare, la roccia dove si trovava il sepolcro era circondata da una siepe verdeggiante. Qualche palma si vedeva davanti all’ingresso del giardino e davanti alla tomba situata all’angolo destro. La maggior parte della vegetazione del giardino consisteva in cespugli, in fiori e in erbe aromatiche. Quando il corteo giunse davanti al sepolcro, levarono la coperta bruna dalla barella e ne tolsero la Santa Salma. Nicodemo e Giuseppe portarono le due estremità della tavola e Giovanni ed Abenadar quelle del lenzuolo. La grotta, scavata di recente, era stata ben pulita dai servi di Nicodemo che vi avevano poi bruciato profumi. L’interno era pulito e abbastanza presentabile, in alto, alla parete, vi era perfino scolpito un ornamento. Nel letto destinato a ricevere il Santo Corpo vi era stata scavata rudimentalmente la forma di un cadavere avvolto nel sudano, formandovi una piccola elevazione alla testa e ai piedi. Le pie donne si sedettero di fronte all’ingresso della grotta. I quattro uomini vi portarono dentro il Corpo del Signore, colmarono ancora di erbe aromatiche il letto e vi stesero sopra un lino che, ai due lati, oltrepassava il letto, infine vi distesero il Santo Corpo. Con lacrime e baci gli attestarono per l’ultima volta il loro amore e uscirono dalla grotta. Subito dopo vi entrò la Santa Vergine e si sedette dal lato della testa chinandosi a piangere sul Corpo del Figlio. Appena Ella uscì dal Santo Sepolcro, vi si precipitò Maddalena che gettò sopra il Corpo di Gesù fiori e fronde raccolti nel giardino, poi congiunse le mani e baciò in lacrime i piedi del Signore. Infine, siccome gli uomini dovevano chiudere la tomba, ritornò accanto alle altre donne. Tutto quello che si svolse all’interno della grotta avvenne alla luce delle fiaccole. Durante la sepoltura vidi, nei pressi del giardino e del Calvario, errare parecchi uomini dall’aria triste e spaventata. Credo fossero i discepoli di Gesù andati dispersi.

145 La Santa Vergine bussa alla porta del Cenacolo Intervento Divino a favore di Giuseppe d’Arimatea

Il sabato stava per incominciare, Nicodemo e Giuseppe rientrarono a Gerusalemme attraverso una porticina vicina al giardino del Cenacolo praticata nel muro della città. Essi dissero alla Vergine, a Maddalena, a Giovanni e a qualcuna delle pie donne che ritornavano al Calvario per pregare, che questa porta sarebbe stata loro aperta, come quella del Cenacolo, ogni qualvolta vi avessero bussato. Maria Heli ritornò in città con Maria madre di Marco e con altre pie donne. I servi di Nicodemo e di Giuseppe si recarono al Calvario per raccogliervi gli oggetti che vi avevano lasciato. Vidi poi la Madonna e le sue compagne che ritornavano dal Calvario, dove avevano pianto e pregato: esse scorsero alcuni soldati con delle torce e subito si ritirarono ai due lati della via, finché questi furono passati. Quegli uomini andavano verso il Calvario, probabilmente per togliere le croci e nasconderle prima del sabato. Quando furono passati, le pie donne continuarono il loro cammino verso la porticina del giardino. Giuseppe e Nicodemo avevano incontrato in città Pietro, Giacomo Maggiore e Giacomo Minore. Tutti piangevano e soprattutto Pietro era in preda al violento dolore della colpa; li abbracciò, si accusò di non essere stato presente alla morte del Salvatore e li ringraziò per la sepoltura. Fu convenuto che quando avessero bussato, sarebbe stata loro aperta la porta del Cenacolo e se ne andarono a cercare altri discepoli dispersi in altri luoghi. Vidi la Santissima Vergine, accompagnata dalle pie donne, visitare con religioso rispetto il tempio. Maria indicò loro il luogo della sua presentazione, quello dov’era stata istruita, dove aveva sposato San Giuseppe e dove aveva presentato Gesù, quando Anna e Simeone avevano profetizzato. A quest’ultimo ricordo Ella pianse amaramente perché la profezia si era compiuta e la spada aveva proprio attraversato la sua anima. Ella mostrò ancora il luogo dove aveva trovato Gesù fanciullo, insegnante nel tempio, e baciò rispettosamente il pulpito. Si soffermarono ancora vicino alla bussola dove la vedova aveva gettato il suo denaro e sul luogo dove Gesù aveva perdonato all’adultera. Quando ebbero così reso l’omaggio dei loro ricordi in tutti i luoghi santificati dalla presenza di Gesù, versando lacrime ed elevando preghiere, ritornarono a Sion. Vidi Maria Santissima, separarsi dal tempio desolato e solitario con profonda tristezza, si ricordò che Gesù aveva pianto in quel tempio e aveva detto: "Abbattete questo tempio, e io lo ricostruirò in tre giorni". Ella pensò che i nemici di suo Figlio avevano distrutto il tempio del suo Santo Corpo e rimase in ansiosa attesa del terzo giorno in cui la parola della Verità eterna àvrebbe trovato compimento. Ritornate al Cenacolo, vidi la Santa Vergine e le sue compagne bussare ed entrarvi; anche Abenadar vi fu introdotto, e a poco a poco, la maggior parte degli Apostoli e dei discepoli vi si trovò riunita. Le pie donne si ritirarono nel lato dove si trovava la Vergine. Tutti presero un po’ di cibo e si intrattennero ancora pochi minuti a raccontare qualcosa, poi furono intenti a celebrare il sabato. Tutti erano abbattuti e tristi. La più grande calma regnava nella casa; le porte erano chiuse. Nessuno poteva inquietarli perché questa casa apparteneva a Nicodemo che l’aveva presa in affitto per il banchetto pasquale. Vidi Maria Santissima pregare con le pie donne rimaste riunite nella gran sala illuminata da una sola lanterna, le porte erano chiuse e le finestre velate. Cra pregavano in disparte, coprendo il capo con i veli da lutto e sedendosi sulla cenere in segno di dolore, alcune volte pregavano col viso rivolto contro il muro. Le vidi poi riunite intorno alla Madonna in dolorosa contemplazione. Tutto continuò così fino a sera. Quando il mio pensiero si univa a quello della Madre di Dio, vedevo il santo Sepolcro e, attraverso le porte del medesimo, il Corpo del Signore e il modo in cui era stato deposto. Lo vidi circondato da un’aureola luminosa, e aveva accanto a Lui due Angeli in perenne adorazione. Quando calò la sera, vidi giungere da Betania Lazzaro, la vedova di Naim, la samaritana e Maria la sufanita33, si narrò nuovamente l’accaduto e si pianse ancora. Sulla via del ritorno dal Cenacolo, nel quartiere di Sion a poca distanza dal tribunale, Giuseppe d’Arimatea venne arrestato improvvisamente da soldati pagani~. Caifa aveva progettato dì farlo morire di fame senza che nessuno ne sapesse nulla. Vidi Giuseppe in prigione; mentre era assorto in preghiera, il carcere fu inondato di luce e una voce lo chiamò per nome, allora il tetto si sollevò e attraverso l’apertura una forma luminosa lasciò pendere un lenzuolo, simile al sudano in cui egli aveva sepolto Gesù. Giuseppe si arrampicò al lenzuolo miracoloso e si dileguò verso il Cenacolo. L’apertura nel tetto si rinchiuse e la luce disparve. Non vidi se fu il Salvatore stesso a liberarlo oppure un Angelo.Quando Giuseppe entrò nel Cenacolo fu accolto da una grande folla, come quando più tardi San Pietro fu liberato dalla prigione. Giuseppe fu rifocillato e tutti ringraziarono Dio. Lasciò Gerusalemme nella notte stessa e fuggi nella sua patria, Arimatea. Ritornò in questa città solo quando cessò ogni pericolo. Frattanto vidi Caifa ed altri sacerdoti intrattenersi con Nicodemo parlandogli con finta benevolenza; quando quest’ultimo rimase fermo nella sua fede e difese costantemente l’innocenza di Gesù, essi si ritirarono.

146 L’Apparizione della Signora vestita di luce nella casa di Jonadab Maria Santissima, Regina degli Angeli

Quando la Santissima Vergine, nella sua angoscia, aveva rivolto a Dio l’ardente preghiera affinché risparmiasse a Gesù la vergogna di essere esposto nudo sulla croce, vidi quella preghiera subito esaudita dal nipote Jonadab. Spinto da un comando Divino, usci dal tempio e corse attraverso la città verso il Calvario per venire in aiuto a Gesù. La Vergine, profondamente grata per la compassione mostrata da Jonadab, implorò su di lui e sulla sua casa la benedizione di Dio; infatti la famiglia di Jonadab, che era ammalata, guarì miracolosamente grazie all’intervento divino per mezzo di una Signora maestosa vestita di luce e circondata dagli Angeli. Io stessa vidi quest’apparizione. Da allora Jonadab fu illuminato dalla fede in Cristo e si unì alla comunità cristiana. Per le anime contemplative e ben predisposte è naturale vedere la Regina del Cielo circondata dagli Angeli.

147 Maria incontra suo Figlio la sera prima della Risurrezione

Quando il sabato si concluse, Giovanni andò nella sala delle pie donne e pianse con loro, poi le lasciò; anche Pietro e Giacomo il Minore sopraggiunsero, ma non rimasero molto con loro, se ne andarono dopo aver cercato di consolarle. Maria frattanto pregava solitaria, presa dal desiderio di vedere Gesù. Le comparve allora un Angelo e La invitò a recarsi alla porticina di Nicodemo perché il Signore era vicino. Col cuore palpitante di gioia, la Madre del Salvatore si avvolse nel suo mantello e uscì senza far parola con alcuno. Erano circa le ventuno, la Santa Vergine, prossima alla porticina, si fermò in un luogo solitario e guardò in alto sopra le mura della città: vide allora scendere dal cielo in un fascio luminoso, l’anima del Salvatore, era senza traccia alcuna di ferite e accompagnata da numerose anime dei Patriarchi. Gesù si volse ad esse indicando la Madonna, poi disse: "Maria, Madre mia". Mi parve che il Salvatore abbracciasse per un istante sua Madre, subito dopo il fascio luminoso scomparve con tutte le anime. Allora la Madre di Dio cadde in ginocchio e baciò la terra dove Egli era apparso. Così Maria ritornò piena di consolazione dalle pie donne, che trovò occupate a preparare unguenti ed aromi; non disse quello che aveva visto. Le sue forze si erano rinnovate e potè consolare le altre fortificandole nella fede. Le pie donne stavano accanto ad una lunga tavola sulla quale erano disposti mucchi di erbe che esse disponevano e mescolavano in diversi modi; vidi numerosi flaconi di balsamo e di nardo, fiori freschi e altro. Esse avvolgevano tutto in lini freschi, perché volevano servirsene il giorno seguente per coprire il Santo Corpo di Cristo.

148 La notte della Risurrezione: Maria Santissima incontra Gesù al Calvario

Appena le pie donne finirono di preparare gli aromi, si ritirarono nelle loro celle senza addormentarsi; volevano recarsi al Sepolcro prima dell’alba. Esse avevano ripetutamente manifestato il timore di essere assalite dai nemici di Gesù quando fossero uscite, ma vennero rassicurate dalla Santissima Vergine che era stata a sua volta rafforzata ed ispirata dalla visione di Gesù. Erano quasi le undici di notte quando la Madonna, spinta dall’amore e da un desiderio irresistibile, si alzò, si avvolse in un mantello grigio, e sola si allontanò dalla casa. Si diresse prima al palazzo di Caifa, poi a quello di Pilato. Per far questo dovette attraversare una gran parte della città, così si trovò a percorrere le vie deserte della Via Crucis, fermandosi ad ogni punto dove il Salvatore aveva sofferto qualcosa e sopportato qualche oltraggio. L’accompagnai per tutto il cammino e feci tutto quello che Ella fece nella debole misura delle mie forze. La Santa Vergine venerava il Sangue sacratissimo del Salvatore, baciava ogni pietra del suo percorso doloroso, ne inondava di lacrime la terra da Lui calpestata. Giunse così lentamente al Calvario, mentre vi si avvicinava, vidi di fronte a Lei Gesù col suo Corpo sacratissimo. Egli era apparso davanti alla Madre preceduto da un Angelo e fiancheggiato dagli Angeli del Sepolcro, seguito da numerose anime liberate. Non faceva alcun movimento e sembrava librarsi nella luce; la Madonna ne ascoltò la voce che le annunciò quanto aveva fatto nel limbo e le disse che stava per risuscitare e presentarsi a Lei col suo Corpo trasfigurato; volle che Lo attendesse sul Calvario, accanto alla pietra dove era caduta. Allora la Vergine, avvolta nel suo mantello, andò ad inginocchiarsi al posto indicatole. Quando si manifestarono questi avvenimenti era trascorsa la mezzanotte, poiché Maria Santissima aveva impiegato molto tempo nella Via Crucis. Vidi il Corpo del Signore risplendere nel suo sudano con i due Angeli in adorazione, alla testa ed ai piedi di Lui. Non posso andare oltre nella spiegazione, sono cose che la nostra ragione nelle condizioni ordinarie non può comprendere e tantomeno esprimere. Quello che è chiaro e intelligibile dentro di me, quando lo vedo, diventa poi completamente incomprensibile quando voglio descriverlo con le parole. Vidi poi Maddalena, Maria figlia di Cleofa, Giovanna Cusa e Salomè lasciare il Cenacolo avvolte nei loro mantelli, mentre il cielo incominciava ad imbiancarsi ad Oriente. Le pie donne portavano gli aromi raccolti in pacchi e una di esse portava una lampada accesa, ma nascosta sotto il mantello. Le vidi dirigersi timidamente verso la porticina di Nicodemo. Subito dopo che la terra aveva tremato e l’Angelo era entrato nella tomba, vidi il Salvatore risorto, meravigliosamente bello e sfolgorante di luce, apparire a sua Madre vicino al Calvario. La sua veste a foggia di mantello, fluttuava dietro a Lui e sembrava di un bianco turchino come il fumo visto alla luce del sole. Egli mostrò alla sua Santa Madre le Piaghe, siccome Lei si prostrava per baciarGli i piedi, la prese per mano, la rialzò e disparve. Le lampade brillavano da lontano accanto al Sepolcro, e l’orizzonte s’inargentava ad oriente sopra Gerusalemme.

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/emmerick///lavitadellamadonna/index.php

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