Cap. 4

CAPITOLO 4

(La passione secondo le rivelazioni di A. K. Emmerick)

 

L’orribile flagellazione

Per calmare la plebaglia con una punizione che la impietosisse, Pilato diede ordine di flagellare Gesù, secondo l’uso romano, ma il popolaccio, aizzato dai farisei, continuava a gridare:

«Sia crocifisso!».

Fra il tumulto e il furore popolare Gesù fu condotto da gli sgherri sul piazzale.

Il Signore venne trascinato bruscamente vicino al corpo di guardia del pretorio, dove si trovava la colonna di marmo munita di anelli e ganci; essa era destinata esclusivamente alla flagellazione dei condannati. I sei flagellatori, che svolgevano la funzione di carnefici nel pretorio, provenivano dalle frontiere egiziane, erano bruni, bassi e tarchiati; seminudi e mezzo ebbrì, sembravano bestie assetate di sangue. Essi avevano nello sguardo qualcosa di diabolico; vicino a quella colonna avevano fustigato a morte molti altri condannati.

Benché il Salvatore non avesse opposto alcuna resistenza, venne trascinato con le funi, mentre i flagellatori gli assestavano pugni e calci.

Gli strapparono di dosso il manto derisorio di Erode e fecero quasi cadere il Signore a terra. Vidi Gesù tremare e rabbrividire davanti alla colonna. Egli stesso si tolse la veste con le mani gonfie e sanguinanti. Poi pregò e volse per un attimo lo sguardo verso la sua santa Madre immersa nel dolore.

Gesù si rivolse verso la colonna e, poiché lo avevano costretto a denudarsi completamente, disse ai suoi fustigatori: «Distogliete i vostri sguardi da me!». Non so se Gesù avesse pronunciato realmente queste parole, o fosse solo il suo pensiero, ma compresi che Maria aveva udito quel la frase perché svenne tra le braccia delle sue compagne.

I carnefici, senza cessare le loro orrende imprecazioni, legarono le mani di Gesù a un grande anello fissato alla sommità della colonna dell’infamia. Così facendo, gli tesero talmente le braccia al di sopra della testa che i piedi legati fortemente alla colonna non toccavano completa mente il suolo.

Due di quei bruti, assetati di sangue, iniziarono a flagellare il corpo immacolato di Gesù provocandogli i più atroci tormenti. Non mi è possibile descrivere nei parti olari le tremende atrocità inflitte a nostro Signore.

Le prime verghe di cui si servirono gli aguzzini erano strisce di color bianco, sembravano fatte di legno durissimo o nervi di bue.

Dorso, gambe e braccia venivano lacerati sotto i pesanti colpi del flagello, finché la pelle a brandelli col sangue schizzò al suolo. I gemiti dolorosi di Gesù sofferente era no soffocati dal clamore della plebaglia e dei farisei, che continuavano a gridare:

«Fatelo morire! Crocifiggetelo! ».

Per imporre il silenzio, e continuare a parlare al popolo, Pilato faceva suonare una tromba. Allora sulla piazza si udivano solo le sue parole, accompagnate dall’orribile sibilo della frusta e dai gemiti del Signore, come anche dalle imprecazioni degli ebbri carnefici.

Particolare commozione suscitavano i belati lamentosi degli agnelli pasquali mentre venivano lavati nella Piscina delle Pecore; il loro innocente belato si confondeva con i lamenti di Gesù.

La maggior parte del popolo manteneva una certa di stanza dal luogo della flagellazione, solo alcuni andavano e venivano dai paraggi della colonna per insultare il Signore. Altri si erano commossi; vidi su questi aleggiare un raggio di luce.

Giovani infami preparavano verghe fresche presso il corpo di guardia, altri cercavano rami spinosi per intrecciare la corona di spine.

I servi dei sacerdoti avevano regalato denaro ai flagellatori e avevano dato loro delle brocche colme di un liquore rosso, del quale bevvero fino a ubriacarsi.

Dopo un quarto d’ora i carnefici che avevano flagellato Gesù furono Sostituiti da altri due. Questi ultimi si avventarono contro Gesù con cieco furore, usando anche bastoni nodosi con spine e punte. I colpi dei loro flagelli la ceravano la carne del Signore fino a farne sprizzare il sangue sulle braccia dei carnefici. Presto quel santo corpo fu ricoperto di macchie nere e rosse, il sangue colava a terra ed egli si muoveva in un tremito convulso, tra ingiurie e dileggi.

Intanto si trovavano a passare per il foro diversi stranieri sui cammelli; li vidi guardare con angoscia e commozione quella scena orribile. Tra i viaggiatori c’erano alcuni battezzati da Giovanni e altri che avevano udito il sermone della montagna.

La notte era stata insolitamente fredda e il cielo era rimasto coperto; con grande meraviglia della gente, durante la mattinata era caduta la grandine.

La terza coppia di carnefici si avventò con maggior foga delle altre sul corpo martirizzato di Gesù. Per la fustigazione essi si servirono di cinghie munite di uncini di ferro.

Eppure la loro rabbia diabolica non si placò. Gesù venne slegato e poi di nuovo legato, questa volta col dorso contro la colonna. Poiché il Signore non poteva più reggersi, gli passarono delle corde sul petto e lo legarono con le mani dietro la colonna. Ripresero così a fustigarlo. Gesù aveva il corpo ridotto a un’unica piaga e guardava i suoi carnefici con gli occhi pieni di sangue, come se implorasse la grazia. Ma, in risposta ai suoi flebili gemiti, la loro furia aumentò e uno dei carnefici lo colpì al viso con un’asta più flessibile.

L’orribile flagellazione durava già da tre quarti d’ora, quando uno straniero d’infima classe, parente di un cieco sanato da Gesù, si precipitò dietro la colonna con un coltello a forma di falce e gridò con voce indignata:

«Fermatevi! Non colpite quest’innocente fino a farlo morire! ».

Approfittando dello stupore dei carnefici ebbri, lo straniero recise le corde annodate dietro la colonna e subito disparve tra la folla. Gesù cadde al suolo in mezzo al suo sangue; gli aguzzini lo lasciarono e se ne andarono a bere. Il Signore, sanguinante e coperto di piaghe, si trovava di steso ai piedi della colonna, quando vidi due prostitute dall’aria sfrontata avvicinarsi a lui. Queste donne di malaffare si tenevano per mano, lo guardarono e ne ebbero un moto di disgusto. Gesù levò verso di loro il suo capo sofferente e il dolore si fece più straziante. Esse si affrettarono ad allontanarsi, accompagnate dalle parole indecenti del le guardie e degli aguzzini.

Durante l’orribile flagellazione avevo udito la preghiera con la quale Gesù si offriva al Padre per espiare i peccati del mondo. Avevo visto degli angeli piangenti vicino a lui. Mentre il Signore giaceva immerso nel suo sangue, un cherubino ai piedi della colonna gli mise sulla lingua un boccone lucente.

Al loro ritorno i flagellatori lo presero a calci per farlo rialzare. Gesù, strisciando, fece per riprendersi la fascia che gli aveva cinto i fianchi, ma i carnefici gliela spingevano sempre più lontana, costringendolo a contorcersi al suolo nel suo sangue e a strisciare come un verme; tutto questo avveniva tra i fischi, i motti e gli insulti della gente. Infine lo rimisero in piedi, gli gettarono la veste sulle spalle e lo sospinsero frettolosamente verso il corpo di guardia. Con la veste egli si asciugava il sangue che gli fuoriusciva copioso dal volto.

Invece di condurlo attraverso i porticati, i carnefici lo fecero passare davanti ai sommi sacerdoti, i quali, appena lo videro, gridarono:

«A morte!», e distoglievano il capo con disgusto.

Gesù fu fatto passare per la corte interna del corpo di guardia; in quel momento non c’erano soldati ma solo schiavi e miserabili della peggiore specie.

Quando la crudele flagellazione ebbe fine erano circa le nove del mattino.

Poiché il popolo era in grande agitazione, Pilato fece interveniré la guarnigione della fortezza Antonia. I soldati, schierati intorno al corpo di guardia, si prendevano beffa di Gesù e ridevano divertiti senza uscire dai ranghi.

 

Maria santissima durante la flagellazione di Gesù

Durante il supplizio di Gesù la Vergine Maria rimase rapita in un’estasi dolorosa. Ella soffrì nello spirito le stesse pene provate dal suo divin Figlio: dalle sue labbra prorompevano dei gemiti sommessi e i suoi occhi erano arrossati dal molto pianto.

La Madonna giaceva svenuta tra le braccia della sorella maggiore, Maria Heli, che era già in età avanzata e aveva molta somiglianza con sua madre Anna. Maria di Cleofa, figlia di Maria Heli, stava appoggiata al braccio di sua madre. Le altre sante compagne di Maria santissima e di Gesù erano tutte presenti, velate e tremanti per il dolore e l’angoscia.

Le discepole si stringevano intorno alla santa Vergine, piangendo e fremendo come se stessero aspettando la pro pria condanna a morte. Maria santissima portava una lunga veste color cielo, sormontata da un lungo mantello di lana bianca e da un velo giallo pallido. Maria Maddalena appariva annientata dal dolore, con i capelli in disordine e gli occhi gonfi dal pianto.

Nello stesso momento in cui Gesù era caduto ai piedi della colonna, Claudia Procla aveva inviato alla Vergine un pacco di grandi teli di lino. Non so se la consorte di Pilato credesse nella liberazione del Signore o avesse avuto il presentimento della sua crocifissione; in qualsiasi caso quei teli sarebbero stati utili per fasciare il suo corpo piagato.

Quando riprese i sensi, Maria vide suo Figlio, con il corpo piagato e insanguinato, trascinato via dai carnefici. Gesù si asciugò il sangue dagli occhi con un lembo della veste per guardare la sua amatissima Madre. Ella tese le braccia verso di lui e seguì con strazio profondo le orme di sangue che lasciavano i suoi passi.

Allontanatasi la folla, la santa Vergine e Maria Maddalena si avvicinarono alla colonna e, protette dalle pie donne, asciugarono dal suolo il sangue del Signore con alcuni teli. Vidi alcuni discepoli di Gesù nel tempio: sui loro volti erano ritratte la tristezza e l’angoscia.

L’aspetto della Vergine Maria e di Maria Maddalena durante la passione del Signore

Vedo le guance della Madonna pallide e smunte, il naso di forma sottile e gli occhi arrossati dal gran piangere.

Indescrivibile è il suo aspetto sconvolto, eppure nulla vi è di scomposto o in disordine nel suo abbigliamento. L’ho vista errare in mezzo alla folla di Gerusalemme e poi nel la valle di Giosafat.

Dalla sua figura traspare la luce della santità, i suoi movimenti sono semplici, calmi e dignitosi; il suo contegno e il modo di guardare sono regali, tutto in lei è semplice, degno, puro e innocente. La sua veste azzurra è inumidita dal la rugiada notturna e dalle abbondanti lacrime, mentre lei appare pulita e bene ordinata. La sua indicibile bellezza, ineffabile e soprannaturale, esprime contemporaneamente casta purezza, semplicità e santità.

Maria Maddalena ha un aspetto diverso: è più alta e robusta, inoltre nella sua persona e negli atteggiamenti vedo qualcosa di più accentuato che in Maria. Le sue vesti sono in disordine e lacere, sporche di fango, i suoi capelli cadono sciolti sotto il velo umido ridotto in cenci. Il pentimento e la disperazione l’hanno sconvolta e sfigurata, non pensa ad altro che al suo Signore e ha l’aria d’una pazza. Molte persone di Magdala, che si trovano a Gerusalemme in occasione della Pasqua, l’insultano a causa della sua passata vita scandalosa e le gettano fango adosso. Ma lei è tanto assorta nel suo dolore che non bada a nulla.

Gesù oltraggiato e coronato di spine

«Andandogli davanti dicevano: “Salve, re dei Giudei!”, e gli davano schiaffi» (Giovanni 19,3).

Il lunedì dopo la quarta domenica di Quaresima, la pia suora cominciò nuovamente ad avere le visioni sulla passione di Gesù; fu afferrata da un accesso di febbre e da una sete ardente, tanto che la sua lingua era interamente inaridita.

L’estatica iniziò la narrazione senza ordine alcuno, con molta fatica e strazianti sofferenze; disse che le era impossibile narrare tutti i maltrattamenti subiti da Gesù durante l’incoronazione di spine. Suor Emmerick aveva chiesto a Dio la grazia di provare la stessa arsura del Salvatore (Clemens Brentano).

Pilato parlò ancora al popolo, che gli rispose elevando un solo grido:

«Condannalo a morte! Dovessimo noi pure morire tutti insieme! ».

E quando Gesù fu condotto all’incoronazione di spine i suoi nemici gridarono:

«A morte! A morte! ».

Questo grido fu ripetuto più volte da nuove masse di Giudei che, sobillati dai farisei, continuavano ad affluire nella piazza vicino al pretorio.

Il procuratore si ritirò per offrire incenso agli dèi e im partire ordini ai suoi soldati. Ci fu una breve pausa, i sacerdoti e i sinedriti, seduti sulle panche davanti alla terrazza del procuratore, si fecero portare dai loro servi qualcosa da mangiare.

Dopo aver asciugato le tracce del santo sangue di Gesù ai piedi della colonna e tutt’intorno, la santa Vergine e le pie donne lasciarono il foro ed entrarono in una casetta a ridosso di un muro; avevano con loro i teli di lino intrisi di sangue.

L’incoronazione di spine fu eseguita nel cortile del corpo di guardia, le cui porte erano aperte; nell’interno si trovavano una cinquantina di aguzzini, servi e furfanti, i qua li presero parte attiva ai martìri di Gesù.

La folla si accalcava da tutti i lati, finché l’edificio fu isolato dai soldati romani.

Gesù fu spogliato nuovamente e rivestito di un vecchio mantello militare color porpora, che gli arrivava fin sopra alle ginocchia. Il mantello si trovava in un angolo della stanza e con esso venivano coperti i criminali dopo la flagellazione.

Il Signore fu fatto sedere al centro del cortile, su un tronco di colonna ricoperto di cocci di vetro e di pietre.

Indicibile fu il tormento di quella incoronazione: intorno al capo di Gesù venne legato un serto intrecciato di tre rami spinosi, alto due palmi, le cui punte erano rivolte verso l’interno. Nel legare posteriormente la corona al santo capo, i carnefici gliela strinsero brutalmente per fare in mo o che le spine grosse un dito si conficcassero nella sua fronte e nella nuca. Poi gli infilarono una canna tra le mani legate, si posero in ginocchio davanti a lui e inscenarono l’incoronazione di un re da burla.

Non contenti gli strapparono di mano quella canna, che doveva figurare come scettro di comando, e iniziarono a percuotergliela sulla corona di spine, tanto che gli occhi del Salvatore furono inondati di sangue; al tempo stesso i malfattori lo schiaffeggiavano e gli rivolgevano volgarità di ogni tipo.

Non saprei ripetere tutti i violenti maltrattamenti che quei perfidi miserabili riuscivano a inventare per far soffrire il nostro povero Gesù. Nostro Signore era orribilmente sfigurato. Inoltre era tormentato dall’arsura e dalla febbre violenta, causata dalle sue numerose ferite. Tremava tutto e le sue carni erano dilaniate fino all’osso, la lingua era ritratta convulsamente e solo il santo sangue che gli colava dalla fronte rinfrescava la sua bocca riarsa.

I tormenti di Gesù, causati dall’infame incoronazione di spine, durarono circa mezz’ora. I numerosi soldati che circondavano il pretorio non avevano fatto altro che ridere e trarne godimento.

«Ecce homo»

«… Uscì Gesù, portando la corona di spine e il manto di porpora. Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”» (Giovanni 19,5)

Con il mantello scarlatto sul dorso, la corona di spine sul capo e lo scettro di canna tra le mani, Gesù venne ricondotto nel palazzo di Pilato. Il Signore era irriconoscibile, il sangue gli riempiva gli occhi e dalla fronte incoronata gli scorreva sul volto congestionato fin nella bocca e in mezzo alla barba.

Il suo corpo era tutto una piaga, tanto che camminava curvo e malfermo. Il povero Gesù giunse sotto la scalinata davanti a Pilato, suscitando perfino in quest’uomo crudele un senso di compassione. Il popolo e i perfidi sacerdoti continuavano a schernirlo.

Il procuratore romano, assalito da un forte fremito di ribrezzo, si rivolse a uno dei suoi ufficiali e disse:

«Se il diavolo dei Giudei è così crudele, non si può abitare nel loro inferno!».

Condotto faticosamente dagli sgherri, il Signore fu portato per la scalinata davanti a Pilato. Il quale, sporgendosi sulla terrazza, fece suonare la solita tromba per imporre il silenzio, poi parlò ai sacerdoti e al popolo:

«Vedete, lo faccio venire ancora una volta davanti a voi perché riconosciate che io lo trovo innocente!».

Allora il Signore fu condotto accanto a Pilato in modo che tutti potessero vederlo così sfigurato.

Allorché egli comparve davanti al popolo, insanguinato, con la corona di spine sul capo e la canna tra le mani, si levò nell’aria un mormorio generale d’orrore.

Frattanto alcuni stranieri, uomini e donne in veste succinta, attraversavano il foro per scendere nella Piscina delle Pecore e aiutare l’abluzione degli agnelli pasquali. I lamenti di quelle bestiole si levavano alti verso il cielo, quasi a testimoniare il prossimo sacrificio dell’Agnello di Dio.

Gesù teneva gli occhi inondati di sangue diretti in basso sulla folla ondeggiante, mentre Pilato, segnandolo a dito, gridava ai Giudei:

«Ecco l’uomo!».

I sacerdoti, i sinedriti e gli altri sobillatori, nel vedere Gesù come implacabile specchio della loro coscienza, furono presi dal furore e urlarono in coro:

«Sia tolto dal mondo! Sia crocifisso!».

Con voce risentita, Pilato gridò:

«Non ne avete abbastanza? Egli è stato trattato in modo che non ha più voglia di farsi eleggere re!».

Ma quei forsennati urlarono nuovamente:

«Sia crocifisso!».

Dopo un altro squillo di tromba, il procuratore romano disse con rabbia:

«Prendetelo e crocifiggetelo voi, perché io non vedo in lui nessuna colpa!».

I principi dei sacerdoti e i sinedriti ribatterono:

«Noi abbiamo una legge secondo la quale deve morire, perché si è dichiarato Figlio di Dio».

Queste ultime parole risvegliarono in Pilato timori superstiziosi. Egli fece portare Gesù in disparte e gli chiese:

«Da dove vieni?».

Ma siccome il Signore non rispondeva, il procuratore gli disse:

«Non mi dici nulla? Non sai che io ho il potere di crocifiggerti o di liberarti?».

Gesù rispose:

«Non avresti alcun potere su di me se non ti fosse con cesso dall’Alto. Perciò chi mi ha consegnato a te ha una colpa più grave».

Claudia Procla, timorosa per l’esitare del marito, gli ave va rinviato il pegno per ricordargli la promessa, ma questa volta Pilato le diede una risposta vaga, facendole sapere che si era affidato alla volontà degli dèi.

I sacerdoti e i farisei, avendo avuto notizia dell’intervento di Claudia in favore di Gesù, fecero circolare la voce di un’alleanza dei Romani con il Galileo ai danni del popolo ebraico.

Vidi Pilato molto turbato per il diffondersi di queste false voci, per le parole di Gesù e i sogni della sua consorte. Perciò egli ripeté ai sacerdoti che non trovava nel Galileo alcuna colpa degna di morte.

Ma poiché questi ultimi chiedevano con sempre maggior insistenza la morte del Signore, volle ottenere da Gesù stesso una risposta che potesse toglierlo da quel penoso stato d’animo.

Pilato rientrò nel pretorio e restò solo con lui. Guardando il Signore così malridotto, egli pensava: «E mai possibile che costui sia il figlio di Dio?». Poi lo scongiurò di dirgli se fosse davvero il promesso re dei Giudei, fin dove si estendesse il suo impero e a che genere di divinità appartenesse; infine promise a Gesù la libertà se gli avesse dato queste risposte.

Il Signore gli rispose con tono grave e severo, di cui posso ricordare solo il senso di quanto disse. Spiegò a Pilato che il suo vero regno era quello dello Spirito di Dio, gli mostrò la verità del mondo e gli ricordò tutti i delitti da lui commessi in segreto, profetandogli la miserabile sorte che lo aspettava, cioè l’esilio, la miseria e la terribile fine. Inoltre gli annunciò che il Figlio dell’uomo avrebbe pronunciato su di lui un equo giudizio.

Irritato e spaventato dalle parole del Salvatore, il procuratore ritornò sulla terrazza e riconfermò la sua decisione di liberare Gesù.

La folla rumoreggiò nel cortile del pretorio, mentre i sinedriti gli gridavano:

«Se lo liberi, non sei amico dell’imperatore, perché chi vuole farsi re è nemico di Cesare!».

Infine lo minacciarono dicendogli che l’avrebbero denunciato all’imperatore e che era necessario farla finita, perché alle dieci dovevano trovarsi al tempio. Il grido: «Crocifiggilo!» risuonava adesso da tutte le parti, perfino dai tetti piatti del foro dov’erano saliti numerosi furibondi.

Quel tumulto aveva in sé qualcosa di orrendo. Pilato, rimasto isolato, fu preso dallo spavento e temette una rivolta. Fatta portare dell’acqua in una brocca, se la fece versare sulle mani da un servo e, rivolto al popolo, disse:

«Del sangue di questo giusto io sono innocente e voi so li ne risponderete».

In quel momento si levò la possente voce del popolo, tra cui si trovava gente di tutta la Palestina:

«Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli!».

 

Gli effetti della spaventosa maledizione. Angeli e demoni

«Il sangue suo cada su noi e sui nostri figli» (Matteo 26,25)

Ogni qual volta contemplo la dolorosa passione di Cri sto, risento quell’orribile e poderoso grido dei Giudei: «Il suo sangue cada su di noi e sui nostri figli!».

Gli effetti della spaventosa maledizione mi appaiono sotto l’aspetto d’immagini terribili.

Vedo la folla urlare sotto il cielo cupo, coperto di nubi color sangue, da cui guizzano verghe di fuoco che penetrano fino all’utero delle madri di questo popolo.

Vedo la moltitudine immersa nelle tenebre e quell’urlo spaventoso uscire dalla sua bocca sotto forma di fuoco. Esso ricade sopra alcuni come una spada ardente e penetrante, e resta invece sospeso sopra i convertiti al Signore.

Questi ultimi non furono pochi, poiché per tutto il tempo della sua passione Gesù e la santa Madre avevano incessantemente pregato per la salvezza dei loro persecutori.

Ho visto innumerevoli demoni agitarsi tra la folla: eccitavano i Giudei animandoli contro Gesù, bisbigliando lo ronell’orecchio ed entrando nella loro bocca; ma dopo li ho visti fuggire, sbigottiti di fronte al puro amore del Signore.

Vedo gli angeli circondare Gesù, Maria e un ristretto numero di santi, i cui volti e atteggiamenti hanno le sembianze delle opere di misericordia che praticano: la consolazione, la preghiera, l’unzione o altro.

Dal sito: http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/emmerick///passione_emmerick/index.php

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