Cao 1, parte II

 

Gioacchino, disprezzato nel tempio, ritorna al suo gregge

Passarono così molti anni invocando la benedizione del Signore sulla loro unione; Gioacchino si approssimava ad offrire un ennesimo sacrificio al tempio. Alcuni giorni prima di quest’offerta, la coppia si era ritirata in orazione rivestita di dolorosi cilici. L’ultima notte in particolare rimasero prostrati al suolo. All’alba, Gioacchino si incamminò con i suoi servi verso il tempio: portavano colombi, uccelli di varie specie, agnelli ed altre cose da sacrificare e offrire a Dio. Li vidi su un prato verde grandissimo che si trova a mezza strada tra Betania e Gerusalemme, sul quale vidi in altre occasioni anche Gesù. Prima di entrare nel tempio lasciarono i loro asini nelle stalle adiacenti, vicino al mercato del bestiame. Il gruppo salì le scale e varcò la soglia del sacro luogo. Mentre i servi consegnavano le vittime, Gioacchino attraversò le diverse sale del tempio, anche quella dove si trovava il bacino dell’acqua in cui si lavavano tutte le vittime prima del sacrificio. Poi attraversò un lungo corridoio ed entrò in una sala posta alla sinistra dello spazio dell’altare su cui ardevano le vittime, dove c’era la tavola del pane di propiziazione ed il candelabro dalle sette braccia. In questo luogo vidi come Gioacchino fu messo alla prova dal sacerdote Ruben, il quale disprezzò i doni sacrificali del pio uomo gettandoli in un canto e non mettendoli con gli altri in mostra sotto le inferriate sul lato destro della sala. Inoltre Ruben rimproverò Gioacchino dinanzi a tutti gli astanti a causa della sua infecondità. Il pover’uomo si mise per la vergogna in un angolo in cui vi era uno steccato chiuso da sbarre. Poi se ne andò addolorato riprendendo la via del ritorno. Passando per Betania, nella zona di Machàrus, si recò ad una riunione di Esseni per rinvigorirsi alle loro parole e ricevere consigli e consolazione. In questa stessa casa vivrà il profeta Manachem che predisse ad Erode i suoi misfatti. Poi Gioacchino, passando il Giordano, si ritirò tristemente sul monte Hermon, che da un lato è illuminato dal sole, verdeggiante e coperto di alberi rigogliosi di frutta, mentre dall’altro lato è ricoperto di neve. Sull’Hermon Gioacchino aveva un gregge di pecore. era il più lontano dalla sua abitazione.

 

Anna accoglie l’annuncio della fecondità e si reca al tempio 

Gioacchino non fece sapere ad Anna che si era ritirato sull’Hermon. Dopo l’offesa al tempio, egli si sentiva frustrato ed afflitto al punto che non poteva parlare con nessuno e non voleva mostrarsi nemmeno a sua moglie. Anna seppe da altre persone della vicenda del tempio e si senti profondamente rattristata. Vidi la pia donna piangere col volto chinato al suolo e fortemente preoccupata perché non sapeva dove era finito Gioacchino. Egli restò per cinque mesi presso il suo gregge ritirato in questo modo. Una sera Anna ebbe un alterco con una sua ancella che voleva recarsi alla festa dei Tabernacoli. Per vari motivi fu costretta a rimandare quest’ancella a casa dei genitori. Inviperita per l’affronto, la serva le rinfacciò la sterilità e l’abbandono del marito. Dopo quest’offesa, Anna si senti malissimo e si ritirò nelle sue stanze a meditare e a bussare alla porta di Dio. In seguito a queste preghiere, seguendo la voce Celeste, andò in giardino e, avvolgendosi interamente in un ruvido panno che le copriva pure la testa, si pose sotto il grande e strano albero che formava una specie di pergolato. Accese una lampada, appesa in una specie di cassetta fissata all’albero, e si dispose a leggere delle preghiere scritte su un papiro. I rami di quest’albero grandissimo cadevano fin sul terreno e sul muro circostante e vi mettevano perfino radici. Queste radici producevano nuovi rami, che a loro volta cadevano al suolo e facevano crescere altri rami; così si era formato un lunghissimo viale di pergolati. Quest’albero era molto raro, era della stessa specie di quello del frutto proibito del Paradiso terrestre. Produceva della magnifica frutta che pendeva dai rami, credo che fossero grandi pere assai succose. Le foglie poi erano grandissime, direi quasi enormi, della stessa fattezza di quelle che usarono Adamo ed Eva per coprirsi dopo il peccato. Gli Ebrei adoperavano le foglie specialmente in occasione della festa dei Tabernacoli per adornare le pareti, disponendole a scaglie. Anna, seduta sotto l’albero, s’immerse in una preghiera profonda e pregò Dio, che se anche l’avesse condannata alla sterilità, almeno le facesse ritrovare Gioacchino. Mentre pregava in questo modo, scese dalla sommità dell’albero un Angelo di Dio che le apparve improvvisamente e le annunciò che l’Onnipotente avrebbe esaudito tutte le sue suppliche e le avrebbe dato tutto quanto abbisognava. Infine la esortò a recarsi al tempio con due ancelle e a portarvi un sacrificio di due colombe. Le annunciò che avrebbe incontrato Gioacchino sotto la "porta d’oro", poiché anch’egli era stato avvertito che era entrato nella grazia del Signore. Poi le disse che presto avrebbe saputo il nome della figlia che era prossima per volontà celeste. Subito dopo l’Angelo scomparve. Anna si senti riempita di grazia, e colma di gioia, ringraziò Dio onnipotente e misericordioso. La pia donna rientrò subito nelle sue stanze in uno stato di felicità estatica. Vidi che, dopo essersi svestita, si avvolse dalla testa ai piedi in un lenzuolo molto ampio. Quindi si mise a letto, pregò e si sdraiò sul fianco destro. Dormi alcune ore, improvvisamente un Angelo luminoso scese su di lei, mentre tutta la stanza fu avvolta da una luce potente. Vidi che l’Angelo stese su di lei la mano e scrisse sulle grandi pareti luminose il nome "Maria". Poi la santa presenza scomparve nella luce. Anna era rimasta come rapita in un sogno estatico. Ripresa conoscenza si sedette sul letto e pregò fervidamente; poi ricadde in un sonno profondo. A mezzanotte, come per una chiamata interiore, Anna si svegliò e vide con immensa gioia del cuore, lo scritto alla parete. Erano come grandi lettere rosse, dorate e luminose; Anna le contemplò fino all’alba, quando disparvero con il fascio luminoso. La santa Donna era divenuta bellissima e sembrava ringiovanita, la visita dell’Angelo e il nome di sua figlia l’avevano rigenerata nelle più intime profondità del cuore. Vidi che Anna era divenuta un vaso per contenere la volontà di Dio, la donna scelta per essere la madre della Santa Madre era stata trasformata in un tabernacolo vivente e miracoloso per accogliere e custodire degnamente una tale santità. Credo che Anna avesse a quel tempo quarantatre anni. La futura madre di Maria, riempita di spirito e di santità, si alzò, accese la lampada, pregò e preparo il suo viaggio verso Gerusalemme con i doni sacrificali. Quella mattina tutta la casa sembrava più luminosa e la servitù si dimostrava inebriata da una gioia meravigliosa, sebbene nessuno avesse appreso la notizia o avesse visto apparire l’Angelo.

 

Gioacchino consolato dall’Angelo si reca ancora una volta al tempio con nuove offerte sacrificali

Vidi Gioacchino sul monte Hermon in grande tristezza mentre si preparava per la festa dei Tabernacoli. I pastori, suoi dipendenti, non sapevano della sua storia e non sospettavano nemmeno il motivo per cui egli si era ritirato sul monte vicino al Giordano. Guardava i capretti saltellare vicino alle loro mamme e si rattristava pensando che non poteva aver mai più figli. Mentre pregava e si sentiva scoraggiato di recarsi come al solito a Gerusalemme per l’offerta al tempio, gli apparve l’Angelo che lo consolò, esortandolo ad andare al tempio poiché le sue offerte questa volta sarebbero state ben accolte e le sue preghiere esaudite. Egli si sarebbe congiunto con la sua sposa sotto la "porta d’oro" del tempio. Allora vidi Gioacchino illuminarsi dalla gioia e suddividere il gregge in tre parti: la minore per lui, la migliore agli Esseni e la più bella parte, quella scelta con accuratezza, la inviò al tempio per mezzo dei suoi servi. Egli giunse a Gerusalemme il quarto giorno della festa dei Tabernacoli e si diresse subito al tempio. Nello stesso giorno arrivò anche Anna e andò ad alloggiare presso i parenti al mercato del pesce. Quando Anna e Gioacchino si incontrarono sotto la "porta d’oro" era l’ultimo giorno della festa. Entrambi si riempirono di luce. Vidi come questa volta i sacerdoti accolsero bene le offerte del sant’uomo, addirittura alcuni di essi gli andarono incontro nel vestibolo appena egli fu annunciato. La sua offerta sacrificale al tempio di Gerusalemme consisteva in due agnelli e tre animali graziosi, credo che fossero capretti. Molte persone che lo conoscevano si complimentarono con lui per la buona accettazione dei suoi doni sacrificali. Vidi il tempio tutto aperto e luminoso a causa della festa, era adornato di ghirlande di foglie e frutta, una capanna di frasche veniva addobbata dove c’erano otto colonne ancora libere. Gioacchino percorse la stessa via dell’ultima volta e vide le sue bestie uccise e bruciate sull’altare sacrificale del tempio. Qualcosa di queste vittime era stato già bruciato a destra del vestibolo, vicino alla grande cattedra. Vidi i sacerdoti nel Santo tenere un sacrificio incruento con l’incenso odoroso. Furono anche accese le sette candele nei sette bracci del candelabro d’oro, ma non contemporaneamente. Ho visto spesso infatti che le candele disposte nel candelabro vengono accese in momenti particolari e non tutte insieme, poiché ogni braccio ha il suo significato particolare. Quando il sacrificio fu consumato e sali al cielo vidi un raggio di luce scendere sui sacerdoti nel Santo e, contemporaneamente, Gioacchino, che era fuori nella sala, fu anch’egli riempito della medesima luce. Seguendo un comando celeste vidi due sacerdoti dirigersi improvvisamente nella sala dove si trovava il pio uomo, lo presero e lo portarono con loro attraverso le sale laterali fino all’altare d’oro dei sacrifici odorosi. Il sacerdote allora sciolse sull’altare una miscela di ingredienti che appartengono alla tradizione religiosa Giudea dei sacrifici odorosi quotidiani. Da questo mucchio di erbe aromatiche si alzò un odore acre e penetrante, che dall’incensiere d’oro dell’altare dei sacrifici raggiunse il vestibolo del Santissimo. Poi i sacerdoti se ne andarono, lasciando Gioacchino solo nel Santo. Mentre il sacrificio odoroso si consumava, egli rimase prostrato in ginocchio con le braccia aperte e sollevate in stato di profonda adorazione. Improvvisamente calò su lui la figura di un Angelo avvolta in un fascio di luce radiosa che gli diede un foglietto sul quale lessi tre nomi scritti con lettere luminose: Elia, Anna, Myriam. Vicino a quest’ultimo nome vidi l’immagine di una piccola Arca dell’Alleanza oppure di un Tabernacolo. Gioacchino depose con cura questo foglietto sul petto, sotto la sua veste. L’Angelo gli disse che la sua infecondità del momento si sarebbe rivelata per lui una gloria e non una vergogna poiché l’attesa avrebbe presto fruttificato quello che la sua sposa doveva accogliere: il Frutto immacolato della Benedizione Divina, la massima benedizione di Abramo. Siccome Gioacchino non poteva comprendere quanto gli diceva l’Angelo, quest’ultimo lo guidò dietro una tenda non lontana dall’inferriata del Santissimo. Vidi poi l’Angelo avvicinarsi all’Arca dell’Alleanza e prendervi qualcosa che diede al sant’uomo. Era una sfera luminosa o un cerchio di luce, l’Angelo gli ordinò di alitarci sopra e guardare. L’alitare di Gioacchino produceva delle immagini nel cerchio di luce, egli le guardava con meraviglia e silenziosa devozione. Il suo alito non rendeva opaca la sfera. L’Angelo allora gli disse: "Come è rimasta pura questa sfera dal tuo alito, così verrà accolta la bambina da Anna". L’Angelo allora innalzò la sfera di luce nell’aria ed io vidi, attraverso un apertura laterale della medesima, susseguirsi un carosello di immagini sacre e di simboli: dalla caduta fino alla redenzione dell’umanità. L’una dopo l’altra, si susseguirono le molteplici immagini relative allo sviluppo dell’umanità. Furono talmente numerose che le ricordo solo confusamente. Ricordo però che su tutte le immagini si stagliava la Trinità, sotto e dilato vedevo il Paradiso. Vidi Adamo ed Eva, il peccato, la promessa della redenzione, e così tutte le immagini legate alla Promessa: Noè, il diluvio, l’Arca, la Benedizione di Abramo, la tradizione della Benedizione che si trasmetteva al primogenito, da Abramo a Isacco, da Isacco a Giacobbe; poi vidi quando la Benedizione venne presa da Giacobbe e quest’ultimo lottare con l’Angelo; indi mi fu mostrato come essa raggiunse Giuseppe in Egitto e come entrò in lui e nella sua sposa in un’altissima solennità spirituale. Vidi pure le reliquie di Giuseppe e Asenet, sua moglie; e come, per mezzo di Mosè, il sacrario della Benedizione venne portato fuori dall’Egitto e divenne il Santissimo dell’Alleanza, la sede del Dio vivente tra i suoi popoli. Vidi ancora il servizio e la condotta del popolo di Dio in relazione al Sancta Sanctorum e il succedersi della santa generazione che avrebbe procreato la Santa Vergine e il Salvatore; la loro presenza eterna nella storia del mondo e dei profeti. Vidi tutto questo, roteare in una giostra di immagini simboliche all’interno del cerchio di luce, e anche sotto e sopra di esso: grandi città, torri, palazzi, troni, portoni, giardini, fiori e tutte le immagini e i simboli collegati armonicamente tra loro da fasci di luce. Tutto era però turbato e minacciato da animali feroci e da figure orrende. Queste fiere mostruose simbolizzavano i molteplici turbamenti e le lotte attraverso le quali si sviluppava la stirpe della Santa Vergine, da cui Dio si farà carne per divenire uomo. Mi ricordo di aver visto anche un magnifico giardino circondato da una fitta siepe di spine la quale era ricolma di serpenti e di altri animali ripugnanti. Essi non riuscivano a penetrare nel luogo meraviglioso, nonostante l’assediassero e facessero di tutto per invaderlo. Vidi anche una torre attaccata da tutte le parti da guerrieri che poi, una volta conquistata, precipitavano da essa. Vidi molte immagini e simbolismi in stretta relazione con la storia della Santa Vergine e i suoi progenitori; i passaggi e i ponti, che tutto collegano, significano la vittoria sui turbamenti e sugli ostacoli alla salvezza.

"Vedo una carne pura e un sangue purissimo che erano stati offerti dalla misericordia di Dio per la salvezza dell’umanità. Questa carne e questo sangue entrarono, disperdendosi, nel torrente oscuro del mondo terreno, in quel torrente che tendeva sempre più a straripare e ad intorbidirsi. Intanto, per mezzo delle innumerevoli grazie di Dio e delle fedeli devozioni offerte dagli uomini, con immensa fatica furono ritrovati gli elementi dispersi di questa carne e questo sangue ed uscì, finalmente, fuori dal torrente placato, la Santa Vergine dalla quale il Verbo si è fatto carne ed ha abitato tra noi".

Tra quello che vidi nella sfera di luce c’erano anche le immagini che conosco da tempo, esse si riferiscono alle Litanie lauretane; quando prego la Madonna con queste Litanie le contemplo con la vista del cuore. Come ho detto, le migliaia di immagini si susseguirono nella sfera fino al compimento di tutta la misericordia di Dio e alla caduta dell’umanità. La sfera luminosa mostrò inoltre l’altra parte del Paradiso di fronte alla Gerusalemme Celeste ai piedi del Trono di Dio. Quando tutto scomparve, mi resi conto che la sfera non era altro che un punto di luce meravigliosa in cui si erano avvicendate le immagini della rivelazione dell’Angelo.

 

 Gioacchino riceve la benedizione dell’Alleanza

Adesso vidi che l’Angelo con la punta del suo pollice e dell’indice segnava oppure ungeva la fronte di San Gioacchino e gli metteva qualcosa nella bocca, mentre un raggio di luce rendeva luminoso il bocconcino; poi, da un piccolo calice irrorato di luce splendente, gli diede da bere un liquido chiaro. Gioacchino afferrò il calice con due dita e bevve. Il calice era simile a quello usato da Gesù nell’ultima Cena, solo che mancava la parte inferiore. Mi sembrò che l’Angelo, con quel bocconcino, gli avesse dato una piccola spiga di grano luminosa e dell’uva luccicante. Subito dopo questa funzione, tutte le colpe, le voglie peccaminose e le impurità di Gioacchino scomparvero. Compresi interiormente che l’Angelo aveva fatto partecipe Gioacchino del santissimo fiorire di quella benedizione, all’origine data da Dio ad Abramo e che finalmente da Giuseppe in poi era divenuta il sacrario dell’Alleanza, la sede di Dio tra i suoi popoli. L’Angelo diede a Gioacchino questa benedizione nello stesso modo come l’aveva ricevuta Abramo. Il benedicente Angelo di Abramo la prese dal suo stesso petto, mentre con Gioacchino fu presa dal Tabernacolo del Santissimo come fosse trasmessa ad un sacerdote nel quale il Verbo si incarna. Dio introdusse la tradizione di questa grazia con la benedizione di Abramo, e così la medesima si tramandò attraverso tutti i Padri del suo futuro popolo. Fin dalla mia prima gioventù, nelle molteplici contemplazioni sull’Antico testamento spesso ho visto nell’Arca dell’Alleanza la base per la fondazione di una Chiesa perfettissima ma molto austera. Mai vidi le Tavole della Legge, ma tantissime altre cose.

 

 Gioacchino ed Anna si incontrano sotto la "porta d’oro"

Quando l’Angelo scomparve, Gioacchino, guidato da un’intuizione Divina, si diresse verso un vestibolo sotterraneo santificato che si trova sotto il pavimento del tempio e la "porta d’oro". Ho avuto visioni sul significato e l’esistenza di questo vestibolo sotterraneo del tempio e anche sulla sua funzione: seppi che era santificato per la benedizione degli infecondi. In questo luogo si usava praticare, dietro determinate condizioni, la purificazione e la propiziazione del Cielo, l’assoluzione dai peccati e così via. Così la devota coppia si ricongiunse e fu riempita di luce. Maria Santissima stava per essere concepita senza peccato. Questo vestibolo, dove Gioacchino era entrato per una piccola porta, era meraviglioso: all’inizio la sala era in discesa e stretta poi si allargava sempre più; le pareti irradiavano una luce dorata con venature verdine, come se fossero state coperte d’oro. Dall’alto appariva una luce vermiglia. Dappertutto c’erano magnifiche colonne. Gioacchino percorse più della metà della grande sala e, giunto ad una colonna che raffigurava un albero di palma con foglie ricurve e frutti, incontrò Anna. Essi si abbracciarono colmi di santa letizia manifestandosi reciprocamente la felicità interiore che li pervadeva. Li vidi avvolti come da una nuvola luminosa. Vidi su questa nuvola una schiera di Angeli, la quale portava una torre alta e piena di luce che si librava su Anna e Gioacchino. Questa torre d’avorio era simile a quella di David delle Litanie lauretane. Infine, quando la torre scomparve, i due rimasero circondati da un’aureola raggiante di strali lucenti. Vidi allora, in seguito alla benedizione ricevuta, svilupparsi la Concezione di Maria pura e pulita dal peccato originale. Ebbi una visione indicibile: su di loro si aprì il Cielo magnifico e si manifestò la gioia della Santa Trinità, degli Angeli e di tutte le Sante Anime partecipanti alla benedizione segreta dei genitori di Maria. Lodando Dio, Anna e Gioacchino si diressero in alto verso la "porta d’oro". Giunsero sotto un arco bellissimo e alto come una specie di cappella illuminata da candelieri e dal fuoco di numerose torce. Qui vennero accolti dai sacerdoti che li guidarono all’uscita del tempio. Passarono per la sala del Sinedrio, sita giusto sopra la sala sotterranea dell’incontro. Così Gioacchino ed Anna si trovarono presto fuori dal tempio, al più esterno margine della montagna, verso la valle di Giosafat dove non si può andare avanti ma bisogna voltare a destra oppure a sinistra. Dopo aver fatto visita ad una dimora di sacerdoti, la coppia si incamminò sulla via del ritorno. Giunti a Nazareth, Gioacchino tenne un allegro banchetto dove sfamò molti poveri e distribuì loro elemosine. Spesso questa pia coppia dedicò sinceramente a Dio copiose lacrime di gratitudine. Il profondo sentimento religioso di Anna e Gioacchino agi fortemente sui figli facendo lievitare in loro la sincera devozione per Dio; la Santa Vergine crebbe quindi in un clima di lucente purezza e massimo rispetto verso le leggi divine. Vidi come tutte le astinenze e le moderatezze di questa coppia, particolarmente dopo il Concepimento di Maria Santissima, allontanarono dal frutto i numerosi germogli dei peccati. Con queste visioni ebbi occasione di capire sempre più come fosse smisurata la radice dei peccati e la loro deformità negli esseri umani.

-Nota esplicativa alle visioni sulla Concezione della Santissima Vergine Maria

Le visioni che seguono furono raccontate dalla venerabile Suor Emmerick nell’ottava delle celebrazioni della Concezione di Maria. Le visioni gettano una luce magnifica sul mistero dell’elezione, della preparazione e della venerazione del Vaso della grazia. La Veggente le raccontò in modo frammentario al poeta Brentano perché era afflitta da molteplici sofferenze. Lo scrittore cercò di dare loro una forma discorsiva e unitaria.

 

La rigenerazione dell’umanità mostrata da Dio agli Angeli

Ebbi una meravigliosa visione di Dio, il quale dopo la caduta dell’uomo mostrava agli Angeli in che modo intendeva rigenerare l’umanità. A prima vista io non compresi quella visione ma poco dopo essa mi apparve chiarissima. Vidi il trono di Dio e la Trinità Santissima, e contemporaneamente le Tre Persone che La compongono; i nove Cori degli Angeli e l’indicibile giubilo che ricevettero quando il Signore annunciò loro il modo in cui voleva fosse rigenerata l’umanità avvilita. Le intenzioni benefiche del Signore per l’uomo mi si aprirono allo sguardo interiore con un molteplice simbolismo. Vidi questi simboli manifestarsi dinanzi ai nove Cori degli Angeli formando una specie di storia generale del destino dell’umanità. Gli Angeli si erano predisposti all’accoglienza di quelle immagini con la contemplazione più profonda. Non mi è possibile ricordare l’ordine in cui si svolsero queste visioni, ma mi affiderò a Dio nella narrazione. Comparve dinanzi al trono del Signore un monte di pietre preziose con dei gradini; lo vidi crescere finché assunse la forma definitiva di una torre contenente tutti i tesori spirituali e tutti i doni della Grazia Celeste. La torre era circondata dai nove Cori angelici. Allora vidi apparire in cielo una figura simile ad una Vergine che si posò prima sulla torre e poi scomparve in essa. La torre era molto larga ed aveva alla sommità una piattaforma aperta dalla parte posteriore, per la quale mi parve fosse entrata la Vergine. Non era la Santa Vergine Maria nel tempo materiale, bensì nell’eternità Celeste e in Dio. La sua figura si trasformava a poco a poco, dinanzi alla Santissima Trinità, in una piccola nube che usciva dall’alito di Dio. A questo punto della visione scorsi tra i Cori degli Angeli un Vaso della Santissima Trinità che si ricoprì a poco a poco di numerosi simboli dal significato più diverso; ai lati stavano due figure che si tendevano la mano. Il Vaso si ingrandiva divenendo sempre più splendido e magnifico. Allora la piccola nuvoletta luccicante fu inviata dall’alito di Dio in quel Vaso, dove ivi giunta disparve dentro. La nuvoletta, leggerissima, che aveva attraversato i nove Cori degli Angeli, era la benedizione pura che recava la Grazia Divina alla sacra discendenza affinché potesse procreare spiritualmente senza peccato. Vidi poi una schiera di figure simboliche sinistre, rappresentanti gli spiriti del peccato e dell’errore, emergere dalle più basse profondità della terra per bloccare il piano universale salvifico deciso dall’Onnipotente. Ma gli Angeli combatterono contro di esse e le ricacciarono. Vidi ancora sorgere dal basso una chiesa falsa perché non aveva il campanile. Infatti gli Angeli la respinsero e vidi che, crollando, si rovesciava su di un solo lato. Gli Angeli prepararono un calice che aveva una forma simile a quello della santa Cena e lo inviarono dalla Santa Vergine. Vidi altresì comparire una casa o torre mozza dalle molte porte. Grandi masse di gente vi entravano, e nella folla mi parve di riconoscere le figure di Abramo e dei figli d’Israele. Credo che si alludesse alla loro schiavitù, e la torre, rotonda e fatta a gradini, simbolizzava l’Egitto. Fu respinta pure dagli Angeli e crollò da un lato. Poi vidi erigere un tempio egiziano alla cui estremità scorsi degli idoli e l’immagine di una vergine velata. Vidi il messo di Elia descrivere ai sacerdoti il simbolo della nascita della Santa Vergine che il profeta aveva visto sul monte Carmelo, di cui parlerò più avanti. Questo tempio venne pure allontanato dagli Angeli e fu messo in posizione obliqua come gli altri. Vidi infine fiorire fra i Cori degli Angeli, alla destra della santa torre, un ramo che si trasformò in un vero albero genealogico con molte piccole figure d’uomo e di donna che si porgevano la mano. L’albero terminava con una piccola mangiatoia dove giaceva un bambino. Infine comparve un tempio grande e magnifico. Tutte queste immagini erano legate tra loro da una meravigliosa armonia e da un legame misterioso. La descrizione dei simboli sembra quasi impossibile. Credo che le apparizioni malvagie e di cattivo significato, come la torre rotonda e la falsa chiesa, respinte dagli Angeli, dovevano servire alla purificazione del mondo terreno. Erano tutti simboli relativi alla salvezza e all’approssimarsi della venuta della Santa Vergine sulla terra.

 

Un’immagine simbolica di Maria Santissima in Egitto prima di Elia

Molto tempo prima di Elia, in una parte remota dell’antico Egitto piuttosto lontana dalla Terra Promessa, vidi un avvenimento simbolico legato alla venuta della Santa Vergine: un idolo assai strano era stato consacrato a un tempio pagano, un’immagine sacrificale e crudele con la testa che non aveva né la forma di un uomo e neppure di un bue e mostrava tre corna delle quali una sporgeva in mezzo alla fronte. L’idolo era cavo internamente per bruciarvi dentro le vittime. I piedi avevano la forma di zanne. In una mano teneva una pianta che sorge dall’acqua, simile ad un giglio che si apre e si chiude sempre rivolto al sole, mentre nell’altra teneva una spiga di grano. Vidi poi vicino all’idolo un’orribile ed oscura apparizione; ma fui però immediatamente illuminata dalla visione di un grande Angelo simile a quello che comparve a Giovanni l’Evangelista. L’Angelo battè col bastone il dorso della figura oscura e questa, che era il diavolo in persona, dovette inchinarsi e parlare dall’idolo dicendo al popolo che doveva consacrare il tempio non a lui ma ad una Vergine che sarebbe apparsa sulla terra; disse inoltre che bisognava crederle perché si doveva a Lei ogni vittoria sugli spiriti del male. Allora quel popolo si convinse ed eresse un nuovo tempio, consacrandolo all’immagine di una vergine alata che fu posta sulla parete. L’immagine raffigurava una vergine che si librava su una navicella in cui giaceva un bambino in fasce. La navicella si posava su una piccola colonna. Due figure indistinte ponevano alcune cose in una bilancia che pendeva da una delle due braccia che la vergine teneva aperte. La navicella, nella quale riposava il fanciullo, era simile a quella in cui era stato posto Mosè sul Nilo, con la sola differenza che era tutta aperta nella parte superiore mentre quella di Mosè, meno una piccola apertura, era interamente chiusa.

 

Elia ha una visione della Santa Vergine e apprende i misteri relativi alla sua venuta

Vidi la Terra Promessa languire per mancanza di piogge, ed Elia, accompagnato da due servi, ascendere il monte Carmelo e pregare il Signore per la grazia di una pioggia ristoratrice. Salirono un’erta scoscesa, poi, salendo altri gradini scavati nelle rupi, arrivarono ai piedi di un’altura sulla quale si ergeva un salita di grossi massi con in cima una caverna. Elia raggiunse quella cima mentre i servi, seguendo il suo ordine, erano rimasti sul pianoro ai piedi dell’altura; ad uno di essi era stato affidato il compito di osservare il lago di Galilea, che si presentava in uno stato deplorevole: quasi prosciugato con fosse piene di acqua stagnante e di scheletri imputriditi. Elia si genuflesse al suolo, chinò il capo fra le ginocchia e supplicò ardentemente il Signore di mandare la grazia della pioggia per far cessare tutta quell’aridità. Quindi domandò per sette volte al servo se avesse visto qualche nube. Per sei volte il servo rispose sempre negativamente, alla settima vide sollevarsi una piccola nube sul lago e lo annunciò ad Elia che, appena apprese la notizia, spedì immediatamente il servo dal re Achab. Subito dopo vidi al centro del lago formarsi un bianco vortice, che poi divenne una nuvoletta nella quale vidi stagliarsi la piccola figura luminosa di una Vergine con il capo circondato da un’aureola luminosissima. Aveva le braccia aperte nel simbolo della croce e da una delle sue mani pendeva una corona, simbolo di vittoria salvifica. Portava una lunga veste fin sotto ai piedi. Mi sembrò che la Vergine volesse distendere le braccia su tutta la Terra Promessa. La nuvoletta si sciolse lentamente in gocce di rugiada che vidi cadere sopra alcuni luoghi santi e benedetti dove abitavano uomini pii e desiderosi dell’eterna salvezza. Mi fu rivelato che la benedizione della rugiada su quei luoghi era il simbolo della grazia. In questo modo la terra veniva resa feconda e preparata ad accogliere la nascita della Madonna. Feci poi un sogno nel quale vidi i misteri relativi alla venuta della Santa Vergine nel mondo. Poiché Ella apparve alla settima chiamata, Elia ne dedusse che sarebbe comparsa sulla terra nella settima età dell’universo. Egli vide pure la genealogia dalla quale la Vergine avrebbe avuto origine: scorse il simbolo di un albero genealogico assai basso e molto largo, mentre dalla parte opposta gli apparve un altro albero largo assai alla radice, il quale si assottigliava verso la cima ed inchinava la sua sommità verso il primo. Con questa visione Elia comprese come e quando sarebbe stata concepita la futura Madre del Salvatore. Dopo questa rivelazione, allargò la spelonca in cui pregava e cercò di stabilire una diversa disciplina devozionale tra i figli dei profeti. Tra questi ci furono alcuni che diedero origine alla devozione della Vergine supplicando Dio per la sua venuta. La devozione continuò durante tutta l’esistenza di Maria Santissima sulla terra, prima da parte degli Esseni e poi tra gli eremiti, dai quali provennero i monaci Carmelitani. Questi portarono avanti il culto della Madonna fino ai giorni nostri.

-Chiarimenti intorno alla visione di Elia

Vidi il popolo in gran tumulto dinanzi al tempio di Gerusalemme: gente agitata correre di qua e di là, dappertutto vidi parlare e crearsi piccole assemblee di popolo. Tutti pregavano e invocavano Dio per la pioggia, si cercava Elia in ogni luogo. Frattanto l’Angelo del deserto lo dissetava con un bariletto lucente, a strisce bianche e rosse. Vidi Elia con Achab, il sacrificio sul Carmelo, la sconfitta dei sacerdoti idolatri, le sue preghiere per ottenere l’acqua e la formazione delle nubi. Il profeta invocò con le sue suppliche la grazia divina, dopo di che si addensarono le nubi che egli suddivise e dispose secondo il contenuto interno, altrimenti ne sarebbe derivato un acquazzone rovinoso. I sette interrogativi, da lui rivolti al servo prima che comparisse il simbolo della grazia, accennavano a sette epoche o generazioni che dovevano succedersi prima che la vera benedizione ponesse ferme radici in Israele. Nella prima nube che comparve vide egli stesso un simbolo della Santa Vergine e vi riconobbe parecchi misteri che erano relativi alla famiglia ed alla prossima apparizione sulla terra della Madre di Dio. Vidi quelle nuvole piene di rugiada costeggiare il Giordano ed addensarsi su alcune zone; vidi anzi che i vortici rilucenti cadevano particolarmente sopra Ainon, davanti a Salem, sui luoghi che più tardi avrebbero dovuto essere testimoni del Santo Battesimo. Domandai al mio Angelo il significato degli orli variopinti che si vedevano nelle nubi rugiadose: questi mi spiegò la cosa col paragone di una conchiglia marina, la quale porta i colori dell’iride alle estremità ed esposta al sole ne assorbe le tinte fin nelle viscere, dove nasce la perla candida e bella.. Il riferimento simbolico era abbastanza chiaro. Mi fu pure detto che senza quella rugiada e quella pioggia ristoratrice la venuta della Santa Vergine sarebbe stata ritardata di un secolo; invece la terra così inumidita e benedetta avrebbe ristorato e nutrito la gente con i suoi frutti, e la carne si sarebbe nobilitata ricevendo la grazia. Scorsi la luce della rugiada fecondatrice passare di generazione in generazione fino alla Madonna. Vidi anche che prima di Elia il terreno e la carne languivano inariditi per la mancanza d’acqua, come lo spirito degli uomini prima del battesimo di Giovanni. Questa visione raffigurava chiaramente la condizione dell’umanità prima di San Giovanni Battista. Quelle angustie, quel languore, le preghiere per ottenere con la pioggia un refrigerio ed un conforto, la ricerca dappertutto di Elia, altro non erano che il vivo desiderio con cui l’umanità stanca ed avvilita dalla cecità della Sinagoga, aspettava la luce e l’acqua del battesimo, la rigenerazione dall’ignoranza, e l’inizio della missione di Giovanni.

-L’immagine della Santa Vergine in Egitto

Secondo la visione che ebbi, il messaggio salvifico fu diffuso in Egitto nel modo che segue. Elia ricevette il comando divino di convocare da levante, da settentrione e da mezzogiorno tutte le devote famiglie che vivevano disperse, a questo scopo scelse tre discepoli a cui affidò la missione di annunciare questa convocazione. La scelta dei legati fu molto difficile perché i messi dovevano essere capaci di evitare le numerose insidie e le difficoltà a cui andavano incontro. Quando venne il segnale, l’uno si diresse verso settentrione, l’altro verso levante ed il terzo verso mezzogiorno. Quest’ultimo doveva attraversare l’Egitto dove gli Israeliti correvano il concreto pericolo di essere uccisi. Il messo di Elia fece la stessa via che più tardi percorrerà la Santa Famiglia nella sua fuga in Egitto; infatti lo vidi passare nelle vicinanze di On dove sarà condotto tempo dopo Gesù bambino. Vidi il messo passare trafelato dinanzi ad un tempio idolatra che si ergeva sopra una vasta pianura ed era circondato da prati e da molti edifici. Quando passò per questo luogo i pagani stavano proprio in quel momento adorando un toro vivente. Nel tempio avevano l’immagine di un toro e di parecchi altri idoli. I loro sacrifici erano orrendi, uccidevano anche tutti i bambini nati deformi. Il discepolo del Profeta, appena fu visto dagli adoratori del toro, fu afferrato e condotto dinanzi ai sacerdoti. Per la forte curiosità di sapere chi era non pensarono di ammazzano subito, invece gli domandarono chi fosse e perché fosse passato per quel luogo. Egli rispose loro sinceramente che stava per nascere una Vergine da cui sarebbe provenuta la salvezza dell’universo per mezzo della quale sarebbero stati distrutti tutti gli idoli. La sua dichiarazione impressionò profondamente i pagani; così essi lo lasciarono andare senza arrecargli alcun male. Dopo aver discusso a lungo tra loro decisero di scolpire l’immagine di una vergine con le braccia aperte, che assicurarono al centro del soffitto del tempio. Questa figura era piuttosto simile a tutti gli altri idoli del loro tempio: metà donna e metà leone. La vergine portava sulla testa un canestro da frutta, piccolo ma alto; la parte superiore delle braccia fino al gomito era parallela, quasi unita al corpo; la parte inferiore sporgeva fuori e impugnava delle spighe di grano. Aveva tre mammelle, una molto grossa nel mezzo del petto; le altre due più piccole stavano ai lati. La parte inferiore del corpo era avvolta in una lunga veste, i piedi erano assai piccoli in proporzione alla persona e terminavano in una forma appuntita. Sulle braccia si mostravano delle ali fatte di finissime penne intrecciate tra loro. Così pure lungo i fianchi si vedevano penne intrecciate che scendevano fino alla metà del corpo. La veste non formava pieghe di sorta. Il popolo pagano adorava quest’immagine e le offriva sacrifici di ringraziamento affinché non distruggesse il dio Apis e tutti gli altri dei della loro tradizione. Ma nonostante il nuovo culto istituito, essi continuarono i loro riti orrendi. Scolpirono la figura della vergine descritta dal discepolo di Elia secondo la loro immaginazione.

 

Maria Santissima annunciata ai mistici pagani

Vidi allora che il Signore, nella sua infinita misericordia, volle che si annunciasse ai devoti pagani la futura nascita del Messia per mezzo di una Vergine della Giudea. Una stella del firmamento fu il segnale che rivelò questo avvenimento ai Caldei, popolo che studiava intensamente il corso degli astri e da cui provennero i Santi tre Magi. I Caldei ne trassero i vaticini. I simboli che esistono nei loro templi mi mostrarono in che modo essi fossero pervenuti alla conoscenza della Santa Vergine. Dì questo ne ho parlato esaurientemente quando ho raccontato le visioni sul viaggio di Gesù dopo che Egli richiamò Lazzaro in vita.

 

Apparizione della Santa Madre Anna e della Madonna alla Veggente

Nel pomeriggio del 26 luglio 1819, dopo aver narrato molte cose intorno alla vita di San t’Anna, Suor Emmerick si addormentò. Il giorno seguente così disse:

"Nel dormiveglia vidi una ragazzina avvicinarsi al mio letto, l’avevo già vista altre volte nei sogni e nelle meditazioni: era vergine, graziosa e bella; il suo capo era coperto da una benda candida che si allacciava sulla nuca e vi teneva raccolti i capelli; la lunga veste che la ricopriva era di lana bianca con le maniche chiuse ma alquanto rigonfie vicino al gomito. Sopra portava un mantello lungo di lana scura, credo fosse di cammello. Si avvicinò ancor più al letto, dicendomi laconicamente: – Tu hai parlato assai di me, ora devi osservarmi e tenermi presente, – allora le chiesi: – Ho parlato troppo? – No! – rispose seccamente, quindi spari. Rimasi assopita in una specie di estatica letizia, quando ad un tratto apparve innanzi al mio letto un’anziana ebrea di circa cinquant’anni. Aveva la testa un po’ inclinata e le guance infossate. Sebbene avesse una figura assai macilenta, era di gradevole aspetto. Mi stavo chiedendo appunto cosa volesse da me quella donna anziana quando mi parlò così: – Non ti devi spaventare giacché intendo mostrarmi a te come effettivamente ero quando ho generato la Madre del Signore. – Allora le domandai: – Dov’è Maria, quell’amabile bambina? – ed Anna così mi rispose: – Non è più con me. -Le domandai ancora: – Quanti anni ha adesso? – Quattro! – mi fu risposto. La pregai di aiutarmi a non parlar troppo di loro. Sant’Anna non mi rispose e scomparve. Un simbolo bellissimo da contemplare apparve subito dopo ai miei occhi interiori, ma poiché fui assalita da dolori lancinanti ne persi subito la memoria".

 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/emmerick///lavitadellamadonna/index.php


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: